Suio (LT). “Castrum Suji”

Suio_Castrum Suji. Panoramica Area SE con le evidenze di Prima Fase. Vista da N
Tipologia bene scavato
Struttura di fortificazione - Castello
Regione / Stato estero
Lazio
Provincia
Latina
Comune
Castelforte
Localizzazione specifica
Suio Alto
Nome antico del sito
Castrum Suji
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio
Tipologia scavo
Conduzione diretta in applicazione L.163/2006 e procedure analoghe
Tipologia finanziamento
Recupero del castello Baronale di Suio
Anno campagna di scavo
2005, 2006, 2009-2010
Responsabile di cantiere
G. Mengarelli (2005), Simon Luca Trigona (2006); Gianmatteo Matullo (2009-2010)
Responsabile scientifico
Giovanna Rita Bellini
Datazione bene scavato: DA
477 d.C. - 1492
Datazione bene scavato: A
1493 - 1900

Link ad altra scheda/ambito cronologico

http://www.archeologia.beniculturali.it/index.php?it/16/mostre/18/gli-affreschi-del-castello-baronale-di-suio

Descrizione campagne

Tre campagne di scavo hanno evidenziato cinque fasi architettoniche del castrum, congruenti con le fasi storiche della contea.
Alla Prima Fase (metà del X sec., fig.1–tavola 1) è ascrivibile l’impianto originario del castrum, attribuibile a Giovanni III e Docibile II-Ipati di Gaeta, con il muro perimetrale (USM 224), un pozzo (USM 208, fig. 2), dotato di caditoia (USM 210, fig. 2) e l’impianto originario della torre quadrangolare.

Figura 1. Castrum Suji. Panoramica Area SE con le evidenze di Prima Fase. Vista da N

Figura 2. Castrum Suji. Dettaglio dell’Area SE, con l’indicazione della caditoia e del pozzo di Prima Fase
Nella Seconda Fase (XI sec.-tavola 2), durante la quale porzioni del castello vengono donate a Montecassino fino alla piena acquisizione sotto l’abate Desiderio, fu realizzato l’Ambiente 2 (fig. 3), di forma rettangolare, orientato NE-SW, largo 3,20m e preservato per una lungh. di ca. 4,60m.

Figura 3. Castrum Suji. Ambiente 2. Panormica. Vista da N

Tale ambiente presenta due panche sui lati lunghi (fig. 4), di largh. e alt. di 0,35m; in corrispondenza dell’angolo SE lo scavo ha evidenziato un gradino in pietra, in corrispondenza del quale, asportato l’intonaco sulla parete, è stato messo in luce l’originario varco di accesso, tamponato in una fase successiva (fig. 5).

Figura 4. Castrum Suji. Ambiente 2. Vista da E. Dettagli delle panche in muratura che corrono lungo i muri longitudinali.

Figura 5. Castrum Suji. Ambiente 2. Dettaglio dell’accesso tamponato e del gradino ad esso pertinente.

Tale accesso era voltato, come risulta dai conci di tufo grigio inseriti ai lati dell’apertura al momento dell’obliterazione. All’interno dell’ambiente sono stati rinvenuti oltre 1000 frammenti di affresco (figg. 6, 7, 8, 9), deposti con la faccia dipinta verso il basso, in alcuni casi ancora in connessione a porzioni di muratura.

Figura 6. Castrum Suji. Frammento di affresco con torre proveniente dall’Ambiente 2

Figura 7. Castrum Suji. Frammento di affresco con testa coronata, proveniente dall’Ambiente 2

Figura 8. Castrum Suji. Frammento di affresco con cavallo bardato, proveniente dall’Ambiente 2

Figura 9. Castrum Suji. Frammento di affresco con volto, proveniente dall’Ambiente 2

Il soggetto degli affreschi suggerisce che essi decorassero un ambiente sacro, probabilmente la cappella di corte. La loro distruzione è da attribuire ad un terribile terremoto, forse quello del 1117 o del 1120, che funestò una vasta area e danneggiò gravemente il castello, ove nel 1115 l’abate Gerardo aveva dato inizio alla costruzione del grande circuito murario perimetrale turrito. Alla medesima fase è pertinente un lacerto di preparazione pavimentale (USM 206, fig. 10) ed una vasca (USM 230, fig. 11) posta in corrispondenza della caditoia USM 210, rivestita di malta e destinata probabilmente alla captazione delle acque piovane.

Figura 10. Castrum Suji. Dettaglio della preparazione pavimentale, USM 206, posta a ridosso dell’Ambiente 2

Figura 11. Castrum Suji. Vasca USM 230, posizionata a ridosso del muro USM 224, sul versante S
Alla Terza Fase (prima metà XII sec. – tavola 3) è ascrivibile l’opera di ricostruzione a seguito del terremoto, che comportò la sistematica demolizione degli affreschi irreparabilmente danneggiati: l’ambiente 2 fu interrato e poi ricoperto da un nuovo piano pavimentale e, al di sopra del precedente pozzo, sul versante SW dell’Ambiente 3, fu realizzata la caditoia di forma ovoidale (USM 212, fig. 12).

Figura 12. Castrum Suji. Dettaglio della caditoia USM 212, Ambiente 3, Terza Fase
La Quarta Fase (fine XIII-inizi XIV sec.- tavola 4) presenta nuovi interventi strutturali a seguito di un evento sismico, forse quello del 1293 (è del 1297 la disposizione di Roberto D’Angiò di restaurare i castelli di Gaeta e Suio). I lavori comportarono un ulteriore rialzamento dei piani pavimentali (USR 200, fig. 13), l’unione degli ambienti 2 e 3 in una unica grande sala (fig. 14), dotata di pilastri al centro, alla quale si accedeva attraverso un piccolo atrio corredato ai lati di due panche in muratura.

Figura 13. Castrum Suji. Dettaglio della preparazione pavimentale USR 200, Ambiente 3

Figura 14. Castrum Suji. Panoramica Area SE con le evidenze di Quarta Fase. Vista da N

All’esterno di tale sala, tre rampe di scale (fig. 15) conducevano rispettivamente al piano superiore, alla cisterna (realizzata all’interno della torre quadrata) e agli ambienti posizionati sul versante N dell’area.

Figura 15. Castrum Suji. Panoramica Area W con l’indicazione delle gradinate riferibili alla Quarta Fase
Alla Quinta Fase (seconda metà XIVsec. –tavola 5) è ascrivibile il nuovo terremoto del 1349 che comportò la realizzazione di una serie di ‘briglie’ murarie di rafforzamento (USM 7, fig. 16), come quella esposta sul versante centro-meridionale dell’Ambiente 3. Il muro, con andamento rettilineo SE-NW, ‘chiude’ la sala dotata di pilastri riducendone l’estensione.

Figura 16. Castrum Suji. Dettaglio della briglia muraria USM 7 (Quinta Fase). Vista da SW

La ristrutturazione, a cura del Frate Bartolomeo nel 1371, diede con ogni probabilità l’assetto castrale simile a quello descritto nel 1491 nell’Hinventarium Honorati Gajtani, in cui il castello di Suio è “una torre mastia, circumdata con uno revellino, et appresso un altro revellino, dentro lo quale è una corticella con sej membri de casa, et uno furno et cisterna dentro lo fusto de la torre, con un altro furnicello”. Per i secoli seguenti lo scavo conferma il cambio di uso degli spazi interni, impiegati per la produzione agricola, e della cisterna che divenuta ricovero per animali.

Giovanna Rita Bellini

Bibliografia / Cartografia

  • Codex Diplomaticus Cajetanus, a cura di S. Riciniello, 1991, Vol.V pag.101, Vol. III pag.226, Vol. IV pag 16, 112, 248-249
  • R. Di Bello, Suio Sentinella del Garigliano, ed. Emmegi, Suio 2009, pagg. 35-103.
  • A. Di Biasio, Il passo del Garigliano nella storia d’Italia. Il Ponte Luigi Giura, ed.Caramanica, Marina di Minturno, 1994, pag. 72, 73, 115.
  • G.B. Federici, Degli antichi Duchi e Consoli o Ipati della città di Gaeta, Napoli 1791 (coppia n°503) - Gaeta 1980, pagg.326, 332, 415, 536, 585.
  • L. Centra, in Castelli di Ciociaria tra storia e leggenda, Terracina 1996, pag. 232.
  • Inventarium Honorati Gayetani, a. 1491: l’inventario dei beni di Onorato II Gaetani, a cura di C. Ramadori, S. Pollastri, Roma 2006.

Documenti allegati

Tavola I

Tavola II

Tavola III

Tavola IV

Tavola V