Cagliari (CA). Indagini archeologiche presso il bastione di Santa Caterina

Cagliari_Bastione di Santa Caterina: in secondo piano il muro in grossi blocchi squadrati rivestito in cocciopesto
Tipologia bene scavato
Sito pluristratificato
Regione / Stato estero
Sardegna
Provincia
Cagliari
Comune
Cagliari
Localizzazione specifica
Bastione di Santa Caterina
Nome antico del sito
Baluarte de la Ciudad, Terraple de la Fontana Bona, Baluarte del Trabuc
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Cagliari e Oristano
Tipologia scavo
Conduzione diretta in applicazione L.163/2006 e procedure analoghe
Anno campagna di scavo
2009-2010
Responsabile di cantiere
Sabrina Cisci
Responsabile scientifico
Donatella Mureddu
Datazione bene scavato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene scavato: A
1493 - 1900

Descrizione campagne

Il bastione di Santa Caterina costituisce la parte più alta del complesso monumentale del bastione di Saint Remy che, tra la fine del XIX secolo e gli inizi del successivo, sostituì la porzione Sud-orientale delle fortificazioni di età medievale e moderna del quartiere di Castello, parzialmente demolite in questa occasione. In particolare l’area interessata dall’indagine fin dal Medioevo era occupata da una cortina muraria e da due torri. Nel XVI secolo venne realizzato un bastione, detto Baluarte de la Ciudad, Terraple de la Fontana Bona, Baluarte del Trabuc e bastione di Santa Caterina. Dal XVI secolo i documenti attestano inoltre l’esistenza di una fontana, definita Fontana Bona e poi di Santa Caterina, per la presenza nel sito dal XVII secolo dell’omonima chiesa con monastero.

L’indagine, che ha interessato un piccolo saggio (m 10,60 x 9,86), ha messo in evidenza un sito pluristratificato. Nella prima fase, collocabile verosimilmente in età repubblicana, l’area era occupata da un muro in grossi blocchi squadrati rivestito in cocciopesto (fig. 1), unico resto di un ipotetico edificio che era forse connesso a un sottostante ambiente ipogeo, il cui piano di calpestio giunge fino a quasi m 8 di profondità e di cui non è stato individuato l’accesso originario.

1. Cagliari. Bastione di Santa Caterina: in secondo piano il muro in grossi blocchi squadrati rivestito in cocciopesto

Esso presenta una sezione a bottiglia e pianta longitudinale, con il lato Est absidato, nicchie alle pareti e pavimento in cocciopesto (figg. 2-3).

2. Cagliari. Bastione di Santa Caterina: veduta del lato Est dell’ipogeo

3. Cagliari. Bastione di Santa Caterina: particolare delle nicchie dell’ipogeo

In una seconda fase, l’ipogeo venne defunzionalizzato e presso il limite Nord-Est venne aperta una fossa (fig. 4), rinvenuta colma di terra e priva di reperti, ma di cui si ipotizza la funzione sepolcrale, sulla base della forma e del rinvenimento in prossimità di due frr. di coperchio di sarcofago a tetto, in uno dei quali era un’iscrizione funeraria databile tra la fine del II e gli inizi del III d.C.

4. Cagliari. Bastione di Santa Caterina: la presunta tomba

La verosimile pertinenza del coperchio alla fossa sembrerebbe confermata dalla coincidenza delle dimensioni, anche se di per sé il manufatto non offre un elemento di datazione della tomba, in quanto sembrerebbe trattarsi di un reimpiego (fig. 5).

5. Cagliari. Bastione di Santa Caterina: frammento di coperchio di sarcofago con iscrizione funeraria di II-III d.C.

All’uso funerario dovette seguire un periodo di abbandono, con il formarsi nell’ipogeo di una serie di strati di deposito, attualmente visibili in sezione nella porzione occidentale, lato nel quale la cavità doveva proseguire, come ha dimostrato l’ampliamento del saggio, la cui indagine, interrotta nel 2010, dovrebbe a breve riprendere. Gli strati di deposito nella porzione scavata furono asportati già in antico per consentire il riuso dell’ambiente, testimoniato dal riempimento della fossa e da un sottile battuto che ricoprì il pavimento in cocciopesto di età romana. Purtroppo in entrambi i casi non sono stati messi in luce reperti che permettano di datare e definire la nuova destinazione d’uso.

L’ipogeo nell’ultima fase fu colmato con un unico riempimento, collocabile sulla base dei reperti nella fine del XIX secolo, momento in cui l’area fu interessata dalle trasformazioni funzionali alla costruzione del bastione di Saint Remy. Tale riempimento è inoltre foriero di importanti informazioni sulla frequentazione dell’area, in quanto conteneva reperti ascrivibili dall’età romana al XIX secolo, passando senza soluzione di continuità per le fasi tardo romane, bizantine, medievali e successive.

Nel sopraterra gli strati di epoca romana non sono stati ancora indagati, pertanto non è possibile definire cronologia e distribuzione degli spazi. Lo scavo ha messo in evidenza invece le fasi medievale e moderna, quando l’area era occupata da ambienti quadrangolari prospettanti su uno spazio aperto pavimentato in bozze lapidee e blocchi, delimitati da muri in opera incerta e caratterizzati da piani di calpestio in terra battuta e da una canaletta (fig. 6).

6. Cagliari. Bastione di Santa Caterina: l’ambiente quadrangolare con la canaletta.

I reperti permettono di datare tali fasi tra il XIII e il XIX. In particolare è stato messo in luce un butto di frr. di vasi da noria, la macchina per estrarre l’acqua dalla Fontana Bona che le fonti attestano per la prima metà dell’Ottocento.

Donatella Mureddu, Sabrina Cisci

Bibliografia / Cartografia

  • S. Cisci, Cagliari. Bastione di San Rémy. Indagini archeologiche nel complesso Passeggiata Coperta-Porta dei Due Leoni, in ArcheoArte, 1, 2010, pp. 117-143.