Torre Melissa (KR). La necropoli e l'edificio monumentale

Melissa_edificio A
Tipologia bene scavato
Sito pluristratificato
Regione / Stato estero
Calabria
Provincia
Crotone
Comune
Melissa
Localizzazione specifica
Torre Melissa, Località Valle di Casa
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Tipologia finanziamento
Fondi ordinari 2008
Entità finanziamento
Euro 200.000
Anno campagna di scavo
2011
Responsabile di cantiere
Maria Grazia Aisa
Responsabile scientifico
Maria Grazia Aisa
Datazione bene scavato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene scavato: A
199 a.C. - 476 d.C.

Descrizione campagne

Nel territorio di Melissa, in località Valle di Casa di Torre Melissa è stata condotta la prima campagna di scavo per la verifica della consistenza archeologica del sito in cui nel giugno 2007 si rinvennero, durante lavori di costruzione di un edifico residenziale, diversi elementi di fregio, blocchi squadrati in arenaria e rocchi di colonna, allora recuperati con tempestività dai Carabinieri del NTPC di Cosenza e da personale dell'Ufficio Scavi di Crotone.

Lo scavo, della durata complessiva di ca. 3 mesi, ha permesso di individuare, a ca. 3,50 m dall'attuale p.d.c., tombe e strutture di età ellenistica e romana, che, data l'entità delle risorse disponibili, sono state indagate solo parzialmente. Infatti, si è scelto di eseguire un approfondimento nell'area già parzialmente scavata, dove, sotto pochi centimetri dal piano allora raggiunto, è stata portata alla luce una vasta area archeologica ancora sostanzialmente intatta.

Nel settore centrale e nord-occidentale si osserva, scavata limitatamente alle creste dei muri, la porzione centro-orientale di una imponente struttura, denominata Edificio A, il cui lato lungo si pone sull'asse est-ovest; di questo si osserva nella sua interezza il solo lato breve orientale (misura 13,65 m, per uno spessore di 0,80 m). Coperto da strati di crollo ed ancora da indagare nella sua quasi totalità, presenta varie fasi edificatorie. Internamente si trovano due ambienti che, sfruttando alcuni setti murari appartenenti alla fase costruttiva, vengono adattati in età ellenistica con destinazione  funeraria. L'ambiente 2, la cella più interna, non ancora indagata, presenta i muri intonacati ed affrescati in rosso. Nell'ambiente 1, nei terreni di riempimento, sono stati rinvenuti numerosi frammenti di statuine fittili di cavalli e guerrieri che rimandano a produzioni tarantine della seconda metà del IV sec. a. C. forse applicati alle pareti. L'uso di questi elementi decorativi, attestati in contesti funerari di età ellenistica (si pensi ai materiali similari rinvenuti nella tomba a camera di Laos o nelle tombe a camera Tarantine) fanno pensare che l'Edificio A, se confermata la funzione funeraria, ci metterebbe di fronte alla più monumentale delle tombe italiche ad oggi rinvenute nel Bruzio, con una doppia cella che richiama lo schema proprio delle coeve tombe macedoni. Sicuramente la struttura si data, in base alle evidenze rinvenute, entro i decenni finali del IV sec. a.C. e verosimilmente doveva ospitare un personaggio di rango elevato della comunità Brettia dell'entità cantonale che faceva capo alla vicina città di Petelia.

Melissa: l'edificio A

A sud dell'edificio A sono state recuperate altre due tombe di età ellenistica. Nell'angolo Sud orientale è stata scavata una struttura rettangolare (dimensioni ca. 3,90 x 2,35 m) orientata Nord Sud (Struttura 2), saccheggiata in antico, probabilmente una tomba a camera che, dai frammenti recuperati, sembra datarsi all'età ellenistica. Una seconda tomba (tomba 2) ad incinerazione indiretta è stata rinvenuta poco più ad ovest; è costituita da una fossa terragna in cui sono stati recuperati sette vasi in ceramica a vernice nera, tra cui un askòs, una kylix, un guttus, una coppa baccellata con piccolo piede, una lucerna e, infine, un coppa su piede, databili tra la fine del IV e la metà del III sec. a.C., con accanto le tracce relative al rogo di combustione.

Nella campagna di scavo di quest'anno, inoltre, è stato possibile confermare l'ipotesi della presenza di un edificio monumentale, nell'angolo nord-occidentale, grazie al recupero di numerosi blocchi di arenaria squadrati, frammenti di rocchi di colonna, del fregio (di stile dorico) e dell'architrave, riconducibili a quelli rinvenuti nel 2007. Non intaccata dallo scasso la restante porzione della colonna ionica (?) è stata rinvenuta in crollo appena a nord. La regolare disposizione dei rocchi e la loro connessione fa ipotizzare un crollo simultaneo, dovuto ad un evento sismico probabilmente verificatosi entro la fine del II sec. a.C.

In seguito all'evento sismico il sito viene abbandonato e nel terreno alluvionale che ha coperto la colonna in crollo, in età romana (tra i decenni finali del I sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C.), si impianta una tomba alla cappuccina in cui si rinviene un'olla contenente le ossa combuste di un infante. Posteriormente all'evento sismico va collocato un riuso dell'Ambiente 2 dell'Edificio A dove si rintraccia una deposizione multipla e simultanea di 14 individui di varia età e di entrambi i sessi probabilmente legata ad eventi catastrofici, forse ad un'epidemia.