Padova (PD). Necropoli romana di Vicolo Pastori

Padova, Vicolo PastoriL’ara circolare (foto Claudio Mella).
Tipologia bene scavato
Area ad uso funerario - necropoli
Regione / Stato estero
Veneto
Provincia
Padova
Comune
Padova
Localizzazione specifica
Vicolo Pastori
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
Tipologia scavo
Conduzione diretta in applicazione L.163/2006 e procedure analoghe
Anno campagna di scavo
2010
Responsabile di cantiere
Stefano Tuzzato - SAP
Responsabile scientifico
Elena Pettenò
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

A Padova, alla fine di via Ognissanti, nell’ambito di lavori per la realizzazione di un’autorimessa, in una superficie di circa 30 x 30 m, è emersa una necropoli di età romana. L’assenza di documentazione d’archivio e gli esiti negativi di un’assistenza archeologica, effettuata nel 2005 in un’area limitrofa, rendevano l’aspettativa di ritrovamenti poco probabile.

Il nucleo sepolcrale portato alla luce contribuisce a chiarire tempi di attivazione, sviluppo cronologico ed estensione territoriale della necropoli gravitante sull’Annia; si desidera pertanto fornire un preliminare inquadramento topografico dell’area cimiteriale scoperta (fig. 1), in rapporto agli altri settori necropolari della Patavium di età romana, focalizzando poi l’attenzione sul contestuale ritrovamento di un’ara funeraria cilindrica (fig. 2), su base quadrangolare, arricchita da un interessante titulus (fig. 3).

Fig. 1- Padova, vicolo Pastori. L’area di rinvenimento della necropoli (carta del Valle ed elaborazione grafica di Cecilia Rossi).

Fig. 2- L’ara circolare (foto Claudio Mella).

Fig. 3- L’urna funeraria con titulus (foto SAP).

Sebbene il materiale sia stato solo sottoposto ad un preliminare trattamento conservativo, si è ritenuto opportuno presentarlo in questa sede per una serie di particolarità che lo rendono un hapax nell’orizzonte dei monumenti funerari patavini.

Le aree cimiteriali di Padova romana si distribuivano attorno all’abitato secondo i punti cardinali, prendendo come assi generatori le strade uscenti dal centro verso il suburbio. Il nucleo in questione, si pone al margine nord-orientale del comparto di necropoli gravitante sull’Annia con direzione altinate, in un’area che, non direttamente affacciata sull’asse stradale, subì dall’età tardo-antica una drastica riconversione ad ortivo, con assetto protrattosi sino agli inizi del Novecento.

Il nucleo di vicolo Pastori consta di 130 tombe, databili tra l’età augustea e gli inizi del II sec. d.C., poco profonde rispetto al piano di calpestio attuale (tra 0,40 e 0,60 m) e spesso decapate per la scarsa crescita di quota delle occupazioni successive. A ciò si riconduce anche la sostanziale perdita dei piani di frequentazione antichi, nonché quella delle infrastrutture funerarie esistenti, fatta eccezione per un limitato drenaggio di anfore, forse legato a un monumento asportato, e per alcune residuali fondazioni di probabili recinti.

Alla prima metà del I sec. d.C. appartiene quasi la metà delle deposizioni. Fatta eccezione per due inumazioni infantili entro cassetta di laterizi e per un’inumazione di individuo adulto in cassa lignea, le sepolture di questo periodo prevedono tutte il rituale incineratorio. Si dividono in cremazioni indirette con ossuari spesso coperti da mezze anfore segate, e in busta con fosse quadrate di grandi dimensioni, talvolta connotate da graticci lignei carbonizzati, residuo dei fercula. Tra i resti dei roghi sono costanti i balsamari vitrei deformati dal fuoco, indizio delle aspersioni rituali di essenze profumate durante la cerimonia. Ove presente, il vasellame da mensa è invece privo di alterazioni e per lo più localizzato ai margini delle fosse, segno di una deposizione a cremazione ultimata. Nelle incinerazioni indirette ad essere impiegati come ossuari sono quasi esclusivamente olle in ceramica grigia, ceramica grezza e vasi a tulipano, appartenenti al panorama produttivo locale. Spesso è ad essi associato un set da banchetto fittile (piatto, coppa e/o bicchiere, olpe) deposto anch’esso al di sotto dell’anfora di copertura o al suo esterno in mancanza di spazio. Ad una analisi preliminare paiono non essere frequenti gli indicatori di sesso, età e attività.

Poco rappresentata è la seconda metà del I secolo d.C. Le tombe continuano ad essere del tipo a cremazione con deposizioni ad incinerazione indiretta in semplici fosse, prive di ossuario, e busta di pianta rettangolare e di dimensioni più contenute rispetto a quelli precedenti. Per quanto concerne i materiali e la composizione dei corredi non sussistono grandi differenze rispetto alle tombe di prima fase.

Tra la fine del I secolo d.C. e i primi decenni del secolo seguente si registra una ripresa delle deposizioni. Le tombe sono del solo tipo ad incinerazione indiretta con resti combusti deposti entro fosse circolari. Spicca tra queste un gruppo compatto, formato da tre sepolture con corredi articolati e composti in prevalenza da manufatti vitrei, addossate a quanto rimane della fondazione di un’eventuale struttura in alzato. A rendere ulteriormente significativo quest’ultimo nucleo è anche il rinvenimento di tre attingitoi in ferro, ad una quota lievemente più alta rispetto al fondo delle fosse, forse in corrispondenza dell’originario piano di calpestio. Si potrebbe ipotizzare un loro legame con le pratiche di libagione e le cerimonie rituali messe in atto in prossimità delle tombe a sepoltura conclusa e in occasione dei successivi momenti di frequentazione dell’area cimiteriale.

Filippo Boscolo, Elena Pettenò, Cecilia Rossi

Bibliografia / Cartografia

  • Boscolo F., Pettenò E. Rossi, C. 2011, Ad itinera publica propter testimonium perennitatis. Un monumento funerario dalla necropoli di vicolo Pastori (Padova), in QdAV XXVII, 2011, pp. 19-25, con bibliografia precedente e di approfondimento