Barrea (AQ). La necropoli in località Baia

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Tipologia bene scavato
Area ad uso funerario - Necropoli
Regione / Stato estero
Abruzzo
Provincia
L'Aquila
Comune
Barrea
Localizzazione specifica
Baia/Convento
Coordinate geografiche
914,077.12 / 4,635,073.54 (Sistema ED 40 Gauss-Boaga)
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Tipologia finanziamento
Fondi ordinari (cap. 2065)
Entità finanziamento
Euro 12.644,52
Anno campagna di scavo
2011
Responsabile di cantiere
Amalia Faustoferri
Responsabile scientifico
Amalia Faustoferri
Datazione bene scavato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene scavato: A
899 a.C. - 200 a.C.

Descrizione campagne

Le notizie trasmesse dal Mariani circa i rinvenimenti avvenuti verso la fine dell'Ottocento (1), ma soprattutto i grossi danni arrecati al sito dai lavori per la realizzazione di un invaso artificiale negli anni '50 del Novecento rendevano alquanto improbabile l'ipotesi di poter rinvenire lembi ancora intatti della necropoli di Barrea, uno dei sepolcreti che, quasi senza soluzione di continuità, occupano la sponda destra del Sangro. Grandi necropoli di età arcaica sono state infatti individuate, e solo parzialmente scavate, in Val Fondillo di Opi, in loc. Decontra di Civitella Alfedena, a Barrea e Alfedena, in pratica lungo importanti tracciati viari solo a tratti ripresi dalla viabilità moderna che ha seguito altre logiche, e percorsi.
La "Via degli Italici", modificata in alcuni punti dai Romani e poi ricalcata da quello che sarà il tratturo Pescasseroli-Candela, ritornava a costeggiare il Sangro dopo l'attuale paese di Civitella Alfedena e proprio in loc. Colle Ciglio di Barra interventi d'urgenza effettuati a partire dal 1997 hanno permesso di individuare settori ancora (quasi) integri della necropoli, che evidentemente aveva un'estensione maggiore di quanto si ritenesse (2).
Sin dalle prime indagini sono state notate le due caratteristiche principali del sepolcreto barreano, in parte correlate: la notevole ricchezza dei corredi e l'entità delle devastazioni, spesso frutto di interventi quasi "chirurgici" che non sarebbero stati possibili senza l'aiuto di un metal detector. Il senso di sconfitta delle istituzioni è stato tuttavia ben più grande nel 2004 quando la costruzione - non autorizzata - di una pista ciclabile ha distrutto un numero ancora incalcolabile di tombe: nessun blocco lavori può infatti compensare la frustrazione dell'archeologo che deve raccogliere tra le terre di risulta oggetti come un torques di bronzo a fascia, una machaira in ferro e frammenti di un kardiophylax, neppure il recupero di splendidi corredi funerari nel corso delle conseguenti operazioni di recupero (3).
All'epoca era stato individuato un probabile tumulo sul quale è stato possibile intervenire solo quest'anno, con un piccolo progetto-pilota, cofinanziato dalla nuova Amministrazione del comune di Barrea, che ha visto operare sul campo tecnici e collaboratori della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo (4) e il prof. Ingo con la dott.ssa Riccucci del CNR.
I risultati dell'intervento hanno superato le più rosee previsioni: si tratta effettivamente di un tumulo costruito con ciottoli e terra, ma la prima sorpresa è stata la scoperta che esso era in parte delimitato da un muro anulare di contenimento in blocchi squadrati di travertino, una tipologia costruttiva finora sconosciuta in Abruzzo dove si trovano invece marginature in grossi ciottoli ovvero in pietre non lavorate. Già nota era invece la disposizione anulare delle sepolture, con le tombe dei bambini e degli infanti a quote più superficiali e distribuite lungo l'anello marginale interno del tumulo stesso. Il gravissimo danno provocato dalla costruzione della pista ciclabile, che ha letteralmente distrutto un terzo del tumulo, è stato solo in parte compensato dai risultati dello scavo: corredi ricchi e diversificati sono stati rinvenuti anche nelle tombe dei bambini, e grazie alla presenza della restauratrice al momento del recupero è stato possibile consolidare sul posto e prelevare con cura reperti assai complessi come i pugnali in ferro con immanicatura in avorio ornata da ribattini in ferro.
Di eccezionale rilievo si è però rivelata la t. 96 in quanto a 110 anni dalla pubblicazione del Mariani è stato possibile scoprire, documentare ed esaminare con le tecniche più moderne la sepoltura di un Safino deposto con l'armatura "di rappresentanza" indossata: una lancia con punta foliata in ferro lunga 60 cm ca. sul lato destro, il pugnale in ferro ageminato con elsa a corolla, il coltellino in ferro e soprattutto il kardiophylax, decorato con l'immagine dell'animale fantastico come hanno dimostrato le prime radiografie eseguite presso il Laboratorio di Restauro della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Ancona. L'inumato portava, oltre ad una serie di anelli di varie fogge e materiali, un collare costituito da tre elementi in bronzo finemente decorati e collegati da una verghetta di ferro, un'armilla in bronzo al braccio destro e a quello sinistro una in ferro a tre avvolgimenti ornata da pendaglietti conici che rievocano in maniera impressionante quella realizzata sullo stesso braccio del ben noto Guerriero di Capestrano. Le analogie con la statua di Capestrano non si fermano qui, ché infatti il guerriero sepolto a Barrea portava anche la cintura, un accessorio che già secondo Colonna era tipico dell'abbigliamento degli Italici di età arcaica (5). Mentre però il repertorio iconografico cui si riferisce Colonna propone alte cinture a più listelli, verosimilmente in cuoio o altro materiale deperibile, la t. 96 di Barrea ha restituito il più antico cinturone maschile n bronzo, a fascia molto bassa, con chiusura costituita da un semplice gancio a uncino in ferro: tale cinturone, non indossato, era stato intenzionalmente piegato, reso cioè inutilizzabile, e deposto accanto alla gamba destra. Da esso pendeva probabilmente il pugnale, il cui fodero in ferro era appunto dei pressi della cintura. Si segnala infine il corredo rituale, composto dalla ciotola biansata in impasto presso la testa, come nella citata t. 388 di Alfedena, e dalla bacinella in bronzo vicino ai piedi.
La rapida descrizione della tomba qui proposta è frutto delle osservazioni effettuate in fase di scavo e sarà senz'altro ampliata e dettagliata in sede di edizione critica del rinvenimento, quando saranno disponibili anche dati più precisi sui singoli reperti, che devono essere ancora analizzati e restaurati. In questa sede preme soprattutto segnalare l'importanza del tumulo di Barrea nell'ottica della conoscenza della cultura italica di età arcaica, epoca sulla quale le fonti antiche sono assai avare e che a fatica si sta tentando di ricostruire grazie appunto alle fonti archeologiche. Se infatti finora è stato difficile, anche di fronte alle evidenze fornite dagli scavi di Alfedena prima e di Opi poi, veicolare, e far accettare, l'equazione raggruppamenti anulari di sepolture = monumenti funerari familiari che si sostituiscono ai tumuli singoli dell'età del Ferro e precedono i "rettangoli", frutto - e specchio - dei cambiamenti che vedranno anche in ambito italico la "democratizzazione" del potere politico espresso dai meddices (6), non sarà facile negare ora una realtà che si impone nella sua plasticità. Almeno fino a quando lo scavo non sarà completato, provocandone, come ogni scavo, la distruzione. Si sta tuttavia già progettando un sistema per ricreare, al termine dell'intervento, la sostanza del tumulo, al fine di facilitarne la lettura e la comprensione nell'ambito di un piccolo parco archeologico all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
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(1) Mariani L., Aufidena, in MonLincei X, 1901, coll. 225-638.
(2) Faustoferri A., La necropoli di Barrea, in I Piceni e l'Italia medio-adriatica, Atti del XXII Convegno di Studi Etruschi e Italici (Ascoli Piceno-Teramo-Ancona, 9-13 aprile 2000), Pisa-Roma 2003, pp. 591-597.
(3) Del quale si è fornita solo una pubblicazione preliminare: Faustoferri A., Riccitelli P., I Safini del Sangro, in L'ombelico d'Italia, Roma 2007, pp. 161-175.
(4) Oltre a chi scrive la restauratrice M.I. Pierigè, l'assistente antropologo S. Caramiello, l'archeologa dott.ssa P. Riccitelli, l'architetto dott. P. Fraticelli. Il comune di Barrea ha offerto un importantissimo supporto logistico, oltre a mezzi e operai.
(5) Colonna G., Un Ercole sabellico dal Vallo di Adriano, in ArchClass XLVIII, in particolare pp. 68-75.
(6) In proposito cfr. ora anche Ruggeri M. et al., Dai circoli ai tumuli: rilettura di necropoli abruzzesi, in "Quaderni di Archeologia d'Abruzzo" 1, 2009 [2011], pp. 39-52.

 
Amalia Faustoferri