Savignano sul Panaro (MO). Villa rustica romana

Savignano_Ambienti 1 e 2, da Est, in corso di scavo
Tipologia bene scavato
Insediamento - Villa
Regione / Stato estero
Emilia-Romagna
Provincia
Modena
Comune
Savignano sul Panaro
Localizzazione specifica
Magazzeno
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna
Tipologia scavo
Conduzione diretta in applicazione L.163/2006 e procedure analoghe
Entità finanziamento
Euro 100.000,00
Anno campagna di scavo
2010, 2011
Responsabile di cantiere
Giorgia Dalla Casa, Ugo Capriani
Responsabile scientifico
Luca Mercuri
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

Nel marzo 2010 sono state richieste indagini preventive in un’area destinata alla realizzazione di una rotatoria lungo via Magazzeno, a Savignano Sul Panaro: era infatti noto che alla fine del XIX secolo Arsenio Crespellani aveva intercettato in zona i resti di un edificio romano con ambienti pavimentati a mosaico, realizzandone suggestivi acquerelli. Era opinione comune che l’archeologo avesse rimosso i mosaici scoperti e che si fosse poi persa notizia sulla loro sorte.

Nella porzione settentrionale del cantiere sono però stati portati alla luce quattro ambienti, tre dei quali proprio con pavimentazioni musive: il mosaico dell’Ambiente chiamato 1, il più esteso, corrispondeva nella posizione, nella forma e nello schema decorativo a quello ritratto negli schizzi di Crespellani, il quale, evidentemente, aveva in realtà lasciato in situ e reinterrato i pavimenti che aveva rinvenuto.

L’Ambiente 1, al centro dell’area di scavo, conservava il pavimento soltanto nella metà meridionale. Il mosaico (figg. 1-3), policromo, aveva come base tessere di color grigio-nero e biancastre, alle quali si aggiungevano elementi con toni molto tenui di rosa e giallo. Il disegno rappresentato è geometrico, con un motivo a treccia che divideva il tappeto in campi all’interno dei quali si alternavano e si ripetevano forme circolari ed esagonali, ma anche raffigurazioni del nodo di Salomone ed elementi vegetali. L’emblema centrale era conservato in minima parte e rappresentava una corona di lauro che probabilmente faceva da cornice ad un’altra figura, della quale, però, non resta traccia.

Dell’Ambiente 2 è stata individuata solamente parte di un angolo: la maggior parte del vano si sviluppava al di fuori del cantiere, sotto la strada attuale. Del pavimento musivo restava soltanto una parte della cornice, realizzata con tessere bianche che facevano da sfondo ad un motivo di colore rosso e grigio-nero.

L’Ambiente 3 compariva per un piccolo tratto con tracce di un pavimento in tessere bianche: il resto si estendeva oltre i limiti di scavo, sotto il risparmio che avrebbe costituito l’area centrale della rotatoria. Questo ambiente suscitava particolare interesse perché corrispondeva al secondo dei mosaici disegnati da Crespellani.

L’Ambiente 4 era invece pavimentato in opus signinum, probabilmente perché caratterizzato da una diversa destinazione d’uso.

Le evidenze archeologiche messe in luce sono interpretabili come i resti di una villa rustica, databile intorno al IV sec. d.C., cronologia suggerita soltanto dallo stile del mosaico, poiché la stratigrafia risultava sconvolta dagli scavi ottocenteschi.

Ultimate le indagini archeologiche, si è disposto il distacco dei mosaici degli Ambienti 1 e 2. Dopo la rimozione da parte dei restauratori, sono stati effettuati dei sondaggi di approfondimento per ottenere informazioni sulla datazione del complesso, ma l’indagine non ha restituito materiali datanti.

Ambiente 1 – il mosaico ancora in situ, pulito in previsione del distacco, da Ovest

Ambiente 1 – il pavimento a mosaico visto da Nord, in corso di scavo

Ad Agosto 2011, è stato effettuato un saggio nell’aiuola al centro della rotatoria, intanto realizzata, allo scopo di individuare il resto dell’Ambiente 3. Il pavimento mosaicato del vano è stato effettivamente intercettato ma in cattivo stato di conservazione a causa di interventi moderni. Era realizzato, come gli altri, in tessere lapidee policrome su  una base di bianco e grigio. Con l’aiuto dell’acquerello del Crespellani è stato possibile ipotizzare forma e dimensioni dell’ambiente e ricostruire lo schema decorativo del mosaico: sul tappeto musivo si rincorrevano forme circolari delimitate da un motivo a treccia: nei cerchi più grandi erano raffigurati un kantharos o una coppia di pesci, nei più piccoli un fiore.

Poiché il mosaico emergeva solo in parte, proseguendo oltre i limiti di scavo, la sua eventuale rimozione avrebbe restituito un reperto incompleto: il pavimento, debitamente protetto, è stato dunque reinterrato e lasciato in situ.

Bibliografia / Cartografia

C. Corti,  “SV 64, SV 69. Mulino, Melda di Sotto, Casinazzo, Strada Magazzino”, in Atlante dei Beni Archeologici della Provincia di Modena, 3.1, pp. 190-191