Adria (RO). Ospedale Civile Santa Maria Regina degli Angeli

Tipologia bene scavato
Sito pluristratificato
Regione / Stato estero
Veneto
Provincia
Rovigo
Comune
Adria
Localizzazione specifica
Toponimo tra via Badini e via Retratto
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
Tipologia scavo
Conduzione diretta in applicazione L.163/2006 e procedure analoghe
Anno campagna di scavo
2010. 2011
Responsabile di cantiere
P. Marcassa, P.e T.R.A. s.c.r.l.
Responsabile scientifico
Giovanna Gambacurta
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

Tra il 2010 e il 2011, nell’area dell’Ospedale Santa Maria Regina degli Angeli di Adria, si è operato un intervento archeologico in un sedime di circa 2000 mq, finalizzato a una nuova Palazzina di servizi (fig. 1). I rinvenimenti restituiscono documentazione del settore al margine Ovest della città antica e la necropoli Sud-Ovest.

Fig. 1 – Pianta di Adria con i principali rinvenimenti di epoca romana e individuazione dell’area dell’Ospedale Civile, oggetto di scavo.

Lo scavo ha individuato una sequenza plurifasica di grande complessità, articolata in 6 macrofasi, senza giungere al deposito sterile. Nelle fasi più antiche individuate, (metà II-inizi I sec. a.C.), l’area era sfruttata con piccoli appezzamenti destinati alla coltivazione; in un breve lasso di tempo questa infrastrutturazione fu cambiata a favore di grandi aree/vasche, delimitate da murature in crudo non molto elevate, forse destinate ad impianti di captazione idrica. La zona in entrambe le fasi era marginata sul lato occidentale da un percorso viario su di un’ampia arginatura in sabbia, con andamento Nord-Est / Sud-Ovest, che, verso Nord, curvava repentinamente ad Est. Un secondo tracciato stradale delimitava l’area a Sud, con andamento Est - Nord-Est / Ovest – Sud-Ovest, delineando un quadro topografico che permane nel tempo.

Queste fasi furono obliterate da riporti sulla cui superficie sono state rinvenute circa una ventina di fosse di dimensioni piccole e medie per gli esiti di manifestazioni rituali. Piccoli nuclei votivi sono costituiti dalla associazione di un vaso, per lo più un’olla, con resti carboniosi, ossei e offerte vegetali. Queste manifestazioni votive potrebbero essere riferite alle evidenze in spolio di un grande edificio, che emergeva nella porzione settentrionale dello scavo, ma per lo più al di fuori dal sedime dell’intervento, quindi non chiaramente interpretabile.

In seguito si verifica la definitiva trasformazione  del quartiere, con l’impostazione di una domus affacciata a Sud alla strada e delimitata verso Ovest dalla risalita dell’argine, che mantiene una curvatura verso Nord-Est.

La domus, che si espandeva verso Est al di fuori dell’area di scavo, mostra un ingombro complessivo costante.  Nel primo impianto (fig. 2) il lato meridionale e occidentale sono caratterizzati da vani e spazi scoperti dedicati alle infrastrutture di servizio. In questa fase i vani destinati alla residenza sono allineati ad Est.

Fig. 2 – Adria, area dell’Ospedale civile, scavo 2010-2011. Domus, prima fase.

La trasformazione della fase successiva (figg. 3-4) cambia abbastanza radicalmente la funzione del settore occidentale, con l’impostazione di vani chiusi e di un’ area cortilizia sub-triangolare verso Nord, mentre a Sud appare più definita l’area cortilizia affacciata alla strada, da essa suddivisa da una muratura continua, connotata da piccoli ambienti di uso secondario.

Fig. 3 - Adria, area dell’Ospedale civile, scavo 2010-2011. Domus, seconda fase.

Fig. 4 - Adria, area dell’Ospedale civile, scavo 2010-2011. Domus, terza fase.

Questa ultima ‘macrofase’ (fasi 5 e 6), molto spoliata e abrasa, che si trovava a – cm 50 dalla quota attuale, corrisponde ad una pluralità di momenti di vita, con la ristrutturazione e l’aggiunta di vani.

Gli ambienti residenziali vengono dotati, in momenti successivi, di pavimentazioni musive che si datano  tra l’età giulio-claudia e il III secolo d.C. Il più antico è collocato nel vano 2 ed è connotato da un reticolato romboidale realizzato in bianco su fondo nero. Allo stesso momento cronologico appartiene anche la prima fase della pavimentazione del vano 3, un semplice tessellato monocromo in campo bianco, riquadrato da una cornice con tessere bianche e  nere.

Tra l’età flavia e quella antonina nella domus viene apprestata una pavimentazione musiva nel vano 1, in precedenza privo di pavimentazione di rilievo, e viene ampliato verso Nord il vano 3, con relativa revisione della pavimentazione, in cui viene inserita una nuova porzione con pseudoemblema decorato da coppie di pelte.  Nel vano 1 il mosaico è stato rinvenuto in condizioni fortemente residue, ma è possibile identificare un ornato  di gusto decorativo geometrico-floreale. Un quarto lacerto musivo, con motivo curvilineo, peraltro conservato molto parzialmente, risulta intaccato profondamente per l’impostazione di un vano con intercapedine pavimentale (vano 6), collegato al vano caldaia 7.

Giovanna Gambacurta

Bibliografia / Cartografia

  • S. Bonomi et alii, Adria. Aggiornamento sui rinvenimenti archeologici nell’area dell’Azienda ospedaliera, in Padusa XXXI, 1995, pp. 41-91
  • S. Bonomi, Adrias, Atria,in Luoghi e Tradizioni d’Italia. Veneto II, Roma, 2003, pp. 455-463