San Benedetto del Tronto (AP). Scavi in applicazione L. 163/2006 (anni 2010-2011)

San Benedetto del Tronto_Il cunicolo Piacentini
Tipologia bene scavato
Insediamento
Regione / Stato estero
Marche
Provincia
Ascoli Piceno
Comune
San Benedetto del Tronto
Localizzazione specifica
San Benedetto Alta (centro storico)
Coordinate geografiche
42°56'58,21” N; 13°52’41,27” E
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche
Tipologia scavo
Conduzione diretta in applicazione L.163/2006 e procedure analoghe
Tipologia finanziamento
Comunale
Anno campagna di scavo
2010-2011
Responsabile scientifico
Nora Lucentini
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A
oggi

Descrizione campagne

Il controllo dei lavori pubblici effettuati lungo le strade del nucleo più antico della città, considerato dagli storici una fondazione medievale formatasi attorno alla rocca, hanno rivelato una insospettata continuità del centro a partire da una villa rustica romana di notevole estensione attraverso riutilizzi tardo antichi e medievali, riedificazioni e riusi post rinascimentali fino ai giorni nostri, coinvolgendo in pieno la tradizione fondativa e religiosa della città.
Sotto un sepolcreto (il cimitero dei Canonici) verosimilmente post rinascimentale, e tagliati da una lunga serie di fosse granarie medievali, sono emersi a pochi centimetri dal calpestio attuale, ambienti romani in gran parte  così ben conservati da permettere il riuso di una  sequenza romana di cocciopesti  e spicato come  pavimento di un fondaco utilizzato fino ai primi del ‘900.
Il controllo dei dati d'archivio ha permesso di integrare queste scoperte con alcuni rinvenimenti della metà dell'ottocento quando un gruppo di studiosi locali, tra cui il più noto è Filippo Bruti Liberati, segnalò e approfondì con notevole acribìa le poche tracce antiche che si stavano scoprendo. Ne emerge il quadro coerente di una grande villa con ambienti rustici collocati verso nord (spicato e cocciopesti, dolia, vasche ) in corrispondenza dell'attuale Pz. Sacconi (Fig. 1), e ambienti più signorili (pavimenti a mosaico e intonaci dipinti di IV stile) identificati lungo V. Rossini.
Allo stesso complesso vanno verosimilmente riferiti anche un nucleo in opera cementizia (Palazzo Guidi)  e un conservatissimo cunicolo romano - Cunicolo Piacentini già Fiorani (Fig. 2), con volta in frammenti anforacei drenata da una  fila di colli d'anfora- ubicati ancora più a sud verso l'Albula.

Il cunicolo Piacentini

I cunicoli scavati nel "sabbione" sono una caratteristica di tutte le Marche centro meridionali, specie lungo la costa, e vengono tradizionalmente usati come cantine. Se ne sospetta in genere l'alta antichità ma questo è l'unico per cui si possa dimostrare un'origine romana. Tutta San Benedetto alta ne risulta traforata con gravi problemi statici. Un altro cunicolo, rivestito a mattoni sette-ottocenteschi  affiora anche al centro dell'area scavata su Pz Sacconi, e il cedimento della pavimentazione a cocciopesto indica che si tratta del rifacimento di un opera precedente,  crollata.  
In epoca avanzata,  tra i muri e negli ambienti di V. Rossini vennero deposte diverse sepolture, tra cui una bisoma. Il loro ritrovamento getta nuova luce sulle tradizioni fondative della città, secondo le quali il santo Benedetto  sarebbe stato  un soldato romano convertito, decapitato a Cupra, trasportato miracolosamente via mare, e sepolto a San Benedetto in corrispondenza  della chiesa odierna, prima oratorio, poi pieve, poi rocca, attorno a cui si è formato il centro cittadino. A sostegno di questa origine sarebbe la lapide conservata nei pressi delle spoglie del martire  (CIL, IX 5284: frammentaria e anonima ma riferita al santo nella restituzione Michettoni del 1846) che ricorda la sepoltura nella stessa tomba di Fructa, ritenuta sorella del martire.
Il martire Benedetto non compare nei martirologi romani e per questo il suo culto venne interdetto per alcuni anni all'inizio del ‘700, ma poi riconfermato, su richiesta popolare, anche perché nel parere dell ‘ "accusatore" - il Cardinal Lambertini, futuro Benedetto XIV -  si trattava di un "santo certo con un nome incerto". Lo considerava cioè una di quelle reliquie genuine che dissepolte dalle catacombe romane erano state "battezzate" con nomi generici di comodo- appunto Benedetto- e distribuite tra le chiese periferiche desiderose di reliquie da venerare .
Lo scavo attuale permette di ritenere, invece, che le spoglie dovevano essere genuinamente locali, sepolte anch'esse tra i resti della villa distrutta in epoca molto antica e identificate come sante non sappiamo quando e perché. Un recente tentativo di datazione al C14 delle reliquie e la  possibilità di riprendere lo scavo ottocentesco che aveva individuato i resti del martirium fanno sperare che in futuro nuovi scavi possano definitivamente definire il quadro storico delle origini cittadine e le sue tradizioni.

Nora Lucentini

Bibliografia / Cartografia

Inedito