Modena (MO). La necropoli di via Emilia

Modena (via Emilia)_Due dei tre crani rinvenuti (Foto Paolo Terzi 2011)
Tipologia bene scavato
Area ad uso funerario - necropoli
Regione / Stato estero
Emilia-Romagna
Provincia
Modena
Comune
Modena
Localizzazione specifica
Via Emilia Est, angolo Via Pica
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Anno campagna di scavo
2011
Responsabile di cantiere
Donato Labate
Responsabile scientifico
Donato Labate
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

A est di Modena, lungo la via Emilia, tra San Lazzaro e Fossalta, nel corso dei lavori per la realizzazione di un interrato, sono emersi a due metri di profondità i resti di una necropoli e di un antico fossato di età romana. Le indagini archeologiche, dirette da Donato Labate e Luca Mercuri della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna, e condotte sul campo da Francesco Benassi, della ditta ArcheoModena, sono finanziate da Livio Schiatti, proprietario dell'area su cui sorgerà una concessionaria.


Corredo

La necropoli, che fiancheggiava l'antica via Emilia, ha restituito alcune tombe a incinerazione e i resti di un monumento funerario spogliato in antico dai marmi che lo adornavano. Del monumento si sono conservati soltanto alcuni frammenti di colonne ioniche, di capitelli corinzi, di cornici e di un lastra figurata che rappresenta una ninfa, tutti elementi che concorrono a definire la tipologia del monumento del tipo "a edicola", datandolo tra il I sec. a.C. e l'inizio del secolo successivo. Al momento sono state scavate soltanto due tombe del tipo ad incinerazione, che hanno restituito urne cinerarie e alcuni elementi di corredo, quali balsamari in vetro e i resti di un letto funerario in osso, anch'essi databili allo stesso periodo.
Il rinvenimento più singolare è da riferire alla presenza, in un ampio canale, di tre corpi maschili appartenuti a due adulti e a un ragazzo. I corpi si presentano con orrende mutilazioni e sembrano essere stati sistemati nel fondo del canale contestualmente al decesso.
Del corpo riferibile a un giovane di 16-20 anni si conserva soltanto il bacino e le due gambe divaricate: manca tutta la parte superiore del corpo mentre un cranio, forse dello stesso individuo, è stato rinvenuto tra le gambe dello stesso e con esso le braccia. Sulle gambe è stato possibile osservare dei tagli, uno obliquo e piuttosto profondo, l'altro lungo circa 1 cm con profili netti.
Il secondo individuo, un adulto di circa 30 anni, presenta le braccia incrociate dietro la schiena, evidentemente legate insieme all'altezza dei polsi: è privo di tutta la parte inferiore del corpo, compreso il bacino. Del terzo individuo, un giovane adulto di 18-25 anni, si conserva soltanto la testa, parte della spalla e di un arto superiore.
Non è possibile stabilire se le mutilazioni siano la causa della morte; in ogni caso lo smembramento non può essere avvenuto molto tempo dopo, vista la connessione anatomica dei corpi.

I resti dei tre corpi smembrati e occultati nell'antico fossato romano (Foto Paolo Terzi 2011 ©)

I resti dei tre corpi smembrati e occultati nell'antico fossato romano (Foto Paolo Terzi 2011 ©).


La datazione del contesto è ascrivibile a un periodo non più antico del I sec. a.C. e non superiore al I sec. d.C. Tale datazione è suggerita dai materiali rinvenuti sopra gli scheletri: mattoni modanati e scialbati (appartenenti a un casello o a un monumento funerario di età repubblicana) e frammenti di anfore Dressel I la cui produzione inizia nel I sec. a.C.
Non è possibile stabilire le cause di un intervento così efferato sui corpi dei giovani personaggi. Sembra da escludere la possibilità che si tratti di un'azione su corpi di defunti appena seppelliti in quanto il rito funerario documentato nell'area della necropoli è quello a incinerazione, diffuso in quel momento.
Da escludere anche l'ipotesi che si tratti di proscritti in quanto, tra le parti dei corpi conservati, figurano le teste. Ai proscritti si poteva tagliare la testa il qualunque luogo si trovasse il condannato e sotto la dittatura di Lucio Cornelio Silla si stabilì una ricompensa per ogni testa di proscritto. Una vittima illustre delle proscrizioni del 43 a.C., emanata dai triumviri Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido, fu il famoso Marco Tullio Cicerone, la cui testa fu esposta sui Rostri a Roma.
Neppure può trattarsi di condannanti alla pena capitale: in questo caso le teste sarebbero state esposte come monito e i corpi non sarebbero stati sepolti ma gettati in fosse comuni, simili a grandi immondezzai.
L'ipotesi più probabile è che possa trattarsi di una esecuzione di schiavi, giustiziati dal proprio dominus per dare una lezione ai restanti servi, oppure di una vendetta privata tra diverse gens, con uccisione, smembramento e occultamento dei corpi.
"L'ipotesi che si tratti di un omicidio efferato è certamente plausibile -commenta il Prof. Gianfranco Purpura, docente di Diritto Romano all'Università degli Studi di Palermo. Tra l'altro la prossimità della città, lungo la pubblica via, induce a supporre gravi ed incontrollati disordini. Una più precisa determinazione dello scarto di quasi un centinaio di anni, dall'avvento di Cesare a quello di Vespasiano, potrebbe forse meglio contribuire a chiarire la vicenda. Anche se nel testo di Y. Thomas, Du châtiment dans la cité: supplices corporels et peine de mort dans le monde antique, si parla di romani "cacciatori di teste" e altre atrocità, non v'è dubbio che la legge romana e la coscienza sociale del tempo rigettassero già pratiche antichissime (ad es. Mezio Fufezio), che potevano connettersi alla distruzione dell'immagine e del corpo dell'individuo o alla sua riduzione post mortem allo stato di larva. A tale riguardo può essere utile l'articolo di Jobbé-Duval, Les morts malfaisants. Larvae, Lemures d'après le droit et les croyances populaires des romains. Per gli schiavi, considerati non "persone" ma "cose", il discorso avrebbe potuto esser diverso, ma già provvedimenti di Claudio (ad es., le Leges Petroniae de servis, che vietavano di mandare ad bestias gli schiavi guariti dopo un abbandono) e le celebri valutazioni di Seneca sugli schiavi denotano atteggiamenti molto più umani.
Dunque -conclude Purpura- tutto finora parrebbe indirizzare verso un atto illegale di eccezionale gravità."
La Soprintendenza non esclude di richiedere l'intervento dei RIS di Parma per ulteriori analisi sui resti rinvenuti.

Due dei tre crani rinvenuti (Foto Paolo Terzi 2011)

Donato Labate e Francesco Benassi 

 

Nel sito archeologico in via Emilia est/angolo via Pica, durante lo scavo di un canale databile al periodo romano, sono stati rinvenuti resti scheletrici, la cui deposizione isolata è singolare per la modalità di sepoltura.
La sovrapposizione parziale dei cadaveri ha posto difficoltà alla lettura del contesto in oggetto. Coperture laterizie coprivano parte dei corpi.
La presenza di cadaveri incompleti, ma per la maggior parte in connessione, ha posto subito dei dubbi sulla natura della sepoltura, che non rispettava il tipico rituale inumatorio. Sono stati messi in luce distretti scheletrici appartenenti a più individui, in base al conteggio delle teste (due crani e un calvario), tre maschi di cui un adulto e un giovane adulto (uno tra i 24- 30 anni, l'altro tra i 18- 25 anni) e uno juvenis (tra i 16-20 anni).
Lo scavo ha mostrato alcune posizioni anomale. Un inumato scomposto presentava in connessione solo gli arti inferiori divaricati e flessi sul ginocchio, con gambe incrociate l'una sull'altra; nello spazio interno creato dalla posizione dello scheletro appendicolare si trovava un cranio e due arti superiori completi con gomiti flessi in perfetta connessione anatomica, allontanati l'uno dall'altro.
L'altro corpo formato da cranio e post-craniale superiore è posto di lato. La positura contratta del cadavere è stata verificata dalla evidente torsione della colonna vertebrale, che si interrompe all'altezza della settima toracica. In questo caso si è distinta la posizione degli arti superiori che, spostati dietro il torace si sovrappongono destro su sinistro come se fossero stati legati dietro la schiena.
In posizione prona il terzo inumato che si compone di testa, in appoggio sul lato s., spalla e arto superiore s. incompleto.
In corso di scavo è stato possibile osservare delle lesività a carico delle ossa delle gambe, una orientata obliquamente e piuttosto profonda, l'altra lunga circa 1 cm con profili netti. L'assenza di reazioni infiammatorie nelle parti conservate indicano che gli eventi traumatici sono stati subiti o peri mortem o subito dopo.
Sebbene lo stato di conservazione non abbia permesso ulteriori osservazioni, si può ipotizzare che i corpi presenti abbiano subito un'azione antropica piuttosto violenta, che potrebbe essere stata anche causata dello smembramento dei cadaveri subito dopo la morte.

L'antropologa Vania Milani esamina uno dei tre crani rinvenuti (Foto Paolo Terzi 2011)

Vania Milani (antropologa)