Atlante Archeologico
Comprensorio archeologico di Minturnae
La colonia romana che rimpiazza uno dei più importanti insediamenti degli Aurunci, sterminati nel 314 a.C.
Località attuale
Minturno (a Nord della foce del Garigliano, a Sud Est dell’abitato della moderna Minturno)
Nome nell’Antichità
Minturnae
Notizie
L’espansione romana verso sud che seguì le guerre latine del 338 a.C. ed interessò tutto il resto del IV sec. a.C. non potè che prendere le mosse dalla regione del Lazio meridionale, abitato, in quella fascia tra Tarracina e Minturnae che avrebbe avuto la denominazione di Latium adiectum, dalle etnie dei Volsci, che calando dalle terre tra l’Umbria, l’Etruria e la Sabina si sarebbero sostituiti ai precedenti Osci secondo la tradizione, e degli Aurunci nella parte più a sud. La regione di questi ultimi costituiva proprio il confine tra Lazio e Campania; confine fluttuante e non affatto netto a dire il vero fino a tempi recentissimi (tant’è che entrambe le regioni vennero inserite nella I Regio della sistemazione augustea). Fu proprio l’interesse a rendere sicuro il transito verso la Campania anche e soprattutto per le legioni che di lì a poco avrebbero mosso contro i Sanniti che spinse i romani alle prime iniziative contro i Volsci, la cui sollevazione del 330 a.C. fu repressa nel sangue e terminò con la deduzione della colonia di Tarracina, e poco dopo contro gli Aurunci. Questi ultimi si ribellarono nel 314 a.C., e furono spietatamente sterminati; le loro città più importanti, Minturnae, Vescia ed Ausona, furono distrutte e rimpiazzate da colonie dedotte tra il 313 ed il 296 a.C.: Minturnae, Sinuessa e Suessa Aurunca. La fondazione della via Appia nel 312 a.C., che collegava direttamente Roma a Capua, suggellò definitivamente l’annessione dell’estremo Lazio meridionale allo stato romano, la cui estensione toccava ora le porte di Napoli; e la posizione di Minturnae, porto marittimo su un luogo di transito importantissimo, e cioè il punto in cui la via Appia attraversava il Garigliano col pons Tirrenus e raggiungeva la Campania piena, fu alla base dello sviluppo economico della città, che toccò i vertici nella seconda metà del II sec. a.C. e si manifesta legato appunto ai traffici mercantili.
Descrizione
La Minturnae aurunca fu distrutta dai romani nel 314 a.C., e la colonia romana omonima fu fondata nel 296 a.C., sullo stesso sito dell’oppidum aurunco ma in una zona più a valle, lungo il percorso della via Appia. L’abitato preromano doveva essere grosso modo in corrispondenza dell’abitato moderno, e cioè in una zona più elevata e più facilmente difendibile. Il castrum di cui è ancora visibile la cinta di mura poligonali presso le rive del Garigliano sulla via Appia è la città romana, abbandonata in età medievale dagli abitanti, che dopo le invasioni longobarde e saracene rioccuparono quello che doveva essere il sito della città preromana, ripetendo una prassi nota in una moltitudine di altri casi. La città romana stessa fu in effetti distrutta dai Longobardi alla fine del VI sec. d.C.; e presso le sue rovine si svolse nel 915 d.C. la celebre battaglia del Garigliano, che pose fine alle scorrerie saracene. La colonia aveva nel suo assetto originario un’estensione ridotta, sull’area adiacente al fiume; ma già nel corso del III sec. a.C. ebbe un notevole sviluppo urbano, in direzione Ovest ancora sulla via Appia, dove i nuovi quartieri furono anch’essi cinti di mura. Della città romana restano numerose testimonianze, raccolte anche nel piccolo Antiquarium locale. L’area archeologica ha ingresso nella zona del grande teatro, il monumento più notevole della città, che insiste sulla via Appia e sul Foro repubblicano con i suoi portici. La parte occidentale della stessa area è occupata da un importante tempio tuscanico dedicato a Giove, il Capitolium della colonia del quale restano in pratica solo le fondazioni. Il vicino pozzo rituale, un bidental, è uno dei rari documenti noti di un rito di fulgur conditum, del seppellimento rituale di oggetti colpiti da fulmini, e testimonia che quel destino toccò, e ben due volte, il tempio di Giove. Di importanza eccezionale il santuario extraurbano della dea Marica, la dea aurunca del "mare", sul Garigliano a m 400 dal porto della città antica: noto dalle fonti e scavato nel 1926, affiancato da un secondo tempio dedicato ad Afrodite Pontia, "marina", è uno dei tipici santuari portuensi arcaici che costeggiano tutto il Tirreno. Il santuario ebbe varie fasi, ed una vita fino al 600 d.C.; in età imperiale fu ricostruito e votato a Iside e Serapide. Peraltro il brusco cambio di materiale votivo databile intorno al 300 a.C. conferma le notizie storiografiche sulla conquista romana. La prima fase monumentale risale alla fine del VI sec. a.C., ed il santuario si rivela così praticamente il testimone principe dell’orizzonte culturale aurunco: in ciò se ne comprende l’eccezionale importanza. A ciò si aggiunga, infine, che il santuario era addirittura più antico, in funzione dall’VIII sec. a.C., come risulta dal materiale della stipe votiva.
Approfondimenti
- G. R. Bellini (a cura di), Minturnae. L’area archeologica, Marina di Minturno 1994.
- F. Coarelli. P. Arthur, Minturnae, Roma 1989.
- F. Coarelli, Lazio, Bari 1982, pp. 334 ss.. 368 ss.
- A.C. Brookes, Minturnae: the Via Appia Bridge, in American Journal of Archeology, 78, 1974,pp. 41 ss.
Indirizzo
Via Appia Km 156
Orari
09.00 - un’ora prima del tramonto; sab estivo anche 21.00-24.00
Contatti
0771/680093
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