Borgia (CZ). Il Parco Archeologico "Scolacium"

Scolacium_anfiteatro
Tipologia bene scavato
Luogo ad uso pubblico - Anfiteatro
Regione / Stato estero
Calabria
Provincia
Catanzaro
Comune
Borgia
Localizzazione specifica
Roccelletta
Nome antico del sito
Scolacium
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Tipologia finanziamento
Fondi Europei APQ SPA 27
Entità finanziamento
Euro 1.800.000
Anno campagna di scavo
2010-2011
Responsabile di cantiere
Maria Grazia Aisa
Responsabile scientifico
Maria Grazia Aisa
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

Indagini mirate e programmate nell'ambito dell'APQ SPA 27 hanno portato alla luce una porzione significativa dell'edificio, già noto grazie agli affioramenti di brani murari tra la folta vegetazione spontanea ed ulivi ed a limitate indagini degli anni '60 del secolo scorso. La campagna di ricerche 2010-2011, che si è giovata dei necessari e contestuali lavori di consolidamento e restauro di oltre l'80% delle strutture rinvenute, ha messo in luce quello che al momento è l'unico anfiteatro dell'attuale Calabria.

Scolacium: l'anfiteatro

L'edificio sorge in un settore marginale della colonia romana di Scolacium ed è probabile che il luogo scelto sfrutti una depressione naturale, ampliata e riadattata con l'impianto di muraglioni radiali in opera incerta con ammorsature e cinte di mattoni, integrati da strutture curvilinee, basate su uno schema ellittico. La tipologia edilizia riprende in parte le caratteristiche principali del tipo edilizio tardo repubblicano che sfrutta al massimo «le condizioni naturali del terreno [...]» e rientra nella «categoria che J.-Cl. Golvin definisce a struttura piena» (P. Gros). L'anfiteatro scolacense (con asse maggiore di ca. 85,50 m e asse minore all'incirca di 65 m, arena con assi di ca. 45 m e 32 m) fu realizzato impiantando nel settore collinare strutture radiali che si innestano sul muro perimetrale, creando vani trapezoidali allungati privi di finestre, in parte agibili, ed in parte costruendo cassoni sotterranei coperti in alcuni casi da volte a botte, su cui si impiantavano le gradinate della cavea. Lungo il settore orientale si edificò invece un settore «a struttura cava», della quale sono stati portati alla luce significativi elementi superstiti, relativi ad almeno due livelli con arcate e volte in concrezione di laterizi e pietrame. Quella più bassa, che si sviluppa sull'asse maggiore dell'anfiteatro, fungeva quasi sicuramente anche da entrata all'arena (vomitorium). Ai lati di esso erano posti altri due vomitoria minori che permettevano agli spettatori di raggiungere i settori superiori della cavea, con soluzioni architettoniche e funzionali riscontrabili nell'anfiteatro di Grumento. Della facciata esterna si conservano parti in opera incerta e opera testacea, con robusti contrafforti in punti strutturalmente significativi.

Riguardo all'organizzazione generale del monumento, varie indicazioni ottenute dallo scavo ed in parte già note in precedenza permettono di ipotizzare due ampi moeniani con forte inclinazione verso l'arena e forse un terzo moeniano più stretto, posto in basso, prossimo all'arena, a diretto contatto con il poderoso muro del podio in opera testacea, che garantiva la sicurezza degli spettatori dell'ima cavea e che è contraddistinto dalla presenza di vani di accesso dall'arena con scale in pietra locale.

Se nulla al momento si può dire dell'arena (ancora da raggiungere), riguardo alle gradinate per gli spettatori si può affermare che nelle zone mediane e basse erano costituite da elementi in pietra locale (calcarenite bianca) accuratamente sbozzati, mentre in altri settori probabilmente dovevano essere lignee.

Tra fine III e IV secolo un settore abbandonato dell'edificio fu occupato da una sontuosa dimora posta su varie terrazze (in gran parte distrutta, come i resti dell'anfiteatro, dai lavori agricoli tra XIX e XX secolo), su cui si sovrappose tra V e VI secolo un'altra costruzione con poderose fondazioni che tagliano le preesistenze e sfruttano in parte i resti dell'anfiteatro.

Le ricerche in corso stanno cercando di puntualizzare la datazione dell'edificio che sembrerebbe impiantarsi nel I secolo d.C., con significativi rimaneggiamenti e ristrutturazioni di II sec. d.C., in un settore collinare già frequentato in età greca (si segnalano al momento frammenti di ceramiche da mensa a v.n., da cucina e da stoccaggio di V-IV sec. a.C. e una moneta di bronzo di Crotone) e tra l'età repubblicana (frammenti ceramici e moneta di bronzo) e la prima età augustea. Importanti indizi (tra cui una brocchetta RMR), infine, testimoniano un'occasionale occupazione di settori dell'edificio tra seconda metà del XIII e XIV secolo, in rapporto all'uso dell'abbaziale di S. Maria della Roccella come fortificazione.