Dolo (VE), Cpass 1. Indagini archeologiche

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Tipologia bene scavato
Insediamento - Tracce di insediamento
Regione / Stato estero
Veneto
Provincia
Venezia
Comune
Dolo
Localizzazione specifica
Dolo, via dei Meloni
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
Tipologia scavo
Conduzione diretta in applicazione L.163/2006 e procedure analoghe
Sponsor
Veneto Strade S.p.A.
Tipologia finanziamento
Finanziamento pubblico
Anno campagna di scavo
2011-2013
Responsabile di cantiere
Veronica Groppo
Responsabile scientifico
Alessandro Asta
Datazione bene scavato: DA
Fino al 900 a.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

Il sito ricade in un’area di transizione tra la “medio/bassa pianura” tardo pleistocenica pertinente al sistema del “megafan di Bassano” e un dosso alluvionale di un ramo del Brenta (dosso del Naviglio), di probabile età medioevale/rinascimentale, che forse ribadisce un percorso precedente.

I rinvenimenti sono rappresentati da strutture e infrastrutture di servizio riferibili ad un settore marginale di un abitato. Oltre a numerosi pozzetti e fosse di cui non è possibile intuire la funzione, sono attestati tratti di canalette idrauliche, con ipotizzata funzione di drenaggio, orientati a formare sistemi ortogonali, che presuppongono una suddivisione regolare dei terreni. L’ipotesi di un uso agricolo di parte degli appezzamenti sembra confermata sia dalle analisi micromorfologiche, che attestano la compatibilità dei campioni con pratiche di denudamento e dissodamento, sia da quelle palinologiche, che rivelano la presenza in area di piante coltivate (cereali e canapa). I campioni pollinici attestano altresì l’esistenza di vaste aree prative incolte, che potrebbero essere destinate al pascolo o all’allevamento del bestiame. Sono attestate strutture imbutiformi ampie e profonde (Ø 1,20-3 m, prof. almeno 2 m), delle quali raramente è stato possibile raggiungere il fondo; quella meglio conservata è strutturata presso l’imboccatura da un gradone rinforzato con una spalmatura compatta (fig. 1). Potrebbe trattarsi di pozzi per acqua, che, sfondando il substrato sabbioso, vanno ad intercettare la falda, ma non si esclude la funzione di cave di materia prima (sabbia?). Spesso le strutture attraversano due fasi di utilizzo: dopo la loro realizzazione, subentra il collasso e il degrado progressivo delle pareti, che provocano il parziale riempimento delle fosse; in una fase successiva esse vengono ripristinate o riutilizzate con altra funzione, come nuove strutture o come rifiutaie. Lo studio del campione ceramico svela che la frequentazione e l’abbandono del sito avviene in un ristretto arco di tempo, circoscritto al BR1, datazione confermata dalle analisi C-14 effettuate su alcuni campioni di carboni.

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Fig. 1 – Dolo (VE) - Il pozzo US 83

Il pozzetto US 329 (fig. 2), dopo la sua realizzazione ed un primo utilizzo, si riempie progressivamente attraverso colluvi e cedimenti del substrato; la fossa diviene oggetto di un notevole deposito selezionato di ceramiche (US 330), dove si riconoscono grossi frammenti di svariati contenitori, spesso stracotti e/o deformati, senza alcuna presenza di altri prodotti domestici.

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Fig. 2 – Dolo (VE)- Il pozzetto US 329, dopo la sua realizzazione ed un primo utilizzo, si riempie progressivamente attraverso colluvi e cedimenti del substrato; la fossa diviene oggetto di un notevole deposito selezionato di ceramiche (US 330), dove si riconoscono grossi frammenti di svariati contenitori, spesso stracotti e/o deformati, senza alcuna presenza di altri prodotti domestici. Sembra quindi trattarsi di un deposito di scarti di cottura e di recipienti inutilizzati, forse cava per chamotte o per vespai. 

Sembra quindi trattarsi di un deposito di scarti di cottura e di recipienti inutilizzati, forse cava per chamotte o per vespai. Al tetto dei riempimenti di uno dei pozzi, circa al centro, viene deposto un infante, conservato in modo parziale e apparentemente senza alcun oggetto di corredo. Il sesso rimane indeterminato, mentre l’età è stata stimata tra i 6 e 12 mesi di vita. A pochissima distanza, al margine occidentale dello stesso pozzo, viene interrato uno scodellone troncoconico con bugne sotto l’orlo, con all’interno un grosso frammento di recipiente. La vicinanza fisica dei due contesti - tombale e ceramico – entrambi in incisione sui depositi superiori del pozzo, potrebbe suggerire un loro legame. La datazione al radiocarbonio della sepoltura rimanda ad un momento avanzato del BR1.