Portomaggiore (FE), Delizia Estense del Verginese

Verginese_Delizia del Verginese
Tipologia bene scavato
Insediamento - Casale
Regione / Stato estero
Emilia-Romagna
Provincia
Ferrara
Comune
Portomaggiore
Localizzazione specifica
Via Verginese, Gambulaga (FE)
Coordinate geografiche
Lat. 11.81620; Long. 44.74088
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna
Tipologia scavo
Conduzione diretta in applicazione L.163/2006 e procedure analoghe
Anno campagna di scavo
2011
Responsabile di cantiere
Per LIMES soc. coop. a r.l.: Cecilia Malaguti, Davide Marino, Massimo Sericola
Responsabile scientifico
Valentino Nizzo (Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna)
Datazione bene scavato: DA
1493 - 1900
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

Lo scavo all'interno della Delizia Estense del Verginese (fig. 1) ha avuto luogo in concomitanza ai lavori di manutenzione nel giardino del complesso, per la posa di un impianto antincendio e l’adeguamento del sistema di scarico delle acque reflue.

Fig. 1 - Delizia del Verginese

La Delizia del Verginese, nata come casale agricolo, fu trasformata in luogo di villeggiatura estiva e ampliata nel corso del Cinquecento, a seguito del passaggio di proprietà tra la famiglia estense e la cortigiana Laura Dianti. Anche dopo la fine del dominio estense il complesso mantenne la funzione di residenza estiva, subendo però nel corso dei secoli rimaneggiamenti e aggiunte architettoniche. A partire dal XIX secolo l’utilizzo del complesso fu riservato prevalentemente a scopi agricoli, con la conseguente costruzione di edifici a carattere rurale.

Attualmente la Delizia si compone di un corpo centrale (la villa) e di una chiesetta nei pressi della strada, collegate da un portico. Alle strutture principali si aggiungono un granaio, un edificio denominato “vinaia” e una torre colombaia nel giardino posteriore alla villa.

Nel corso dello scavo di una trincea parallela al lato N della “vinaia” si è individuata una struttura muraria in laterizi, orientata in direzione E-O. È’ stato dunque realizzato un saggio (4 x 4 m), nel quale sono state riconosciute tre strutture murarie (fig. 2), quasi del tutto rasate, relative ad un unico complesso costruttivo, facenti parte di una casa colonica addossata al lato S della villa, come dimostrano alcune foto risalenti al secolo scorso e una planimetria realizzata durante la perizia di Giovanni Bertoni del 1820.

Fig. 2 - Strutture murarie della casa colonica

Sono stati individuati parte del perimetrale O dell’edificio e due muri divisori interni riferibili a momenti costruttivi diversi, sulla base dell’esame delle tecniche edilizie degli alzati e delle fondazioni. Mentre difatti il perimetrale e un divisorio sono realizzati in laterizi di reimpiego dello stesso modulo legati in malta e provvisti di risega di fondazione, il terzo si è rivelato una struttura in laterizi legati da argilla, molto leggera, priva di fondazione.

Nella stessa area, ma leggermente a E, lo scavo di un’altra trincea ha consentito l'individuazione di una lunga struttura muraria (circa 16 m) realizzata in laterizi di vario modulo, posti di piatto, legati in malta e conglomerato cementizio. La struttura (fig. 3) risulta rasata fino al livello del terreno: di essa si conservano solo pochi filari dell’alzato, poggianti su una fondazione “a sacco” in conglomerato di laterizi frammentati e malta.

Fig. 3 - Muro di spina della casa colonica

Sulla base del confronto della documentazione disponibile la struttura individuata sembra essere parte del muro di spina della casa colonica. Anche se non riscontrato dallo scavo, a questa lunga struttura dovevano collegarsi tre piccoli lacerti murari individuati in sezione nella trincea parallela, interpretabili come muri divisori degli ambienti posti sul lato E della casa.

Nella zona a N-O della villa, alle spalle della chiesetta, un altro settore di scavo ha portato al rinvenimento  di due piccole strutture murarie. Si tratta di due muretti realizzati con frammenti di laterizi, posti di piatto, legati principalmente da argilla con scarsa presenza di calce, di cui si conserva un solo filare ciascuno, poggiante direttamente sullo strato argilloso diffuso in tutta l'area e probabilmente appartenente alla prima fondazione delle strutture. La scarsa entità dei rinvenimenti non consente considerazioni più approfondite, ma interessante è il fatto che le tracce di queste strutture non appaiano in nessuna cartografia storica esaminata. Probabilmente sono da riferire ad annessi leggeri aventi un ruolo nel processo produttivo agricolo del complesso; fonti orali riferiscono che in quest'area si trovassero ricoveri per animali successivamente demoliti.

Nel corso dello scavo sono emersi frammenti ceramici negli strati di riporto che coprivano le strutture rinvenute. I reperti hanno carattere residuale e non mostrano una coerenza di tipo cronologico; le forme ceramiche riconosciute appartengono per la maggior parte a forme aperte. La classe più rappresentata è quella della graffita, che include ceramiche di fine XV, del XVI e anche del XVIII secolo. A fine XV - inizio XVI secolo sono databili dei fondi di piatti e scodelle con incisioni sottolineate da pennellate in giallo e verde. L’altra classe più rappresentata è quella delle ceramiche smaltate, riferibili esclusivamente a forme aperte. L’unica forma riconoscibile è quella di un orlo di una scodella in smaltata color ocra, probabilmente settecentesca. Frammenti ceramici smaltati di epoca moderna/contemporanea testimoniano l'inquinamento post-deposizionale del deposito.

 

Cecilia Malaguti, Davide Marino, Massimo Sericola, Valentino Nizzo

Bibliografia / Cartografia

  • L. D’ANNA, M. MASSARENTI, R. MONTANARI, Una delizia estense del XVI secolo: il Verginese, Artsudio C, Ferrara 1984
  • A.M. VISSER TRAVAGLI (a cura di), Il Verginese: progetto per un’identità ritrovata, Portomaggiore (Ferrara) 2001
  • A.V. SEGRE (a cura di), Il Brolo. Giardino Ritrovato, Patrocinio del Comune di Portomaggiore (Ferrara) 2006