Baldassare Conticello

Si è spento a Roma il 28 dicembre 2011 Baldassare Conticello, figura rappresentativa dell’archeologia italiana allo scorcio del ‘900.Baldassarre Conticello Nato a Palermo il 20 luglio 1932 e dedicatosi agli studi archeologici sotto la guida di Achille Adriani a Palermo, prima, successivamente di Doro Levi alla Scuola Archeologica Italiana di Atene (1956) e infine di Ranuccio Bianchi Bandinelli alla Scuola Nazionale di Archeologia dell’Università di Roma (1957-1958), si è interessato particolarmente della scultura greca del periodo classico ed ellenistico, alessandrina in particolare, nonché di ritrattistica greca e romana.
Entrato nell’Amministrazione delle Antichità e Belle Arti (oggi Ministero per i Beni e le Attività Culturali) nel 1958, vi ha percorso tutta la carriera direttiva presso la Soprintendenze Archeologica del Lazio, dove è stato responsabile della provincia di Latina, e poi di Roma, dove tra l’altro ha diretto per venti anni il Museo Nazionale Romano, conducendo inoltre saggi e scavi archeologici a Sabratha in Libia (1964-1968) e partecipando alla prima esplorazione dell’antica Himera in Sicilia (1965-1966).
Divenuto nel 1978 Primo Dirigente, è stato prima Soprintendente Vicario della Soprintendenza Archeologica di Roma (1978-1980), poi Soprintendente Archeologo della Puglia (1981), poi ancora direttore dell’Ufficio Esportazione Oggetti di Antichità e d’Arte (1982-1984), fino a diventare nel 1984 Soprintendente Archeologo di Pompei, Istituto che ha diretto fino alla fine del 1994, anche dopo il conseguimento nel 1990 della qualifica di Dirigente Superiore.
Nel 1995 è stato nominato Ispettore Centrale Tecnico presso l’Ufficio Centrale per i Beni Architettonici, Archeologici, Artistici e Storici, incarico ricoperto fino al pensionamento (1999).
Dal 2002 al 2009 ha insegnato Archeologia nel Master in Studi storico-artistici e di tutela e valorizzazione del Patrimonio Culturale e dell’Ambiente presso l’Università di Roma LUMSA, Libera Università Maria SS. Assunta. Precedentemente, dal 1972 al 1988, ha insegnato Archeologia e Storia dell’Arte Greca e Romana nel Campus di Roma della Temple University di Philadelphia (USA), mentre è stato visiting professor presso l’Università di Bochum (D) e presso il Getty Museum di Malibu (USA) e conferenziere in numerosissime Università americane ed europee.  
Insignito della Croce al Merito della Repubblica Federale di Germania (1993) e Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana (1994), è stato membro tra l’altro dell’Associazione Internazionale di Archeologia Classica, socio corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico di Berlino, Vice-Presidente dell’International Catacombs Society di Boston (USA) e Vice-Presidente per l’Europa Meridionale del Réseau Européen de Coopération Scientifique et Technique appliquée au Patrimoine Culturel (PACT).
Autore di numerosi scavi e restauri nel territorio laziale, dove peraltro curò l’allestimento dei Musei Archeologici di Terracina, Minturno, Formia, Sezze, Sperlonga e di alcune sale del Museo delle Terme a Roma, la sua attività rifulse soprattutto nella interpretazione e ricomposizione del gruppo scultoreo di Ulisse e Polifemo, oggetto di una delle sue più apprezzate pubblicazioni.
Fu tuttavia nei dieci anni trascorsi a Pompei come Soprintendente che ebbe modo di far rifulgere le sue grandissime doti umane e professionali, usando come strumenti cultura incisiva e ferma volontà, che lo portarono ad essere un precursore dei tempi, sul fondamento del ricorso all’interdisciplinarietà e alla managerialità e grazie all’utilizzo di una serie di relazioni internazionali che seppe allacciare sia istituzionalmente sia anche personalmente.
Così, in una Soprintendenza non ancora divenuta autonoma o speciale, seppe dar corso a un processo di rinnovamento di larghissimo spessore, dando vita intanto ad una serie di iniziative editoriali profondamente sentite, da vero promotore della scienza e organizzatore di studi, quale la serie degli Studi monografici, dei Cataloghi dei materiali, delle Mostre, nonché la rinascita della Rivista di Studi Pompeiani, l’utilizzo del cui nome riuscì ad ottenere da Emilio Magaldi dopo una serrata opera di convincimento. Tanto, unito poi all’organizzazione di alcuni convegni scientifici internazionali, tra cui quello nel 250° anniversario dell’inizio degli scavi di Ercolano, in cooperazione con il Centro Europeo per i Beni Culturali, e poi quello su Archeologia e Sismologia, in collaborazione con l’Istituto Archeologico Germanico e l’Osservatorio Vesuviano , riuscì a porre le problematiche scientifiche vesuviane al centro dell’interesse più generale. Dotò inoltre la Soprintendenza, con l’ausilio del CNR, di un Laboratorio di Scienze Applicate all’Archeologia, con strumentazioni avanzate e tali da offrire all’archeologo contributi rilevantissimi alla conoscenza dei materiali provenienti dagli scavi.
A tal proposito va citato il modo del tutto nuovo con il quale approcciò l’investigazione archeologica, concependo, nell’insula pompeiana dei Casti Amanti, lo scavo come un laboratorio di ricerca in cui l’archeologo diveniva il coordinatore e il terminale delle indagini parallele che venivano condotte nel proprio settore da parte di scienziati di formazione culturale diversa, quali biologi, chimici, geologi, vulcanologi, fisici, paleobotanici, studiosi di anatomia comparata, ecc., che lo affiancavano nel suo lavoro di interpretazione delle evidenze venute in luce . D’altra parte, come vera e propria impresa archeologica va ricordato il rientro, dopo oltre 220 anni, nella ercolanense Villa dei Papiri con nuove campagne di ricerca destinate a portare frutti cospicui.
Ancora nel campo della tutela va ricordato il grosso impegno di restauro avutosi a Pompei con i fondi FIO/BEI condotto nelle regiones I e II e sul grosso complesso extraurbano delle Terme Suburbane, secondo una metodologia di intervento complessivo su interi isolati, ponendo appunto l’isolato e non la casa a unità di misura operativa, in cui l’opera di completamento dello scavo venne abbinata alla contestuale opera di conservazione e restauro totale, onde consentirne l’immediata restituzione alla pubblica fruizione. Alla rete di sottoservizi e infrastrutture (nuova biglietteria, anello antincendio, progetto e prime operazioni di illuminazione e telesorveglianza, creazione di uno spazio espositivo nella restaurata Casina dell’Aquila , risistemazione dei marciapiedi, ecc…), realizzati a Pompei in tale occasione, va abbinata la messa in sicurezza a Stabia del costone friabile su cui fondano le celeberrime ville romane. A ponderosa sintesi di tale filosofia d’intervento globale e delle specifiche soluzioni di restauro adottate, ancora di attuale riferimento, parla il volume Restaurare Pompei, premio Galileo dell’Accademia dei Lincei per il 1991 .
Parallelamente, utilizzando un prodotto di sintesi del tutto nuovo, il gliphosate, capace di inibire la fotosintesi clorofilliana nelle piante, ma assolutamente innocuo per le specie animali, affrontò il problema del diserbo, che in una zona altamente fertile quale quella vesuviana impegnava notevolmente le risorse economiche disponibili e lasciava comunque intere aree della città per lungo tempo inaccessibili, in quanto sommerse dalla vegetazione infestante. Passo successivo fu il reimpianto di settanta giardini antichi con le essenze effettivamente presenti al momento dell’eruzione, grazie alle conoscenze che la paleobotanica con lo studio dei pollini e dei calchi delle radici permetteva di conseguire per giungere, finalmente, a un nuovo percorso tematico di visita degli scavi in un itinerario attraverso orti e giardini pompeiani.
Con il Progetto Neapolis, infine, creò un Centro Elaborazione Dati e assicurò la schedatura informatizzata dell’intero patrimonio decorativo, pittorico e musivo di Pompei e la città antica venne dotata di aerofotogrammetria con restituzione digitalizzata ad essa interrelata, interfacciata inoltre con la digitalizzazione dei diari di scavo e di altra documentazione di archivio.
Nell’ambito dello stesso progetto concepì l’edificazione ex novo e la realizzazione a Boscoreale del Museo dell’Uomo e dell’Ambiente nel territorio vesuviano, in cui l’opera dell’uomo di età romana veniva messa in stretta connessione con l’utilizzo delle risorse del territorio.
Ancora proseguendo nell’opera di valorizzazione e di offerta fruitiva dello sterminato patrimonio archeologico vesuviano si impegnò nella realizzazione di una gran numero di mostre, tra cui vanno almeno citate Rediscovering Pompeii, che favorì in varie città d’Europa, d’America e in Australia la conoscenza delle città vesuviane; Il tesoro di Boscoreale, che riportò a Pompei, nella sede espositiva della Casina dell’Aquila, il tesoro di argenterie della Pisanella finito al Louvre dopo rocambolesche vicissitudini agli inizi del ‘900, comprese le due coppe con rilievo storico che la famiglia Rotschild aveva trattenuto per sé; ItalienischeReise, che permise nell’estate 1989 un primo formale incontro collaborativo tra le due Germanie, prima della ormai matura e imminente caduta del Muro, e Gli ori di Oplontis, che impose all’attenzione del pubblico la località vesuviana, fino ad allora praticamente misconosciuta.
In tale ambito non va dimenticato l’accordo con le forze sindacali, pur in una dialettica rimasta sempre serrata, che permise l’apertura al pubblico delle aree vesuviane tutti i giorni della settimana, anche di lunedì, e l’effettuazione delle Panatenee Pompeiane, un festival musicale estivo che vide direttori, solisti o corpi di ballo di grandissimo calibro.
Oggetto durante gli anni di molte accuse non giustificate, ne è sempre uscito indenne.
Nell’ultimo periodo della sua vita si dedicò alla narrativa autobiografica, raccogliendo in due volumi di notevole successo i ricordi di una vita dedicata al mondo dell’archeologia. Il primo, Scuola d’Archeologo, Roma 2005, un tributo di memoria al suo Maestro Doro Levi; il secondo, Da grande farò l’archeologo. Conticello racconta, Roma 2010, dedicato alla moglie Lucia, Maria De Conte Conticello, consorte e saldo sostegno nei suoi ultimi anni.

Antonio Varone
Direttore dell’area archeologica degli Scavi di Pompei
Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei