Dorgali (NU). Scavi nel villaggio di Nuraghe Arvu

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Tipologia bene scavato
Insediamento
Regione / Stato estero
Sardegna
Provincia
Nuoro
Comune
Dorgali
Localizzazione specifica
Periferia nord-occidentale del moderno abitato di Cala Gonone (Dorgali)
Coordinate geografiche
40° 17’ 05” N 9° 37’ 35” E
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Sassari e Nuoro
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Tipologia finanziamento
Regione Autonoma della Sardegna
Entità finanziamento
Euro 647.220,00
Anno campagna di scavo
2011
Responsabile di cantiere
Fabrizio Delussu (Museo Archeologico di Dorgali)
Responsabile scientifico
Antonio Sanciu (Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Sassari e Nuoro)
Datazione bene scavato: DA
Fino al 900 a.C.
Datazione bene scavato: A
899 a.C. - 200 a.C.

Descrizione campagne

Tra il I settembre e il 15 dicembre 2011, grazie a un Accordo di Programma e Procedimentale ex L.R. n. 40 del 1990 art. 24 tra la Regione Autonoma della Sardegna, il Comune di Dorgali e l'A.T.I. IFRAS S.p.A, INTINI ANGELO s.r.l. e SERVIZI GLOBALI s.r.l., si è svolta la I campagna di scavi presso il villaggio nuragico di Nuraghe Arvu, ubicato in prossimità della periferia nord occidentale del moderno abitato di Cala Gonone, frazione marina di Dorgali (Nuoro). Il villaggio, esteso su una superficie di circa 40.000 m2, è costituito da un vasto agglomerato di capanne conservate in elevato per 1/1,50 m ca.; in qualche caso, l'altezza residua supera i 2.00 m ca.; il diametro delle capanne varia tra i 3/4 m e i 6/7 m ca.

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Il sito fu riscoperto da A. Taramelli che lo visitò alla fine degli anni '20 del secolo scorso identificando 114 strutture caratterizzate da una pianta circolare o sub-ellittica, eccetto una di forma rettangolare, e dalla presenza del focolare. Lo studioso osservò anche la presenza di strade e di spiazzi tra una capanna e l'altra. La situazione è descritta nello schizzo planimetrico pubblicato dallo studioso nel 1933.
La prima strategia messa a punto per l'inizio degli scavi è stata prevalentemente indirizzata alla produzione in tempi brevi di una valutazione stratigrafica e topografica di una prima area del sito, denominata area 100, e alla verifica del potenziale informativo del villaggio e del rapporto tra tracce di superficie e contesti sepolti.
L'area 100 presenta forma quadrata (15 x 15 m) e una superficie di 225 m2; al suo interno si trovano due capanne (capanne 1-2) che prima degli scavi si presentavano parzialmente obliterate; una di esse, la capanna 1 coincide con la capanna A già indagata da A. Taramelli. Le indagini hanno inizialmente comportato il decespugliamento e la rimozione dei depositi superficiali di origine colluviale e detritica presenti all'esterno e all'interno delle capanne. Gli scavi hanno successivamente consentito di mettere il luce alcuni potenti strati colluviali di origine naturale che si appoggiavano ai depositi costituiti dai materiali di risulta provenienti dallo scavo della capanna 1 effettuato da A. Taramelli. La rimozione di questi strati ha consentito di mettere in luce i crolli più antichi (ante anni '20 del XX sec.) presenti ai lati esterni della capanna 1, al momento non ancora indagati. L'indagine stratigrafica all'interno della capanna 1 ha consentito di rilevare un piano di frequentazione, comprendente un settore regolarizzato con un letto di calce, pertinente a un periodo di riutilizzo dell'ambiente presumibilmente ascrivibile ai decenni centrali del XX sec., allorquando la capanna nuragica, dopo che era stata messa in luce da A. Taramelli, venne trasformata in un cuile, la tradizionale struttura pastorale dei pastori del Supramonte; è nel corso di questa frequentazione moderna che probabilmente fu smantellato il sedile-bancone e il focolare rilevato da A. Taramelli all'interno della capanna. Lo scavo della capanna 2 ha consentito di riconoscere una successione di eventi di crollo e due importanti fasi costruttive della struttura al momento in fase di studio; le indagini hanno tra l'altro permesso il recupero di due bacili in basalto, uno dei quali integro. Lo scavo della capanna 2 non è stato ancora ultimato.
Le capanne messe in luce si presentano in discreto stato di conservazione; sono costruite in opera poligonale con blocchi appena sbozzati di calcare messi in opera a secco e disposti a filari più o meno regolari; entrambe mostrano piccole nicchie ricavate negli spessori murari. La capanna 1 presenta un diametro di 4,75 m circa, un'altezza residua massima di 2,65 m e minima di 1,05 m; lo spessore murario varia tra 1,30 e 1,80 m ca.; l'ingresso della struttura, rivolto a SE, è largo 1/1,15 m ca. La capanna 2 presenta un diametro di 4,75 m ca., un'altezza residua massima di 2,10 m e minima di 0,70/1,05 m; lo spessore murario varia tra 0,90 e 1,45 m ca.; alla struttura si accede attraverso un ingresso, orientato a S, largo 0,90/1,30 m ca. L'indagine stratigrafica ha restituito una notevole quantità di frammenti ceramici (teglie, tegami, scodelle, tazze, olle, brocche, dolii etc.) che tra l'altro ha fornito indicazioni cronologiche sulle fasi di vita e di abbandono del contesto in esame. In particolare il rinvenimento di numerosi frammenti di teglie a pareti convesse e a pareti concave, e di frammenti con decorazione a pettine impresso consente, per il momento e in assenza di altri dati, di attribuire l'impianto delle strutture ai contesti del Bronzo Medio (XVI/XIV sec. a.C.); l'abbandono del villaggio, sulla base di altri reperti diagnostici, come ad esempio i frammenti decorati di anse di brocche askoidi, può essere ascritto alla I Età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.). I dati archeozoologici e archeologici  consentono di riconoscere una comunità nuragica dedita all'allevamento (capre in particolare), all'agricoltura, alla caccia (cinghiale e cervo), presumibilmente alla pesca e certamente alla raccolta intensiva dei molluschi marini (in particolare dei generi Patella e Monodonta); il rinvenimento nel corso degli scavi di numerose fuseruole indica inoltre il rilevante sviluppo dell'attività tessile. Alcuni piccoli frammenti di bronzo e di piombo sono attribuibili all'attività metallurgica e, nello specifico, alla produzione di bronzi figurati.

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Fabrizio Delussu

Bibliografia / Cartografia

  • M.R. MANUNZA, Dorgali. Monumenti antichi, Oristano 1995, pp. 157-159.
  • A. TARAMELLI, Dorgali (Nuoro). Esplorazioni archeologiche nel territorio del Comune, in Notizie degli Scavi di Antichità, Roma 1933, pp. 370-378.