Archeologia subacquea

Archeologia subacquea

Nella Direzione Generale per le Antichità opera un Nucleo tecnico per l'archeologia subacquea, con il compito di coordinare le iniziative di tutela attuate sul territorio dalle Soprintendenze per i beni archeologici, nonché specifiche iniziative centralizzate finalizzate in primo luogo al censimento dei siti archeologici sommersi (Progetto Archeomar).

La tutela dei beni archeologici sommersi è esercitata in conformità degli stessi principi generali previsti per il patrimonio archeologico nel sottosuolo. Tali principi sono ribaditi e ampliati in un fondamentale strumento internazionale recentemente ratificato dall'Italia, la Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo, adottata a Parigi il 2 novembre 2001 dagli Stati membri dell'UNESCO allo scopo di mettere in grado le parti di tutelare al meglio il loro patrimonio sommerso.

La Convenzione UNESCO stabilisce uno standard comune per la protezione di tale patrimonio, prevedendo misure di prevenzione contro la possibilità che venga saccheggiato o distrutto. La Convenzione, entrata in vigore il 2 gennaio 2009, si compone di un Preambolo, 35 articoli e un Allegato.

Nel preambolo della Convenzione viene immediatamente sottolineato come il patrimonio culturale subacqueo sia considerato parte integrante del patrimonio culturale dell'umanità ed elemento meritevole di tutela in virtù della sua importanza quale elemento storico-culturale.

La Convenzione chiarisce innanzitutto (art. 1) che il "patrimonio culturale subacqueo" è costituito da tutte le tracce di esistenza umana che abbiano carattere culturale, storico o archeologico, e che siano o siano state parzialmente o totalmente sommerse da almeno cento anni. La definizione di patrimonio culturale subacqueo include dunque siti, strutture, edifici, resti umani, navi affondate e il loro carico, aerei ed altri veicoli affondati con il loro carico, insieme al loro contesto archeologico e naturale; e infine gli oggetti di carattere preistorico.

I principi generali della Convenzione sono delineati all'art. 2:

1) l'obbligo per le parti di preservare il patrimonio culturale subacqueo nell'interesse dell'umanità e di adottare misure conseguenti;

2) la conservazione in situ del patrimonio culturale subacqueo come opzione prioritaria prima di autorizzare o intraprendere qualsiasi intervento su di esso;

3) il divieto di sfruttamento del patrimonio culturale subacqueo a fini commerciali.

Viene inoltre prevista la vigilanza degli Stai membri sul rispetto dei resti umani sommersi. 

L'Allegato alla Convenzione contiene 36 Regole, costituite da disposizioni pratiche molto dettagliate riguardanti le attività dirette alla tutela del patrimonio culturale subacqueo.

Esse includono:

  • regole relative alla costruzione di un progetto;
  • linee guida riguardanti la competenza e la qualificazione richiesta alle persone che dovranno operare gli interventi sui beni culturali subacquei;
  • metodologie sulla conservazione e la gestione dei siti.

L'8 aprile 2010 la Convenzione (comprensiva dell'Allegato) è entrata in vigore in Italia tramite la Legge 23 ottobre 2009, n. 157, di ratifica ed esecuzione della Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo. La legge, composta da 12 articoli, contiene una serie di provvedimenti volti alla concreta messa in atto dei principi della Convenzione al fine di garantire un efficace meccanismo di protezione e promozione delle ricchezze culturali presenti nei nostri fondali

Il "Regolamento per le attività dirette al patrimonio culturale subacqueo" rappresenta il codice etico ed operativo per l'archeologia subacquea. Le regole in esso contenute riguardano infatti la progettazione dell'intervento archeologico subacqueo, la codifica delle competenze e delle qualifiche richieste ai diversi operatori coinvolti, la gestione dei finanziamenti, così come la documentazione delle diverse fasi operative.

Le 36 regole delineano pertanto un quadro di riferimento per la gestione responsabile del patrimonio culturale sommerso, sia esso ubicato nel mare sia nelle acque interne, e forniscono uno schema operativo direttamente applicabile alle diverse azioni rivolte al patrimonio sommerso. Il regolamento rappresenta oggi il documento di riferimento nel campo dell'archeologia subacquea.

Le Regole contenute nell'allegato devono essere considerate a tutti gli effetti parte integrante del più vasto strumento normativo costituito dalla Convenzione del 2001. Per questo motivo, tutti i Paesi che ratificano la Convenzione aderiscono formalmente a questo regolamento e si impegnano ad armonizzare la propria legislazione nazionale sulla base di queste stesse regole.

L'art. 8 assegna al Ministero per i beni e le attività culturali il ruolo di autorità competente per le operazioni di inventariazione, protezione, conservazione e gestione del patrimonio culturale subacqueo, in ottemperanza dell'art. 22 della Convenzione.

Per quanto riguarda la situazione in Italia, già prima dell'entrata in vigore della legge 157/2009 il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, nell'art. 94, ha recepito le previsioni dettate dalla Convenzione e dal relativo Allegato, in particolare per quanto riguarda i beni archeologici e storici rinvenuti nella zona tra le 12 e le 24 miglia marine (Legge 8 febbraio 2006, n. 61, "Istituzione di zone di protezione ecologica oltre il limite esterno del mare territoriale", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 52 del 3 marzo 2006).

In definitiva, l'entrata in vigore della Convenzione attraverso la legge 157/2009, a fianco del Progetto Archeomar, rappresenta una tappa fondamentale ai sensi della legislazione italiana per quanto riguarda l'attuazione della conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo.

Relitti e loro carichi nel Mediterraneo centraleRelitti e loro carichi nel Mediterraneo centraleRelitti e loro carichi nel Mediterraneo centraleRelitti e loro carichi nel Mediterraneo centraleRiprese con ROV filoguidato