Rocca di Botte (AQ). Area sacra di Colle San Vito

Rocca di Botte_3
Tipologia bene scavato
Struttura per il culto - edificio di culto
Regione / Stato estero
Abruzzo
Provincia
L'Aquila
Comune
Rocca di Botte
Localizzazione specifica
Colle San Vito
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Entità finanziamento
Euro 80.000,00
Anno campagna di scavo
2011-2012
Responsabile di cantiere
Laura Meloni
Responsabile scientifico
Amalia Faustoferri
Datazione bene scavato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene scavato: A
477 d.C. - 1492

Descrizione campagne

I lavori di scavo hanno interessato quattro differenti aree (Aree A, B, C e D), poste a varie quote del colle. Particolarmente significativa è risultata l’Area C, dove dopo la rimozione dei crolli sono emerse diverse strutture murarie, assai danneggiate a seguito di ripetute azioni di spolio, riferibili ad un edificio di culto che ebbe almeno due fasi costruttive principali (fig. 1).

Rocca di Botte_1

In un primo momento venne infatti creato un edificio, con abside a Sud-Est (US 56), lungo il cui paramento interno correva una seconda muratura (US 57, bema); entrambi i muri erano legati alla USM 46 che a sua volta si lega a Sud-Ovest alla USM 59: si tratta di muri connotati da una malta di colore grigio tanto poco consistente che, dopo breve esposizione all’aria, diviene polverulenta. La stessa malta lega gli spezzoni di calcare che costituiscono la USM 2, parallela alla USM 46 e posta a Nord-Ovest di questa. Ne consegue che sul colle doveva esserci un edificio, con ogni evidenza dedicato al culto, delimitato a Nord-Ovest dalla USM 2 (facciata), a Sud-Est dalle UUSSMM 46, 56, 57 (muro di fondo, abside e bema) ed a Sud-Ovest dalla USM 59 (muro laterale). È possibile che la USM 3 abbia avuto anch’essa una precedente fase costruttiva e che pertanto ricalchi, come la USM 40, il tracciato del muro preesistente, al momento non visibile in alcun punto.

A seguito di un crollo dell’edificio, si decise di riedificarlo cambiando l’orientamento dell’abside, costruita a Nord-Ovest fondandola, in parte, sulla roccia naturale affiorante che venne regolarizzata (US 42). Lo spostamento dell’abside implicò la necessità di sopraelevare l’area presbiteriale, sfruttando il muro di facciata della chiesa di prima fase (USM 2) come muro di contenimento e rifasciandolo (USM 41), per una maggiore solidità della struttura. Quest’ultimo si lega a Sud-Ovest alla USM 14 ed a Nord-Est alla USM 3. Il livello fu portato alla quota del piano roccioso regolarizzato (US 42) utilizzando blocchi di reimpiego. Della sottopavimentazione dell’area presbiteriale, residua solo un piccolo lembo (US 20) nell’angolo tra le UUSSMM 2 e 14[i]. In questa seconda fase si realizzò un edificio più lungo, individuato dalle UUSSMM 10, 21, 28 a Nord-Ovest, UUSSMM 26, 14, 40 a Sud-Ovest, USM 3 a Nord-Est, riedificando la USM 46 come muro di facciata[ii]

Lungo i margini esterni delle UUSSMM 26 e 40, a Sud-Ovest, e 56 ad Est, sono state individuate quattro tombe, tutte quindi sub stillicidio. La t. 2, la cui fossa intaccò il paramento esterno della USM 40, esponendo il muro edificato in precedenza (USM 59), conservava i resti di sei individui in deposizione secondaria[iii]. Nel terreno in cui erano contenute le ossa (US 35) sono stati trovati frammenti di ceramica a vetrina sparsa la cui produzione, come noto, va da fine X-inizi XI secolo, fino al XIII.

Lungo la muratura esterna dell’abside Sud-Est (USM 56) la t. 4, violata in antico, ha restituito frammenti scheletrici dell’inumato qui deposto, rinvenuti a varia quota nei riempimenti UUSS 47 e 63[iv]. Nel terreno di riempimento è stato trovato un frammento di ciotola carenata in maiolica arcaica[v], databile alla seconda metà XIV-inizi XV secolo.

Per quanto riguarda l’identificazione delle strutture riferibili all’epoca tardo repubblicana e alla prima età imperiale smontate per impiegare i loro materiali costruttivi nell’edificio di culto, si può dire che esse trovano riscontro con reperti simili rinvenuti nel carseolano[vi]. In particolare la decorazione con foglia d’acanto e girali desinenti in fiori a cinque petali, scolpita sul frammento di blocco che fa parte della sottopavimentazione dell’area absidale US 20 (fig. 2), è in tutto identica a quella che decora un frammento architettonico con iscrizione proveniente dalla località Casaletto, sempre in territorio di Rocca di Botte[vii].

Rocca di Botte_2

Anche il blocco con fregio dorico[viii] posto a spigolo tra le UUSSMM 21 e 28 (fig. 3) trova riscontro con altri materiali già noti rinvenuti nelle località l’Immagine[ix] e Casale Miole[x].

Rocca di Botte_3

Si presume che questi blocchi a fregi dorici decorassero monumenti funerari di tipo “a dado” o “ad ara”, strutture diffuse nella penisola italiana tra la fine dell’epoca repubblicana e la prima età imperiale la cui presenza nella zona di Carsoli, lungo la Valeria, è testimoniata da Antonio De Nino[xi].

D’altra parte, anche le iscrizioni rinvenute conducono ad ambito funerario. In un blocco della sottopavimentazione (US 25) dell’edificio, si legge:

_ _ LI _

_ONAREM . MA

ACCEPIT . ET . EVM . A

TENVIT . QVE . T

probabile parte della descrizione del cursus honorum del defunto.

Nel blocco rinvenuto nel crollo US 36 vi sono incise le prescrizioni delle distanze di rispetto dal monumento:

IN FONTE (sic!) P XII

IN AGRO P XX

Quanto alla sua funzione, si può affermare che si tratta di un edificio di culto di cui si era persa la memoria, forse da identificare con la chiesa del complesso monastico di San Vito come suggerirebbe il toponimo dell’area oggetto d’indagine, nota appunto come Colle San Vito. Del Monastero di San Vito, infatti, non si conosce a tutt’oggi la collocazione precisa, ma la sua presenza nel teritorio carseolano è testimoniata dalla menzione che si fa di esso in una conferma di beni eseguita nel 772 in favore del Monastero di San Salvatore di Brescia[i].

Solo altre campagne di scavo potranno fornire ulteriori indizi per avvalorare tale identificazione e per confermare l’ipotesi che l’edificio sia l’erede di un culto risalente ad epoca preromana.

 

Laura Meloni



[i] Saladino 2000, p.146;   di esso si dice che è posto "in fine reatina".

[i] Elementi di reimpiego si trovano pure nelle murature: un rocchio di colonna ed un blocco con modanatura posti in opera nella USM 10, un blocco con fregio dorico nello spigolo tra le UUSSMM 21 e 28 ed una soglia nella USM 59.

[ii] A parte l’edificio di culto, esposto integralmente nei suoi limiti durante la presente indagine archeologica, a Sud di esso sono state portate alla luce due strutture murarie (UUSSMM 39, 44) con uguale orientamento la cui lettura potrà essere consentita solo da un prosieguo delle indagini.

[iii] I resti, analizzati dall’antropologo dott. Domenico Mancinelli, appartengono a 4 individui adulti e 2 infanti (uno di 6/18 mesi, l’altro appena nato); le ossa raccolte non ricostruiscono gli scheletri completi e tra le ossa umane si trovano anche ossa animali.

[iv] L’inumato era deposto originariamente all’interno di una tomba a cassone formata da un architrave frammentario, da un frammento di blocco in calcare (entrambi elementi di reimpiego) e da tratti delle fondazioni delle UUSSMM 46 e 56.

[v] Molinari 1990, fig. 146: Mb, p. 458, 459; decorazione attestata in ciotole carenate, cfr. p. 436 nn. 507, 508; tav. LXV: 507, 508. Il frammento, rinvenuto nella US 47, è decorato sulla superficie esterna tra orlo e carena, da una fascia tratteggiata in bruno manganese, alternata ad una zona a reticolo, pure in manganese, con punti in verde ramina; sulla superficie interna, nella vasca delineata da una fascia verde, sono dipinti triangoli a lati ricurvi, campiti in manganese, alternati a mezzelune con foglia cuoriforme verde. 

[vi] Cfr. Buonocore 2004, p. 97; Spaziano 2004, pp. 221-224.

[vii] Cfr. Buonocore 2004, p. 97.

[viii] Il blocco è stato rimosso a fine lavori per consentirne il consolidamento e il restauro. Nella metopa meglio conservata è raffigurata una cornucopia da cui pendono grappoli d’uva; in quella di destra sembra di poter riconoscere una corazza (sono visibili le frange pendenti dalla parte inferiore) mentre in quella di sinistra si vede una vitta che, in genere, pende dalle corna della testa di un bue. La corazza alluderebbe alla carriera militare del defunto, mentre la cornucopia da cui pendono grappoli d'uva e la testa di bue sono motivi simbolici sacrificali. Un blocco simile a quello rinvenuto, si trova riutilizzato nella torre campanaria della chiesa di Santa Maria in Cellis a Carsoli.

[ix] Datato alla seconda metà I a.C.-prima metà I d.C., il blocco fu rinvenuto nel 1897 «a poco più di 1 km da Civita di Oricola (l’antica Carsioli), a ridosso della Piana del Cavaliere» (Spaziano 2004).

[x] Il blocco fu rinvenuto «ai margini della viabilità antica» tra il 1968 ed il 1969 (Spaziano 2004, p. 221).

[xi] De Nino 1901, pp. 441-442

Bibliografia / Cartografia

  • Buonocore M. 2004, Le testimonianze epigrafiche, in S. Lapenna ( a cura di), Gli Equi tra Abruzzo e Lazio, Catalogo della mostra, Sulmona, pp. 89-98.
  • De Nino A. 1901, VI. Carsoli, in NSc, pp. 441-442.
  • Molinari A. 1990, Le ceramiche rivestite bassomedievali, 4.maiolica arcaica: Ciotole carenate, in L’esedra della Crypta Balbi nel Medioevo (XI-XV secolo) 2, Firenze, pp. 357-484.
  • Saladino L. 2000, I monasteri benedettini nell’Abruzzo interno. Insediamenti, infrastrutture e territorio tra VIII e XI secolo, Roma.
  • Spaziano P. 2004, I fregi dorici di Carsoli, in S. Lapenna ( a cura di), Gli Equi tra Abruzzo e Lazio, Catalogo della mostra, Sulmona, pp. 221-224.