Vicenza, Palazzo Chiericati

Vicenza_Palazzo Chiericati, cortile interno. Panoramica dell’area di scavo.
Tipologia bene scavato
Struttura di fortificazione - Cinta fortificativa
Regione / Stato estero
Veneto
Provincia
Vicenza
Comune
Vicenza
Localizzazione specifica
Piazza Matteotti
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
Tipologia scavo
Conduzione diretta in applicazione L.163/2006 e procedure analoghe
Anno campagna di scavo
2010, 2011
Responsabile di cantiere
Michele De Michelis (SAP - Società Archeologica srl - Mantova)
Responsabile scientifico
Mariolina Gamba
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A
477 d.C. - 1492

Descrizione campagne

L’intervento di scavo ha interessato un’area di circa 300 mq, con una profondità massima di 4 m dal piano di calpestio attuale dove precedenti interventi archeologici  hanno restituito un’ampia sequenza stratigrafica dal XII al XIX secolo d.C., in cui si evidenziano in particolar modo le vicende che hanno portato alla costruzione del Palazzo. Di rilievo è una struttura nella parte occidentale dell’area (figg. 1-2), articolata nello spazio, con asse da N a S, con un alzato medio di 1 m (quota min. 29.06 max. 30.42 m. slm), e la cui fondazione si imposta su precedenti strutture romane.

Fig. 1 Palazzo Chiericati, cortile interno. Planimetria dell'area di scavo

Fig.2  Palazzo Chiericati, cortile interno. Panoramica dell’area di scavo.

I livelli più antichi consentono alcune osservazioni preliminari sull’organizzazione di questa porzione nord-orientale, dell’antica Vicetia, tra la metà del I sec. a.C. e la metà del I sec. d.C. nei pressi dell’uscita orientale del decumano massimo. Su un’area digradante da Nord-Ovest verso la sponda di un antico alveo, riconducibile ad un ramo secondario del sistema Astico/Bacchiglione, si installa la strutturazione più antica:  una bonifica di anfore databili attorno tra la seconda metà dl I sec. a.C. e gli inizi del I d. C., disposte orizzontalmente costipate con frammenti di laterizi, ceramica e grumi di malta, tessere musive e cruste marmoree (fig. 3).

Fig. 3  Palazzo Chiericati, cortile interno. Paramento nord del contrafforte centrale, con palizzata lignea e bonifica di anfore romane.

La struttura è sigillata e consolidata in superficie da un livello di blocchetti calcarei al di sopra del quale viene riportato un potente livello limo-argilloso che innalza il piano d’uso di almeno 1 m nei pressi della sponda fluviale che viene rinforzata con uno spesso butto di laterizi.  Si tratterebbe del limite orientale della città romana, qui documentato per la prima volta, costituito di una sorta di aggere, con andamento Nord/Est- Sud/Ovest, già individuato in altri scavi lungo il perimetro urbano meridionale e orientale.  Al di sopra di tale strutturazione, si depositano livelli di abbandono, dall’età tardo-antica fino almeno all’XI sec., caratterizzati dal colore nero e dalla mancanza di piani d’uso, con numerosi frammenti lignei, laterizi e ceramici, in particolare ceramica grezza pettinata databile, ad una prima analisi tra l’XI e il XIII sec.. Su questi “depositi a crescita continua” che caratterizzano i paesaggi urbani periferici medievali si imposta tra il X e l’XI sec. la nuova cinta muraria. Ad essa appartiene l’imponente struttura riportata alla luce con un corpo principale rettilineo con andamento NS da cui si sviluppano verso E, ad intervalli quasi regolari (3.20 – 3.50 m), tre massicci contrafforti (larghi 2.20 m con un aggetto massimo di 2.50 m). Tecnicamente la struttura è realizzata contro terra, su di una fitta palificata lignea, con pali a testa piatta su cui poggiano mattoni posti in più corsi sovrapposti, alternati, ad un conglomerato molto tenace di frammenti di laterizi e conci lapidei legati da abbondante malta biancastra. Si tratta, viste le dimensioni e la tecnica costruttiva, di una porzione di cinta muraria urbica, inserita nel contesto geomorfologico caratterizzato come visto, da un naturale pendio che si affaccia probabilmente su di un antico alveo secondario del Bacchiglione, noto sin dall’antichità come canale di scarico, in seguito da identificare con la Rozza del Collo, poi interrata e strutturata come un fossato voltato funzionante fino al XVI secolo.  L’ubicazione in un’area idrogeologicamente instabile, giustifica la presenza dei massicci contrafforti presenti almeno in fondazione, forse privi di sviluppo in alzato, che vanno rastremandosi o sparendo del tutto, funzionali in un terreno particolarmente plastico e caratterizzato da potenti fenomeni di piena che modificavano periodicamente la morfologia del territorio. Lo studio dei dati di scavo, tuttora in corso, consente di documentare l’evoluzione urbanistica di un’ampia porzione di città dove controverso risultava il passaggio della cinta muraria medioevale, in quanto naturalmente difesa dai rami fluviali del Bacchiglione (fig. 4).

Fig. 4 Localizzazione di Palazzo Chiericati (in rosso) nel centro urbano di Vicenza (rielab. da Perbellini 1982)

Mariolina Gamba

Bibliografia / Cartografia

  • M. GAMBA, C. MIELE (a cura di), Nuovi dati di archeologia urbana a Vicenza, in “Quaderni di Archeologia del Veneto”, XXVII, 2011, pp.82-90