Rosso Immaginario. Il Racconto dei vasi di Caudium

Montesarchio (BN). Mostra "Rosso immaginario": cratere a calice attico databile al 460-450 a.C. del Gruppo del Pittore dei Niobidi  raffigurante alcune divinita' del Pantheon olimpico: Latona, Apollo, Artemide, Hermes ed Ecate
Genere
Tematico
Data inizio
08/09/2013
Data fine
12/01/2014
Luogo
Montesarchio (BN)
Sede
Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino

Curatori

Adele Campanelli, Luigina Tomay

Progetto scientifico

Inaugurata il giorno 8 settembre, la mostra “Rosso Immaginario. Il Racconto dei vasi di Caudium” presenta, dai primi riscontri, dati decisamente positivi.

La presenza delle scuole è costante e si registrano molti visitatori, soprattutto durante i fine settimana, provenienti anche da fuori Regione.

Nel primo mese (dall'8 settembre al 10 ottobre) si sono avuti circa 2000 visitatori, una cifra che, contestualizzata nella realtà di Montesarchio, è da considerarsi alla stregua di un vero record! Anche sulla stampa la mostra ha avuto un buon riscontro, con la pubblicazione della notizia su giornali locali e regionali e su riviste specialistiche (la notizia è già stata pubblicata sul sito web di Archeo, in formato cartaceo lo sarà nei numeri di dicembre di Archeologia Viva e di Archeo).

In questi giorni si sta portando a termine l'allestimento del sito web (già disponibile all'indirizzo www.rossoimmaginario.it) che contiene nello spazio "info" tutte le informazioni per raggiungere il Castello, con l'indicazione anche del servizio navette messo a disposizione dal Comune nei giorni di sabato e domenica.

Tra i "documenti da scaricare", in basso alla pagina, è disponibile una scheda descrittiva dell'allestimento della mostra, che espone i crateri a figure rosse di fabbrica greca ed italiota provenienti dalla necropoli, databili al V-IV secolo a.C.. Nella fotografia in alto, uno dei vasi più significativi che sono esposti: un cratere a calice attico databile al 460-450 a.C. del Gruppo del Pittore dei Niobidi raffigurante alcune divinità del Pantheon olimpico: Latona, Apollo, Artemide, Hermes ed Ecate.

La mostra è stata preceduta dall’incontro internazionale di studi “La natura nel mondo greco”, promosso dal Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno e organizzato in collaborazione con il Centre Jean Bérard di Napoli, la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta. Il convegno è stato parte del progetto finanziato dalla Regione Campania "Dalla polis alla cosmopolis: immagini e immaginari della città" e si è articolato in tre giornate, dal 6 all’8 settembre, in cui sono stati affrontati diversi aspetti delle problematiche legate al tema oggetto dell'incontro, con tre sessioni nelle sedi di Salerno (Università), Napoli (Centro J. Bérard) e Montesarchio (Museo). Sono disponibili la locandina e il programma.

La mostra sulle ceramiche a figure rosse dall’antica Caudium si inserisce in un progetto che vede il cofinanziamento al 50% tra la Soprintendenza e l’Ufficio Federale della Cultura della Confederazione Svizzera. Questo ed altri progetti, infatti, sono stati avviati nel quadro dei positivi rapporti di collaborazione iniziati nel 2006 con la sottoscrizione dell’Accordo bilaterale Italia / Confederazione Elvetica per la protezione del patrimonio culturale. In base alla Normativa Federale, in particolare l’art. 14 cpv 1 lett. B LTBC che prevede appunto il finanziamento di progetti destinati al mantenimento del patrimonio culturale in altri Stati contraenti, sono stati individuati progetti riguardanti la messa in sicurezza, la conservazione e la manutenzione dei beni culturali mobili di interesse archeologico provenienti da scavi recenti. Si tratta in tutti i casi di materiali a rischio che presentano notevole interesse archeologico e per i quali gli interventi proposti sono stati ritenuti paradigmatici sia per la metodologia di microscavo applicata sia per le particolarità di conservazione, come nel caso delle necropoli dal territorio di Montesarchio.

Il progetto in questione, che oltre a Montesarchio, col Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino, contempla anche Santa Maria Capua Vetere e dunque il Museo Archeologico dell'Antica Capua, si propone di accrescere le potenzialità di valorizzazione delle strutture museali del territorio di riferimento e dei beni mobili in esse contenuti attraverso una oculata selezione dei materiali conservati nei depositi. La quantità dei reperti archeologici conservati, per un'alta percentuale non inventariati, costituisce, infatti, una delle principali cause di rischio di perdita del patrimonio sia sotto l'aspetto del danno materiale che potrebbe derivare dalla sottrazione e/o distruzione di oggetti non registrati sia sotto quello immateriale della perdita dei contesti di scavo di cui, per diversi motivi, non sia stato avviato lo studio dei reperti.

Il progetto muove, dunque, dalla necessità di razionalizzare le modalità di catalogazione e conservazione dei materiali archeologici presenti nei depositi delle strutture museali e in altri luoghi adibiti a tal fine, selezionando tre grandi categorie di reperti: quelli ininfluenti per la ricostruzione del contesto archeologico, quelli di tipo "corrente" da sottoporre a studi tipologici e/o quantitativi, quelli che invece richiedono studi specifici, interventi di restauro e/o conservazione in depositi di sicurezza.

Entrambe le strutture selezionate si configurano come luoghi ideali di conservazione e strutturazione della memoria collettiva, costituendo il "punto di raccolta" del materiale proveniente dal territorio circostante ricco di testimonianze archeologiche ma sottoposto purtroppo a scavi illegali che, immettendo il materiale archeologico sul mercato clandestino senza alcuna connessione con il contesto di rinvenimento, compromettono la conservazione del patrimonio culturale.

Per quanto riguarda in particolare Montesarchio, che ospita la mostra e da cui ne provengono i reperti, il Museo Archeologico del Sannio Caudino è collocato nel complesso monumentale costituito dalla torre e dal castello di Montesarchio, sorto su uno sperone roccioso delle pendici sud-orientali del monte Taburno, nel punto strategico da cui si domina l'intera valle che collega la pianura campana con l'entroterra appenninico. II complesso, di cui si conserva la sistemazione aragonese sebbene l'impianto originario risalga ad età alto-medievale, è costituito da due corpi di fabbrica separati da un cortile interno e racchiusi in un'unica cinta perimetrale. Trasformata in carcere sotto i Borbone, la struttura accoglie un nuovo corpo di fabbrica di ridotte dimensioni nel cortile settentrionale, destinato fino al 1936 a carcere "sanatorio criminale". Consegnato nel 1994 dal Demanio dello Stato all'allora Soprintendenza per i Beni archeologici di Salerno, Avellino e Benevento, l'intero edificio è stato oggetto di restauro e nel 2007 è stato inaugurato il Museo, allestito per il momento sul primo livello di uno dei due corpi di fabbrica: il percorso espositivo illustra, attraverso materiali e apparati didattici, i risultati delle recenti indagini condotte dalla Soprintendenza nei centri più importanti del territorio: Caudium (Montesarchio), Saticula (Sant'Agata dei Goti), Telesia (San Salvatore Telesino).

Le attività svolte grazie al cofinanziamento italo-svizzero hanno previsto diverse fasi preliminari allo studio e alla classificazione dei reperti. Solo in seguito alla ricognizione e alla sistemazione dei depositi è stato possibile individuare contesti o insiemi di materiali su cui avviare in fase di sperimentazione il vero e proprio progetto di catalogazione e selezione, in stretta collaborazione con l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.

Al Museo di Montesarchio la ricognizione dei depositi ha permesso, in primo luogo, la redazione di elenchi dettagliati dei gruppi di cassette, suddivisi per provenienza, presenti in ciascun vano-deposito e accompagnati da planimetrie con ubicazione grafica dei gruppi di cassette. Si tratta di un insieme di 5117 cassette di materiale, a cui bisogna aggiungere scatole e casse fuori formato e materiali che, per dimensione, non possono essere incassettati (lastre di tufo ed altri elementi litici, strappi di tombe, vasi, tra questi ultimi 84 vasi italioti figurati. Già da questo primo riordino di materiale, è stato possibile organizzare i depositi in maniera più razionale e recuperare spazio interno da poter allestire e destinare a postazioni studio.

È stato, inoltre, individuato un primo contesto da sottopone a catalogazione e documentazione grafica e fotografica: si tratta del materiale proveniente da un grosso scarico di anfore da trasporto del tipo Dressel I, rinvenute nel territorio comunale di Dugenta (BN), selezionato per la estrema ripetitività dei tipi a fronte di una consistente quantità di esemplari. Sono state censite alcune anfore integre o parzialmente lacunose e oltre 300 cassette contenenti frammenti di dimensioni variabili.

Per la catalogazione del materiale archeologico sono stati affidati due incarichi per l'elaborazione di schedature tipo TMA (Tabelle materiali) e RA (Reperto Archeologico), su modello dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. Il primo contesto sottoposto a schedatura è stato quello dello scarico di anfore da trasporto di Dugenta, per verificare, da un lato, le potenzialità informative rispetto al contesto archeologico, dall'altro l'eventuale parziale reimpiego con modalità da definire. Nella prima fase sono state catalogate e successivamente risistemate le anfore con un maggior grado di conservazione, sulle quali sono state effettuate analisi metrologiche e campionatura delle argille, così da recuperare tutti i dati e le informazioni utili preliminari ad una eventuale ricollocazione del materiale.

Montesarchio (BN). Mostra

Contatti

Indirizzo

Via Castello

Telefono

0824 834570

Email
sba-sa.montesarchio@beniculturali.it
Sito web
http://www.rossoimmaginario.it/

Documenti da scaricare