Minerbio (BO), Ca de’ Fabbri

Ca de Fabbri_fig. 2
Tipologia bene scavato
Struttura abitativa - Domus
Regione / Stato estero
Emilia-Romagna
Provincia
Bologna
Comune
Minerbio
Localizzazione specifica
Ca de’ Fabbri - Zona Industriale
Coordinate geografiche
44° 37' 12,64 " N - 11° 27' 14,13 " E
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna
Tipologia scavo
Conduzione diretta in applicazione L.163/2006 e procedure analoghe
Anno campagna di scavo
2011, 2012 (in corso)
Responsabile di cantiere
Remo Bitelli
Responsabile scientifico
Valentino Nizzo
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

All’interno di un’area interessata alla realizzazione di una “vasca di laminazione” gli ispettori onorari di zona Paolo Calligola e Moreno Fiorini hanno segnalato la presenza di materiale laterizio di epoca romana posto al di sotto del livello coltivo attuale (novembre 2010).

L’indagine archeologica che ha seguito la realizzazione dell’opera (giugno 2011 – in corso) ha posto in luce i resti della porzione settentrionale di un edificio di tipo rustico la cui vita pare inquadrarsi, grazie ai materiali rinvenuti, dal I al V sec. d.C. (fig. 1)

Ca de’ Fabbri_fig. 1

Al momento l’indagine ha interessato l’ultima fase di vita durante la quale, per la sola area indagata, sono stati posti in luce tre ambienti (denominati A, B e C) di un edificio porticato e perimetrato da muri in materiale deperibile su fondazioni in muratura quasi interamente spoliate.

Gli ambienti sono affiancati e orientati in direzione NE-SO ca., presentano una lungh. pari a 6.60 m per una largh. di 3 m (ambienti A e B) e 3.75 m (ambiente C).

Gli ambienti conservano ancora i piani pavimentali in terra battuta sui quali si sono documentati lacerti di rifacimenti in piccoli frammenti di laterizi pressati e legati con argilla e limo. Solo l’ambiente A presenta traccia di un focolare mentre nell’ambiente C è visibile un dolio ancora in posto la cui posa in opera parrebbe essere pertinente ad una fase di vita precedente (vedi dopo). I piani pavimentali si posizionano a 12.70 / 12.85 m s.l.m.   

Un quarto ambiente (denominato D) si trova in posizione isolata verso est e con probabilità costituiva un edificio a se stante (magazzino?). L’ambiente misura 7.95 m (in direzione NO-SE) per 4.70 m; in esso non si è conservato il piano pavimentale in quanto asportato  dalle arature di epoca posteriore. Dall’area provengono numerosi mattoncini da opus spicatum  che solo in via ipotetica possono essere posti in relazione  all’ambiente. I resti delle fondazioni murarie, in frammenti di laterizi, affiorano a 12.50 / 12.80 m s.l.m. (fig. 2)

Ca de Fabbri_fig. 2

In generale la posizione dei quattro ambienti suggerisce l’originale pertinenza ad un unico edificio di epoca imperiale (I sec. d.C.?), in parte spoliato e in parte modificato in epoca tardoantica, il cui ingombro è di circa 40 m in direzione NO-SE per almeno 15 m in direzione NE – SO.

Alcuni saggi esplorativi hanno messo in luce il crollo del sistema di copertura in tegole e coppi della probabile fase fondativa del rustico sulla quale si è evidenziata la presenza di almeno un fenomeno alluvionale che potrebbe essere considerato l’evento che ne ha causato il crollo. Sembrano riferirsi a questa fase la decina di tegole recuperate e marchiate con il bollo CVIBIAPRI.

Si segnala la scoperta del doliarium di I fase costituito, allo stato delle conoscenze, da almeno 6 dolia posti in corrispondenza degli ambienti B e C. In due di essi si è constatata la presenza del crollo dell’orlo e della spalla in giacitura primaria coperto a sua volta dal crollo del tetto e dal deposito alluvionale prima citato. Come detto, uno solo dei dolia è stato mantenuto in vita durante la fase successiva in ambiente C, quando il doliarium è stato diviso tramite la costruzione di un muro in due ambienti separati (B e C appunto) (figg. 3-4).

Ca de Fabbri_fig. 3

Ca de Fabbri_fig. 4

Pertinenti all’ultima fase di vita dell’edificio sembrano essere un pozzo ed una fornacetta individuati nel pressi dell’ambiente D e non ancora indagati.

L’elevata presenza di frammenti di laterizi stracotti lascia pensare che nelle vicinanze debba trovarsi anche una fornace di maggiori dimensioni.

Il recupero di alcuni elementi da sospensurae a sezione circolare sono indice invece della possibile presenza di un sistema di riscaldamento dell’edificio di cui non si è rinvenuta traccia durante le indagini in corso.

 

Remo Bitelli, Valentino Nizzo