Atlante Archeologico
Museo Archeologico Nazionale di Formia
La raccolta di interessanti sculture ed altri materiali archeologici provenienti da uno dei luoghi più amati dall’aristocrazia dell’Urbe.
Località attuale
Formia (ai piedi dei Monti Aurunci, sulla costa tirrenica a EST di Gaeta)
Nome nell’Antichità
N.D.
Notizie
L’Antiquarium di Formia accoglie materiali provenienti dalla città e dal suo territorio. Dei municipi romani dell’Italia centro-meridionale, Formia è forse il meno conosciuto, pur avendo rivestito un ruolo tutt’altro che marginale in alcune delle vicende socio-politiche del volgere dalla repubblica al principato, periodo che abbraccia in esteso l’arco cronologico fra il II secolo a.C. e il primo secolo d.C. La cittadina moderna, esito infausto della speculazione edilizia degli anni sessanta, non rende giustizia a quello che doveva essere uno dei centri più ambiti per le piccole e lunghe vacanze dei notabili dell’Urbe. La sua posizione, prima di tutto: a metà strada fra Roma e Napoli, raggiungibile in una sola notte di navigazione partendo dai porti di Ostia o di Pozzuoli; il teatro naturale dei monti Aurunci, spogli e brulli, quasi un angolo di Grecia, a fronte di una vegetazione esuberante, fatta di viti e di ulivi, ovunque, dentro e fuori il centro abitato; per non parlare della presenza di molti dei più noti personaggi della Roma repubblicana ed imperiale, avvocati, latifondisti, politici: tutto, insomma, faceva di Formia una meta di prestigio. Ben presto le strutture del vecchio municipio di epoca repubblicana, di cui oggi restano pochi frustuli: il basamento un tempio con cornice modanata (I sec.a.C.) e le mura, realizzate in una elegante opera poligonale nel periodo di passaggio fra II e I secolo a.C., vengono sostituite da più rilevanti opere architettoniche realizzate nel tardo I secolo a.C. e nel secolo successivo. La ricchezza dei notabili formiani derivava più che dai commerci orientali dai latifondi africani, che solo allora, trascorso più di un secolo dalla guerra di Mario contro Giugurta (106 a.C.), entravano a pieno diritto nel panorama agricolo romano. Gli esiti architettonici furono la totale ristrutturazione del foro, della basilica ad esso annessa e di tutta l’area centrale dell’abitato, il riassetto delle aree limitrofe subito invase da ville d’ozio, con grandi peristili, giardini lussureggianti e piscine.
Descrizione
Dagli scavi dell’area del foro di Formia venne alla luce nel corso di due campagne (1921-22 e 1970) una ricca serie di sculture onorarie, maschili e femminili, che per anni vennero ospitate nel Museo Nazionale di Napoli. In epoca più recente, dopo la creazione dell’antiquarium di Formia, recentissimamente assurto al rango di Museo Nazionale, e per questo totalmente ristrutturato, le sculture sono tornate nel loro paese di origine. Si tratta di figure maschili, in nudità eroica, coperte solo da un mantello sulla spalla sinistra, come era tipico delle statue dei notabili romano-italici, assidui frequentatori dell’oriente, di statue di togati, per lo più ispirate nella tipologia all’archetipo prestigioso del cosiddetto Augusto di via Labicana, e di statue femminili rappresentate secondo le iconografie diffusissime delle cosiddettte piccola e grande Ercolanese. La cronologia delle opere è discussa, in ogni caso, senza entrare nel dettaglio, si può affermare che l’ambito di riferimento copre approssimativamente l’arco di tempo che va dalla metà del I secolo a.C. alla fine del I secolo d.C. Molto dubitativamente, anche se l’ipotesi attende una conferma documentaria, è possibile affermare che le statue possano appartenere a vari esponenti della famiglia degli Aelii Lamia, ricca gente locale, legata da strettissimi rapporti di amicizia all’imperatore Tiberio. Le sculture, rinvenute in uno degli ambienti della presunta basilica, potrebbe essere null’altro che l’omaggio reso dal municipio ai propri evergeti, che contribuirono a fare di Formia una piccola, ma ricca città, affrancandola dal ruolo marginale di ridente centro di evasione per gli ozi estivi di Cicerone e dei ricchi avvocati romani. Il resto del museo raccoglie una collezione di sculture di genere, provenienti da altri scavi urbani ed extra-urbani relativi alle ville d’ozio della tarda repubblica e del primo impero, frammenti di affreschi, frustuli architettonici di edifici ancora molto dubitativamente identificati. La Nereide su tritone dell’ingresso, proveniente dalla villa formiana di Cicerone, è in realtà un calco, l’originale è ancora a Napoli.
Approfondimenti
- Formia archeologica: guida per il turista e lo studioso in cerca di antiche testimonianze, Centro Studi P. Mattej, 1997.
Indirizzo
Piazza dela Vittoria
Orari
N.D.
Contatti
0771/770382
Competenza