Bacoli (NA). Cuma, scavi al tempio di Giove

Cuma_tempio di Giove, cella
Tipologia bene scavato
Struttura per il culto - Edificio di culto
Regione / Stato estero
Campania
Provincia
Napoli
Comune
Cuma
Localizzazione specifica
Acropoli di Cuma
Nome antico del sito
Cumae
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei
Tipologia scavo
Concessione
Concessionario
Seconda Università degli Studi di Napoli - Facoltà di Lettere e Filosofia
Responsabile scientifico
Carlo Rescigno
Datazione bene scavato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene scavato: A
477 d.C. - 1492

Descrizione campagne

Dopo una lunga pausa, sono riprese le ricerche sul tempio di Giove (fig. 1) sull'acropoli di Cuma.

Cuma:la terrazza superiore dell'acropoli e il tempio di Giove

La ricerca è condotta in concessione da un gruppo di studio della Seconda Università degli Studi di Napoli coordinato da Carlo Rescigno, titolare della cattedra di Archeologia della Magna Grecia, in tandem con il locale Ufficio Scavi guidato da Paolo Caputo.
L'edificio fu integralmente portato in luce tra gli anni venti e trenta del secolo scorso, in un clima di costruzione del Parco Archeologico improntato all'archeologia 'virgiliana'. Lo scopo di questa nuova ricerca è l'edizione del complesso in una prospettiva di studio contestuale delle architetture cumane.
Tra i punti critici si segnalano la ricostruzione e la definizione cronologica del tempio e delle sue fasi, l'inserimento di esso in un contesto urbanistico e architettonico, il riconoscimento della divinità tutelare. Le ricerche tra giugno e luglio sono state topografiche, finalizzate alla ricostruzione degli accessi e all'inserimento del monumento nel contesto santuariale, e di scavo. In questa prima fase si sono indagate le numerose sepolture tardo antiche e medievali ancora visibili sulla platea del tempio e ci si è soffermati sulla stratigrafia della cella. Quest'ultima (fig. 2) ha rivelato almeno due livelli pavimentali, cui corrispondono interventi strutturali funzionali alla nuova vita dell'edificio: la costruzione di un podio, forse per la cattedra episcopale, un altare centrale, seggi lungo le pareti e una suddivisione dello spazio in due metà, il presbiterio vero e proprio e ciò che il Maiuri definiva schola cantorum. I muri del vecchio naos furono ritagliati mediante finestre per rendere permeabile il rapporto tra navatelle e cella-presbiterio pur continuando a conservare una separatezza della nave centrale secondo principi che è possibile ritrovare condivisi in numerosi altri contesti paleocristiani.

Cuma: tempio di Giove, cella
Tra i materiali recuperati si segnala un gruppo di architettonici altomedievali, pilastrini, stipiti e piccoli architravi, di una struttura a transenne di cui è in corso lo studio per la ricostruzione, la cronologia e la restituzione all'interno dell'impaginato architettonico della chiesa.
Per le fasi precedenti, lo svuotamento di un vecchio saggio ha permesso di portare in luce una pavimentazione in blocchi di tufo che si è scoperto riutilizzare almeno due capitelli dorici arcaici montati come lastroni a partire dal piano superiore dell'abaco. Questo pavimento (fig. 3), tagliato dalla fondazione dei muri della cella di epoca romana, è da attribuire a una fase intermedia tra il tempio arcaico e quello romano. Terrecotte architettoniche e decorazioni parietali di seconda metà IV a.C. contribuiscono a riconoscere come certamente presente una fase sannitica dell'edificio che impiegò le stesse matrici, e probabilmente maestranze, che lavorarono al tempio A dell'agorà-foro.

Cuma: pavimento in lastre di tufo