Thomas Plasschaert a Napoli / à Naples: Arcadia (Museo Archeologico Nazionale) - Pan è morto (Galleria AICA)

Thomas Plasschaert a Napoli: invito
Regione
Campania
Comune/i interessato/i
Napoli
Istituto
Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei
Partenariati attivati
Andrea Ingenito Contemporary Art
Cooperazioni / Collaborazioni
Institut Français Naples
Responsabile
Marco De Gemmis
Anno inizio
2013
Anno fine
2013
Date
Dal 4 aprile al 5 maggio 2013
Destinatari
Pubblici indistinti

Musei / Siti / Monumenti interessati

Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Descrizione

“Arcadia” al MANN

Thomas Plasschaert a Napoli - Arcadia: 3

 

 

 

Per l'opera qui accanto, riprodotta nell'invito, l'artista ha proposto questa didascalia:

"Non so perché ma delle persone fanno un banchetto… Sulla tovaglia bianca una donna nuda... l'unica donna... non triste... Qualche posata lucida... In un piatto un'oca bianca… viva. Nel bicchiere il liquido è rosso... Non si sa cosa succederà."

 

 

 

 

 

Incontrai Thomas Plasschaert quasi per caso nel corso d’una sua visita al Museo Archeologico di Napoli nel 2010. Grazie a troppo brevi conversazioni seppi comunque qualcosa della sua ricerca, e in primo luogo che largamente vi contribuiva, la “attraversava”, la mitologia classica, per lui già ricchissimo nutrimento nell’Atelier di Giuseppe Penone, frequentato alla École Nationale Supérieure des Beaux Arts a Parigi. Emerse specialmente il suo forte interesse per il dio Pan e per le figure dei Satiri, presenti numerosi nelle collezioni del Museo anche in opere eccezionali come le statue in bronzo dalla Villa dei Papiri di Ercolano. In seguito, per saperne di più, ne è nato un discontinuo dialogo, da cui però è molto presto scaturito l’invio d’un suo progetto che mi è sembrato fin dal primo momento convincente. E da qui, anche grazie ad alcune apprezzate collaborazioni – in primis quelle di Andrea Ingenito Contemporary Art e dell’Institut français di Napoli –, l’invito della Soprintendenza a proporlo nell’Archeologico di Napoli nell’ambito della rassegna espositiva, avviata ormai molto tempo addietro, finalizzata a far conoscere il lavoro (e in qualche caso a “provocarlo”) di artisti inclini o per un tratto del loro percorso interessati, nei modi più diversi, a un confronto con l’Antico, se non pure con le collezioni del Museo o i luoghi d’interesse archeologico del nostro territorio.

“Arcadia” è una delle due mostre, proposte negli stessi giorni in sedi diverse, del progetto “Thomas Plasschaert a Napoli”. L’idillica regione montuosa del Peloponneso abitata da pastori, da Pan e dagli esseri a lui vicini, e la cui fortuna letteraria e artistica ha ininterrottamente attraversato i secoli, diviene qui al MANN un’installazione di piccole ceramiche smaltate – che trovano posto su un “tappeto” di mattoni in terracotta – e di dipinti a parete, anch’essi di piccole dimensioni. Le scene che l’artista francese vi ambienta, fra loro autonome, sono però fortemente coese dal tema e da una diffusa rappresentazione della violenza. Incontriamo l’agreste, orgiastico dio Pan con corna e piedi caprini, i Satiri ubriachi, anonimi uomini e donne nudi o vestiti, sacrifici umani e animali, il supplizio di Marsia.

L’operare di Plasschaert poggia su un sapere da artista d’un tempo, ma si sviluppa in modi che sono inequivocabilmente aggiornati. Egli si chiede: “Come fare scultura contemporanea restando attaccati al passato? Come riattivare forme d’arte percepite come obsolete?”. Si muove, insomma, con piena consapevolezza alla ricerca d’un luogo creativo che stia sul confine fra l’uso di mezzi tradizionali e un impianto artistico di valore pienamente attuale, un luogo in cui tale dialettica viva armonicamente, non crei stridori. A parte il ricorso al “non finito” nella rapida esecuzione delle figure, questo vale per la progettazione complessiva del lavoro, in cui il dipingere e il modellare, attività da lui “rispettate” ed esercitate con maestria, si mettono però al servizio d’una visione e d’un discorso più complessi, nei quali sono presenti, con modalità decisamente “calde” e fortemente tese a suscitare emozione, più riflessioni: sia sul linguaggio dell’arte, e in particolare sulla relazione fra pittura e scultura, sia, in altro ambito, sul conflitto sempre attuale tra norma e irregolarità. Pan, mezzo uomo e mezzo caprone, minaccia l’ordine, è pericoloso per la comunità, “provoca” violenza. Impersona e sintetizza il rapporto ambivalente che una società ha con l’altro, il diverso, lo straniero, che può divenire uno strumento di coesione del gruppo, spinto dalle proprie fobie e dall’odio a individuarlo come un pericolo e quindi a farne una vittima.

Plasschaert racconta di aver vissuto la creazione del suo lavoro come estensione d’un rituale sacrificale, proposto all’osservatore auspicando che anch’egli, come lui, ne venga in quella stessa direzione vivamente coinvolto.

Il retroterra di pensiero del suo discorso artistico bene emerge dalla densa conversazione tra l’artista e Françoise Vergier.

 

Marco De Gemmis


Altre opere in mostra:

 

Thomas Plasschaert a Napoli - Arcadia: 2

 

Thomas Plasschaert a Napoli - Arcadia: 4

 

Thomas Plasschaert a Napoli - Arcadia: carre de terre

 

Thomas Plasschaert a Napoli - Arcadia: 1