Atlante Archeologico
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
Uno dei più importanti musei etruschi al mondo, assieme a quello di Firenze.
Località attuale
Roma (quartiere Flaminio)
Nome nell’Antichità
N.D.
Notizie
Venne istituito e inaugurato nel 1889 presso la cinquecentesca villa di papa Giulio III lungo la via Flaminia, come sezione del Museo Nazionale Romano destinata alle antichità extraurbane; ospitò ben presto i rinvenimenti di Falerii Veteres e delle civiltà preromane a nord di Roma, configurandosi come museo topografico, inizialmente in conflitto con il museo di Firenze e quello preistorico-etnografico di Roma. Successive e continue, nei decenni seguenti, le aggiunte al nucleo iniziale falisco, provenienti da scavi nel Lazio e nell’Umbria etrusca, ma anche da collezioni private (Barberini e Castellani). Il museo acquistò un’ordinamento spiccatamente topografico, e negli anni venti vennero aggiunti altri due corpi di fabbrica, seguiti da altre tre nuove sale negli anni trenta, dedicate a Veio e Vulci. Nel 1939 venne istituita la Soprintendenza alle antichità dell’Etruria meridionale, e con essa il museo acquistò autonomia completa. In seguito, gli eventi bellici bloccarono la realizzazione di un’ulteriore espansione di un’ala dell’edificio. Negli anni cinquanta si riproposero problemi di spazio e riordinamento: il museo venne riallestito con sezioni dedicate a Veio, Caere, Vulci, Bisenzio, oltre ad un Antiquarium e alle sezioni di Preneste, dell’agro Falisco e dell’Umbria. Dopo altre acquisizioni da Pyrgi negli anni sessanta, vennero istituiti "musei satelliti" minori in centri dell’etruria laziale (Viterbo, Tuscania, Lucus Feroniae) allo scopo di alleggerire le collezioni di Villa Giulia. Negli anni novanta si pensò ad un polo museale etrusco progettando un ulteriore sede nella Villa Poniatowski e nelle annesse concerie Riganti, ancora in fase di recupero, che ospiteranno le sezioni di Preneste e dei centri minori di Lazio antico e Umbria. Recentemente sono state riaperte sezioni prima chiuse per restauri (Pyrgi, Agro Falisco), e allestite tre nuove sezioni riguardanti la storia di Villa Giulia, la storia del museo e l’epigrafia etrusca. Una quarta nuova sezione su Tarquinia è in fase di allestimento, mentre in futuro si prevede di ridare giusto spazio ai reperti di Veio da molto tempo giacenti nei depositi.
Descrizione
Il percorso si sviluppa attualmente su due piani della villa e prevede, in linea di massima, le sezioni topografiche di Vulci, Bisenzio, Caere e Veio al primo piano; le collezioni Barberini, Castellani e quella seicentesca del museo Kircheriano al piano terra, per finire di nuovo al primo piano con le sezioni dedicate a Pyrgi e all’Agro Falisco. Enorme la quantità di pezzi famosissimi e di eccezionale qualità esposti nel museo; ripercorrendo brevemente le fasi di formazione e sviluppo della civiltà etrusca, con i reperti più famosi, si possono citare, per il periodo villanoviano, i cinerari bronzei a capanna con protomi di ocherelle da Vulci, il corredo in bronzo della tomba AA1 della necropoli dei Quattro Fontanili a Veio, il carrello cerimoniale e il cinerario con figurine danzanti sulla spalla e sul coperchio, da Bisenzio, il famoso bronzetto sardo omaggiante da Vulci. Per il periodo orientalizzante, si citano la splendida kotyle aurea con anse decorate con figure di sfingi rifinite a granulazione, insieme a tutti i preziosissimi corredi in oro, argento, avorio e bronzo del complesso tombale di Preneste, le oinochoai tardo-geometriche vulcenti e tarquiniesi, le prime produzioni di bucchero ceretane (bellissima l’olpe ovoide con decorazioni a rilievo e incisione dalla necropoli ceretana di San Paolo), e i primi vasi etrusco-corinzi (ad esempio i prodotti del pittore della Sfinge Barbuta). Materiali splendidi dai corredi tombali testimoniano l’opulenza del periodo arcaico: spicca il famosissimo sarcofago fittile detto "degli Sposi" da Caere, il candelabro bronzeo con danzatore sul fusto, i corredi oplitici bronzei e le oreficerie finissime, le hydriai a figure nere ceretane e del pittore di Micali; è di questo periodo anche il celebre statua acroteriale fittile dell’Apollo del tempio di Portonaccio di Veio, insieme a quella di Latona e Apollo (dallo stesso tempio) e alle terrecotte acroteriali dei templi dei Sassi Caduti di Falerii e di Mater Matuta di Satrico. Ceramiche attiche a figure rosse ci introducono al V secolo a.C., di questo periodo e di stile severo sono gli altorilievi fittili del tempio A di Pyrgi, così come dalla stessa area sacra provengono le celeberrime e importantissime lamine auree con iscrizioni etrusche e fenicie; bellissimi i capolavori della coroplastica veiente (Testa Malavolta) e falisca (testa raffigurante Zeus di tipo fidiaco), oramai di stile classico e della fine del secolo. Anche la produzione ceramica falisca conosce, alla fine del secolo, un grande sviluppo con il pittore del Diespater e i suoi vasi attici a figure rosse, di pari passo alla bronzistica dell’etruria settentrionale, capace di opere di grande qualità. Capolavoro dell’età classica matura è l’altorilievo fittile di testa di dea dal santuario di Pyrgi, mentre per la ceramica falisca spicca il cratere a volute a figure rosse del pittore dell’Aurora. Ancora da Falerii reperti famosi quali l’altorilievo del santuario dello Scasato (Apollo), che risente di influssi prassitelici, e dal santuario di Celle (figura dea acefala con ricco drappeggio), pongono la coroplastica falisca ad altissimi livelli fino alla distruzione della città da parte dei romani nella metà del III secolo a.C. Sempre di questo periodo la cista prenestina detta "Barberini", è il rilevante esempio del livello della bronzistica etrusca, insieme ai preziosi specchi con scene mitologiche dei corredi funerari. Il brevissimo excursus sulle opere più significative contenute nel museo può terminare con il periodo di declino della civiltà etrusca, e il suo graduale assoggettamento alla quella romana, caratterizzato dai sarcofagi in nenfro con figure umane recumbenti, spesso decorati con scene di cortei di magistrati accompagnati da demoni, e dalla produzione di ceramica rossa "corallina" sigillata aretina, che può ormai dirsi romana a tutti gli effetti.
Approfondimenti
- A. M. Moretti Sgubini (a cura di), Veio, Cerveteri, Vulci: citta d’Etruria a confronto. Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Villa Poniatowski, 1 ottobre-30 dicembre 2001, Roma 2001.
- A.M. Moretti Sgubini (a cura di), La collezione Augusto Castellani, Roma 2000.
- D. Neri, Le coppe fenicie della tomba Bernardini nel Museo di Villa Giulia, La Spezia 2000
- A.M. Moretti Sgubini (a cura di), Il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, guida breve, Roma 1999
- AA.VV., Le antichita dei Falisci al museo di Villa Giulia, Roma 1998
- M. Torelli, Etruria, Guide Archeologiche Laterza, Bari 1993
- L. Maneschi - E. Eutizi, Tarquinia. Gli Etruschi: la loro storia attraverso i reperti archeologici di Tarquinia e del Museo Nazionale Etrusco, Tarquinia 1990
- V. Bianchi, Letture etrusche: saggi di traduzione del Liber Linteus di Zagabria, della Tegola di Capua, del Cippo di Perugia, delle lamine di Pyrgi, dell’epitaffio di Loris Pulenas, della lamina di Magliano, Roma 1977
Indirizzo
Piazzale di Villa Giulia, 9
Orari
08.30-19.30 (lun chiuso)
Contatti
06 3226571