Sestri Levante (GE). Scavo di infrastrutture per la gestione delle acque

Sestri Levante_Il sito di Via Fascie
Tipologia bene scavato
Infrastruttura idrica - Canale; Area di materiale mobile - Area di frammenti fittili
Regione / Stato estero
Liguria
Provincia
Genova
Comune
Sestri Levante
Localizzazione specifica
Pendici Colle della Madonnetta
Nome antico del sito
Segesta Tigulliorum?
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Tipologia finanziamento
Privato
Anno campagna di scavo
2010, 2011
Responsabile di cantiere
Eleonora Torre (Aran Progetti Srl - Genova)
Responsabile scientifico
Nadia Campana , Giuseppina Spadea
Datazione bene scavato: DA
477 d.C. - 1492
Datazione bene scavato: A
1493 - 1900

Descrizione campagne

Il sito è ubicato nell’area pianeggiante a ridosso del frastagliato margine settentrionale del rilievo del Monte Castellaro, al di sotto dell’altura denominata Colle della Madonnetta e a sud della linea ferroviaria Genova - Roma e della moderna Via Fascie, che in parte ricalca la viabilità storica che conduceva a San Bartolomeo della Ginestra (Fig.1).

Il sito di Via Fascie

Nell’ultimo cinquantennio del XX secolo l’area è stata utilizzata come discarica per rifiuti industriali e parzialmente sbancata allo scopo di interrarvi cisterne per il gasolio.

Nel 2010 il rinvenimento di un poderoso muro durante i lavori preliminari alla costruzione di due edifici abitativi ha indotto la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria ad attivare indagini preventive allo scopo di chiarire le potenzialità archeologiche  del sito.

La ricerca, articolata in più fasi tra il 2010 e il 2011, ha consentito di ricostruire l’assetto del luogo a partire dai primi secoli del Medioevo e di documentare le attività antropiche che hanno modellato nel corso del tempo il paesaggio. All’indagine hanno partecipato un restauratore, con l’ausilio del quale sono state effettuate le operazioni di recupero dei materiali e i campionamenti e, allo scopo di definire l’evoluzione paleombientale del sito, geoarcheologi e palebotanici.

La stratigrafia messa in luce ha evidenziato potenti livelli di limi grigi, testimonianza dell’antica palude che si estendeva nell’odierna piana alluvionale dei torrenti Gromolo e Petronio. Questa venne interessata intorno all’XI – XII secolo dallo scavo di un canale artificiale orientato Nord Ovest - Sud Est, con pendenza del cinque per mille verso Est (Fig.2).

Il canale medievale prima che venisse svuotato dei detriti che lo hanno

L’andamento del canale era rilevabile nell’area del cantiere per una lunghezza di metri 38 e ne è stato indagato un tratto di circa 10 metri.

Il canale di cui non è stata evidenziato alcun rivestimento era delimitato sulle sponde da alberelli di salice e di pioppo (Fig.3) oltre che da pali (di questi ne è stato individuato dallo scavo uno soltanto). Uno di questi alberelli di pioppo identificato come SLFASCIEEPSILON è stato datato e ha fornito la seguente datazione: LTL8269A: 862± 40BP cal 95,4% 1040-1260 AD

Uno degli alberelli che costeggiavano il canale medievale

Il canale doveva avere la doppia funzione di canale irriguo e di sistema drenante per un’area soggetta all’impaludamento. In epoca non precisabile, l’asta del fosso si riempì di depositi sabbiosi e ghiaie medio grossolane che andarono a disporsi anche sulla superficie della piana; in questi depositi sono stati raccolti, in chiara giacitura secondaria, materiali protostorici e ceramiche databili tra il II secolo a.C. ed il I secolo d.C.; per lo stato di conservazione e la distribuzione spaziale si ritiene provenissero dalle pendici della collina posta a sud ovest del sito, il Castellaro.

Un diverso sistema di gestione delle acque è stato messo in opera più tardi, in un periodo presumibilmente posteriore al XVII secolo, quando è stata costruita 16 metri più a Sud, rispetto al canale medievale e con medesimo orientamento, una canalizzazione in muratura, costituita da pietre a spacco (argilloscisti ed arenarie) legate con malta povera e terra (Fig.4).

Canalizzazione di età postmedievale

Mentre lo spessore della spalla meridionale del canale, sul lato verso la collina, è tanto notevole da farne supporre una qualche funzione strutturale di contenimento del versante, la spalletta settentrionale, pur coeva, è assai sottile. Al potente muro, creando un angolo acuto, verrà addossata successivamente una struttura dalle tecniche costruttive simili, che porterà alla defunzionalizzazione del ramo Est-Ovest del canale e finirà per condizionare con il suo orientamento Nord-Sud le divisioni catastali moderne.   

Il catasto napoleonico, ad inizio XIX secolo, connota l’area con il toponimo Fontana, suggerendo per il canale medievale che condizionò la parcellizzazione catastale del sito fino all’ottocento, un possibile confronto con le strutture dei fontanili padani.  

L’intervento ha previsto anche una complessa operazione di recupero di una sezione del canale medievale in prospettiva di una eventuale musealizzazione.