Tarquinia (VT). Sito preistorico in località Ficoncella

Tarquinia, loc. Ficoncella_La localizzazione del deposito
Tipologia bene scavato
Area di materiale mobile - Industria litica, resti paleontologici
Regione / Stato estero
Lazio
Provincia
Viterbo
Comune
Tarquinia
Localizzazione specifica
Ficoncella-Farnesiana
Coordinate geografiche
42°12’05.60’’N / 11°49’41.21’’E
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Responsabile di cantiere
Daniele Aureli, Antonio Contardi, Valerio Modesti
Responsabile scientifico
Flavia Trucco
Datazione bene scavato: DA
Fino al 900 a.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

Il sito di Ficoncella è localizzato lungo la valle del fiume Mignone, sulla sponda sud, a pochi km in linea d'aria dall'attuale linea di costa tirrenica (Fig. 1).
Fig. 1 Tarquinia, loc. Ficoncella. La localizzazione del deposito
Campagna di scavo 2010

Il sito è stato oggetto nel Maggio 2009 di indagini preliminari al fine di verificare il contesto stratigrafico dei resti faunistici ed archeologici messi in luce da smottamenti del terreno e recuperati durante gli anni '90 e i primi anni 2000. La successione stratigrafica, di cui gli orizzonti fossiliferi fanno parte, è infatti localizzata sul versante di una collina soggetta ad erosione e interessata dall'attività di istrici che hanno messo a dura prova l'integrità stessa degli strati paleontologici e archeologici del sito.
Nel Maggio 2010 è stata eseguita la prima campagna di recupero, che ha permesso di mettere in luce il reale potenziale scientifico del sito stesso (Fig. 2).

Fig. 2 Tarquinia, loc. Ficoncella. I macro resti messi in luce nel 2010
L'intervento di recupero ha interessato un'area di indagine di circa 5x2,5 m all'interno della quale è stata localizzata una difesa di Palaeloxodon antiquus conservata e ancora in posto. Grazie all'intervento è stato possibile: effettuare il recupero dei macroresti, raccogliere informazioni riguardo alla presenza, al posizionamento e alle condizioni di conservazione di altri resti relativi all'individuo, rilevare e documentare la presenza di scassi a testimonianza di interventi precedenti, approfondire la conoscenza della serie stratigrafica del sito, confermare la presenza di materiale archeologico e di altre specie animali.

I resti rinvenuti
Materiale faunistico: il deposito paleontologico presente nel sito rappresenta la prima associazione faunistica Galeriana rinvenuta nell'area Civitavecchia-Tolfa-Tarquinia. Questo deposito ha restituito resti di Palaeloxodon antiquus, Equs sp e Bos Primigenius (Fig. 3).

Fig. 3 Tarquinia, loc. Ficoncella. I materiali recuperati nella campagna 2010
Lo stato fisico delle difese di Palaeloxodon antiquus, da considerare non ottimale, ha reso in parte più lunghe le operazioni di recupero, permettendo, però, di poter rimuovere i resti stessi in porzioni. È stato così possibile sfruttare le fratture già presenti ed evitare la rimozione integrale dei macro-resti che, prima di essere recuperati, sono stati documentati con fotopiano, consolidati con paraloid ed inseriti in piccole imbracature create con iuta e gesso. Al di sotto delle difese sono stati messi in luce gli alveoli che le ospitavano e numerosi frammenti del ventaglio. Nella zona è stato inoltre possibile rilevare la presenza diffusissima di frammenti, in alcuni casi di piccole dimensioni, di tessuto spugnoso relativo al cranio. Come sembra, buona parte del cranio e della parte mandibolare dell'Elephas sono conservate, ma a causa delle notevoli dimensioni dei resti e nell'impossibilità di ampliare ulteriormente l'area di scavo, i resti sono stati coperti con geo-tessuto con l'intento di pianificare un intervento più esteso che possa permettere il recupero e lo scavo di questa porzione dell'area.
Materiale litico: i materiali archeologici (Fig. 3) provenienti da questa prima campagna di recupero sono rappresentati da un lotto molto esiguo di manufatti litici, tre schegge in selce. Tale evidenza, se si aggiunge al ritrovamento di un'altra scheggia in calcare di grandi dimensioni già nota nelle collezioni del Museo di Allumiere riferite al sito in questione e se si considerano la cronologia del deposito e il limitato intervento in termini d'area scavata e di deposito in posto indagato, assume un valore informativo molto importante.

Campagna di scavo 2011

Obiettivi
A seguito di quanto rilevato e notato nei precedenti anni è stato necessario, prima dell'intervento, focalizzare l'attenzione su alcune problematiche specifiche riguardanti il sito.
A.  Verificare la presenza d'ulteriori parti anatomiche della carcassa di Palaeoloxodon antiquus cercando, in particolar modo, di valutare la presenza o meno del cranio, documentandone, nel caso positivo, lo stato di conservazione;
B.  Confermare la presenza di produzioni litiche ascrivibili ad attività antropiche e, sempre nel caso positivo, confermare l'eventuale associazione e, quindi, il rapporto con la fauna;
C.  Approfondire le dinamiche di formazione del deposito e la comprensione dei vari agenti che ne hanno determinato la formazione.

Modalità di intervento e aspetti generali
Una volta ripulita dalla vegetazione e dalla terra di riporto l'area in esame è stata suddivisa in piccole sotto-aree: Area A, Area B e Area C. Viene denominata quindi Area A la parte più a nord dello scavo, prendendo come nord convenzionale il livello vulcanico presente nella successione stratigrafica. In questa area era di grande interesse confermare o meno la presenza del cranio di Palaeoloxodon antiquus verificandone lo stato fisico (a partire da questo porzione erano state recuperate negli anni precedenti le difese dell'individuo). L'Area B, adiacente alla precedente in direzione sud, presentava invece una modesta superficie di scavo (di circa 4 mq); in tale diaframma è stato possibile verificare la dispersione dei resti faunistici - in particolare dei resti appartenenti alla carcassa di Palaeoloxodon - e confermare l'effettiva presenza d'industria litica. L'Area C, adiacente alla precedente in direzione est, non è stata ancora oggetto di indagine.
Verificata la successione stratigrafica e la presenza di un'unica unità geologica di tipo fluviale (graniglia fine caratterizzata da alternanze di lenti più o meno sabbiose), si è deciso di utilizzare tagli artificiali di 5 o 10 cm. Per ogni reperto rinvenuto durante i tagli artificiali sono state recuperate informazioni spaziali, coordinate e quota, e informazioni riguardo alle condizioni di giacitura del reperto, direzione e pendenza, ai fini di uno studio tafonomico del sito. Quanto descritto ha permesso di ottenere un'esatta posizione nello spazio dei reperti rinvenuti e di produrre una dettagliata documentazione di scavo. Un aspetto particolare rispetto alle strategie di scavo adottate risiede nell'attività di primo intervento di restauro dei resti osteologici: infatti per ogni reperto sono state utilizzate tecniche di scavo specifiche atte a favorire il consolidamento, tramite l'impiego di miscele di resine acriliche (tipo Paraloid B72), della struttura ossea del reperto. In tal senso le condizioni di conservazione del cranio di Palaeoloxodon è risultata estremamente complessa. Infatti lo stato di estrema frammentarietà, almeno rispetto a quanto riscontrato al momento, ha reso il recupero ed il consolidamento del macro-resto un'operazione particolarmente delicata. Data la presenza di malacofauna e, in particolar modo, di piccole schegge di scarto della lavorazione della selce (schegge di ritocco o di preparazione dei piani di percussione) all'interno del deposito scavato, si è condotto il vaglio attraverso la setacciatura a secco con setacci a maglia di 1 mm. Sono stati infine prelevati campioni di terreno a diverse quote per analisi sedimentologiche al fine di studiare la natura dei depositi e la loro composizione.

I risultati preliminari
I risultati ottenuti possono essere sintetizzati attraverso un'istantanea dello scavo (Fig. 4) in cui si mette in luce, in un colpo d'occhio, l'importante valore scientifico di questo sito.
Fig. 4 Tarquinia, loc. Ficoncella. Lo scavo 2011
Diverse parti anatomiche appartenenti ad un individuo di Palaeoloxodon antiquus, resti di altri vertebrati pleistocenici e varie concentrazioni di manufatti litici permettono di poter ottenere, già prima del loro studio sistematico, degli interessanti spunti di riflessione rispetto al valore informativo del sito. I materiali faunistici: sono stati rinvenuti 59 reperti faunistici e 2 coproliti. Per quanto riguarda i primi possiamo confermare la presenza di un'associazione faunistica Galeriana, tipica del Pleistocene medio, in cui si rinvengono resti di Elephas (Palaeoloxodon) antiquus, Equus sp, Bos primigenius, Cervus elaphus insieme anche a specie anfibie caratterizzanti ambienti umidi quali la tartaruga (non oltremodo specificabile).
Di particolare interesse è stato il rinvenimento di altre identità anatomiche di Palaeoloxodon antiquus presumibilmente appartenenti allo stesso individuo già noto dalla precedente campagna di scavo. Sono stati infatti recuperati, oltre ad un numero considerevole di frammenti del cranio, una grande porzione di bacino, un epistrofeo, due vertebre caudali, in connessione anatomica, e due vertebre cervicali (Fig. 5).
Fig. 5 Tarquinia, loc. Ficoncella. Vertebre cervicali di Palaeoloxodon antiquus
Tutti questi reperti sono stati messi in luce e recuperati nell'area B, concentrati in uno spazio ristretto di pochi metri quadrati. Nell'adiacente area A, invece, si è focalizzata l'attenzione sul cranio: a seguito dell'intervento è stato possibile delimitarne il contorno. Ad oggi possiamo constatare il grado elevato di alterazione particolarmente spiccato della porzione superiore mentre le porzioni laterali e, forse quelle inferiori, sembrano avere un grado di conservazione migliore. Il numero di frammenti di ventaglio e di porzioni oculari può essere considerato notevole.
Nelle immediate vicinanze del cranio è stata portata alla luce una quantità rilevante di piccole schegge in selce, anche di piccolissime dimensioni (< 10 mm), prodotti di scheggiatura della pietra per la produzione di strumenti. La presenza del cranio frammentario, unitamente alla diffusa dispersione di materiale litico di piccole dimensioni, rende l'intervento in questa porzione estremamente problematico: si tratta di uno dei punti focali su cui saranno indirizzati tutti gli interventi futuri. Rilevata questa situazione, si è ritenuto opportuno consolidare e mettere in sicurezza il macro-resto tramite la costruzione di una cassa lignea e l'utilizzo di poliuretano espanso con l'intento di affrontarne lo scavo nelle prossime campagne. Sempre in ambito paleontologico giova ricordare che alcuni dei resti di grandi vertebrati rinvenuti evidenziano tracce di fratture fresche da imputare a processi tafonomici o ad attività di macellazione da parte dell'uomo. Un frammento di mandibola di cervo è stato messo in luce all'interno di una concentrazione di schegge localizzata a poche decine di centimetri dal cranio: questa condizione di giacitura potrebbe essere prova di attività di manipolazione da parte dell'uomo.
In ultimo, sono stati recuperati elementi che indiziano la presenza di carnivori che, in parte, potrebbero aver giocato un ruolo importante come agente deposizionale. Due coproliti (feci fossili) rinvenuti all'interno di una concentrazione di reperti nell'Area B e un frammento di ventaglio di grosse dimensioni (Fig. 6), recante sulla sua superficie tracce di gnawing (attività di masticazione), attestano indirettamente la presenza sul sito di carnivori (con buona probabilità iene).

Fig. 6 Tarquinia, loc. Ficoncella. Frammento di ventaglio di grosse dimensioni con tracce di masticazione
I manufatti litici: durante il corso delle operazioni sono stati rinvenuti 82 manufatti litici. Il primo dato rilevante dell'insieme litico è la composizione. Da preliminari impressioni sembrerebbe, infatti, di poter riconoscere schegge, anche di piccolissime dimensioni (< 10 mm), provenienti dalla messa in funzione di trancianti (attività di ritocco). Sono inoltre presenti alcuni strumenti spessi e di piccole dimensioni caratterizzati da trancianti opposti a dorsi, una probabile produzione di piccole schegge sottili a trancianti bruti, un probabile nucleo - tutto questo in selce - ed una sola grossa scheggia in calcare di dimensioni uniche rispetto alla media dei manufatti (più di 50 mm). Una composizione di manufatti di questo genere, caratterizzata da differenti momenti di catene operative diverse, sembra lasciar cogliere la complessità dell'insieme permettendo, allo stesso tempo, di ipotizzare la presenza di altri manufatti appartenenti sempre alle stesse catene operative ancora non pienamente rappresentate. Risulta invece assente, allo stato attuale dell'indagine, lo strumento bifacciale; non sono state infatti rinvenute, per il momento, le classiche schegge che solitamente attestano attività di façonnage. La prima impressione è quella di trovarsi al cospetto di un sistema tecnico diverso da quello rivolto alla produzione di bifacciali. Un elemento di particolare interesse è rappresentato dalla grossa scheggia in calcare che è stata rinvenuta tra i coproliti e il grosso frammento di ventaglio già citati: il pezzo si presenta fratturato con le due parti rinvenute a pochi millimetri di distanza (Fig. 7).
Fig. 7 Tarquinia, loc. Ficoncella. Strumenti litici rinvenuti nella campagna 2011
Il materiale litico si presenta genericamente uno stato fisico fresco o molto fresco. I bordi non mostrano arrotondamenti o abrasione e le superfici non sembrano alterate da patine. Da ciò si può affermare che il livello di conservazione dei manufatti è molto buono, cosa piuttosto rara per un contesto così antico. Si tratta di un aspetto di notevole importanza nello studio di un'industria, che potrebbe rendere possibile l'individuazione di tracce di utilizzo sui margini taglienti. In tal senso si è avviato un protocollo di studio funzionale dei manufatti, parallelamente allo studio tecnologico dell'insieme. La somma di tutte queste osservazioni permetterà di approfondire aspetti oggi ancora non chiari rispetto alla formazione del deposito: in quanto tempo è stato sepolto? Quali agenti hanno contribuito alla formazione del deposito stesso? Quanto è stato compromesso da processi post-deposizionali? Quale è il reale rapporto tra la fauna e i manufatti litici?

Link esterno

http://etruriameridionale.beniculturali.it/index.php?it/257/ficoncella