Grotte di Castro (VT). Necropoli etrusca di Vigna la Piazza

Grotte di Castro_Tomba a camera VLP 31. Cippo funerario con base, ricomposto
Tipologia bene scavato
Area ad uso funerario - Necropoli
Regione / Stato estero
Lazio
Provincia
Viterbo
Comune
Grotte di Castro
Localizzazione specifica
Vigna la Piazza
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Tipologia finanziamento
Fondi MiBAC; verbale di somma urgenza
Entità finanziamento
Euro 25.000,00
Anno campagna di scavo
2010
Responsabile di cantiere
Domenico Pronti
Responsabile scientifico
Enrico Pellegrini
Datazione bene scavato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

L’abitato etrusco situato sulla collina di Civita di Grotte di Castro è stato il centro più rilevante nel territorio compreso tra il lago di Bolsena e la media valle del Fiora durante il VII ed il VI sec. a.C. e un importante snodo di influssi culturali come centro di frontiera tra il distretto volsiniese e la vasta area riconducibile al controllo  vulcente.
La vasta necropoli, purtroppo ampiamente saccheggiata a partire dalla metà del 1800, comprende  più nuclei disposti lungo il percorso che dall'abitato conduceva al lago.
La necropoli di Vigna La Piazza (VLP), la più vicina alla città ed anche la più antica, fu utilizzata per oltre due secoli (fine VIII – inizi V sec. a.C.) e mostra un’articolata tipologia sepolcrale. Le sepolture, tutte a inumazione, possono essere  individuali (a fossa semplice  o a fossa con sarcofago litico), oppure familiari in tombe a più camere scavate nella roccia tufacea.
Tra le tombe individuali a semplice fossa rettangolare, la VLP 34 (fig. 1), rinvenuta praticamente integra e databile intorno alla metà del VI sec. a.C., ha restituito, oltre al consueto vasellame ceramico, una “grattugia” di bronzo, utensile usato per preparare gli aromi da mescolare al vino durante i banchetti.

Tomba a fossa semplice VLP 34
Risale al 1989 il rinvenimento della sepoltura di  maschio adulto deposto in sarcofago fornito di coperchio lavorato a quattro falde (fig. 2).

Sarcofago con coperchio della Tomba VLP 2/1989

Tra gli oggetti che connotano il ruolo del defunto si segnala la corta spada di ferro con impugnatura “a stami” recentemente restaurata; la tomba si colloca tra la fine del VII  e gli inizi del VI sec. a.C.
Nel corso dello scavo del 2010 sono state scavate anche due tombe a camera con più ambienti funerari databili, complessivamente, nella seconda metà del VI secolo a.C.
La tomba a camera VLP 30  presenta la caratteristica pianta  ad imitazione delle abitazioni reali con atrio rettangolare sul quale si aprono quattro ambienti funerari e soffitto a doppio spiovente (fig. 3). 

Tomba a camera VLP 30. Sezione Est-Ovest

Insolita appare invece la presenza sulle due pareti lunghe dell'atrio di tre loculi per le deposizioni, due dei quali sovrapposti. Benché la tomba presentasse il soffitto franato e fosse stata già violata dai “tombaroli”, lo scavo ha permesso di recuperare una grande quantità di ceramiche, alcune delle quali di tipologia precedentemente sconosciuta nelle necropoli di Grotte di Castro, come nel caso dei buccheri con decorazione a rilievo.
Rinvenimento del tutto eccezionale è, invece, quello costituito della tomba a camera VLP 31 segnalata da un monumentale cippo di tufo. Già le dimensioni del corridoio di accesso (esterno: oltre m 9 di lunghezza e m 3 di larghezza; interno m 5 x m 2) lasciano intendere una realizzazione di notevole impegno così come la tipologia del cippo (fig. 4),  recuperato in due frammenti ricomponibili e provvisto di supporto modanato, contribuisce a connotare il proprietario della struttura funeraria come un personaggio di alto lignaggio.

Tomba a camera VLP 31. Cippo funerario con base, ricomposto

Anche in questo caso, purtroppo  la tomba era stata violata dai clandestini, ma il franamento del soffitto e il notevole interro ne hanno evitato il completo svuotamento. La tomba ha restituito, infatti, la più ricca serie di vasi greci finora rinvenuta a Grotte di Castro (fig. 5) ed una notevole quantità di grandi vasi per derrate deposti sul pavimento dell’atrio (fig. 6).

Tomba a camera VLP 31. L’atrio durante lo scavo con evidenza i dolia per derrate

Tomba a camera VLP 31. Pelike attica a f.n. rinvenuta nell’atrio
La struttura funeraria (fig. 7) comprende  un atrio rettangolare e due camere funerarie che si aprono sulla parete di fondo, ciascuna delle quali con tre fosse per le inumazioni.

Tomba a camera VLP 31. Veduta assonometrica 3D della struttura funeraria

Anche l'atrio fu utilizzato per le deposizioni funerarie come attestano la presenza di due loculi e le fosse praticate sulle  imponenti banchine che corrono sui tre lati; nella banchina di destra era stato collocato anche un letto funebre, del quale si è conservato un elemento di bronzo.  Complessivamente la tomba, in uso tra la metà circa del VI e gli inizi del V sec. a.C., ospitò almeno dieci sepolture.

Bibliografia / Cartografia

  • E. Pellegrini, Grotte di Castro, in E. Pellegrini et al., Bolsena e la sponda occidentale della Val di Lago: un aggiornamento, MEFRA 123/1, 2011, pp. 18-25.