Lucone di Polpenazze (BS). Scavo del sito palafitticolo D

Lucone di Polpenazze_Il cranio umano, attribuibile probabilmente a un bambino di 3-4 anni
Tipologia bene scavato
Insediamento - Villaggio palafitticolo
Regione / Stato estero
Lombardia
Provincia
Brescia
Comune
Polpenazze del Garda
Localizzazione specifica
Lucone
Coordinate geografiche
Lat 45°32'52.99"N Long 10°29'39.42"E
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia
Tipologia scavo
Concessione
Concessionario
Museo Archeologico della Valle Sabbia — Comune di Gavardo
Sponsor
Fondazione della Comunità Bresciana, Comune di Gavardo, Comune di Polpenazze del Garda, Regione Lombardia
Entità finanziamento
Euro 27.772,00
Anno campagna di scavo
2012
Responsabile di cantiere
Marco Baioni
Responsabile scientifico
Marco Baioni
Datazione bene scavato: DA
Fino al 900 a.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

Dal 2 luglio 2012 sono riprese le ricerche del Museo Archeologico della Valle Sabbia nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze, iniziate nel 2007 e sostenute economicamente dal Comune di Gavardo con il contributo di Regione Lombardia, nell’ambito di una serie di progetti sulle palafitte del Garda che hanno avuto come partner i comuni di Polpenazze del Garda e Desenzano del Garda.

Il Lucone è un ampio bacino del settore nord-occidentale dell’anfiteatro morenico del Garda, anticamente occupato da uno specchio d’acqua che venne bonificato in epoca rinascimentale.

Lucone di Polpenazze_Panoramica dell’area del Lucone

Fig.1. Panoramica dell’area del Lucone, un ampio bacino dell’anfiteatro morenico del Garda, anticamente occupato da uno specchio d’acqua, bonificato in età rinascimentale.

Il sito, a differenza di altri bacini inframorenici, non conobbe ricerche ottocentesche e venne praticamente riscoperto negli anni ’50 e ’60. Dal 1965 al 1971 P. Simoni dell’Associazione Gruppo Grotte Gavardo, su incarico della Soprintendenza, avviò i primi scavi (Lucone A). Le ricerche successive hanno individuato cinque aree (denominate A, B, C, D, E), verosimilmente corrispondenti ad insediamenti di tipo palafitticolo. Dal punto di vista cronologico il bacino del Lucone, dopo una fase tardo-neolitica rappresentata dal Lucone C, risulta abitato stabilmente per tutto il Bronzo Antico e in alcuni punti anche durante il Bronzo Medio iniziale. Nel Bronzo Medio avanzato si assiste a una forte contrazione delle aree abitate e col Bronzo Recente il bacino sembra abbandonato. Di recente il sito di Polpenazze è stato iscritto nella lista del patrimonio dell’Umanità UNESCO nell’ambito del sito seriale transnazionale “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”.

Il Lucone D, oggetto delle nuove ricerche, venne individuato da G. Bocchio nel 1986 e fu allora oggetto di una breve campagna di scavo, i cui risultati sono editi (Bocchio 1988).

Lucone di Polpenazze_La tensostruttura a doppio spiovente

Fig.2 La tensostruttura a doppio spiovente (16x20m) posta a protezione dell’area dello scavo (area Lucone D).

Lucone di Polpenazze_Una parte dell’area di scavo del Lucone D durante la campagna 2011

Fig.3 Una parte dell’area di scavo del Lucone D durante la campagna 2011.

Le ricerche in loco sono riprese nel 2007 sotto la direzione dello scrivente e coinvolgono attualmente una superficie di 195 mq. Il sito è databile alla fase più antica del Bronzo Antico (Bronzo Antico 1) e presenta almeno due fasi insediative ben individuabili nella stratigrafia e correlabili con le due principali fasi cronologiche definite dalle analisi dendrocronologiche. La fase più antica, terminata con un incendio, è attualmente databile al 2034-33 a.C., mentre gli abbattimenti dei pali di seconda fase datano al 1969 a.C.

La campagna 2012

La campagna di scavo 2012, che si concluderà agli inizi di ottobre, interessa proprio i livelli della palafitta della prima fase insediativa a partire da quelli dell’incendio che ha portato alla sua distruzione. Questo evento, che ora possiamo dire con sicurezza coinvolse l’intero areale del settore scavato, determinò il crollo di vari elementi strutturali in legno lavorati, tra cui tavole e travi, che cadendo direttamente nell’acqua o comunque in un contesto molto umido si sono conservati e consentono osservazioni piuttosto dettagliate sulla tecnologia delle costruzioni in legno dell’epoca. Insieme agli elementi strutturali l’incendio e il crollo coinvolsero manufatti di varia tipologia e materiale (ceramica, pietra, osso, metallo), spesso in eccezionale stato di conservazione.

Un vaso contenente cereali

Quest’anno ad esempio tra la ricca messe ceramica si può citare lo straordinario rinvenimento di un grande vaso di forma biconica, parzialmente frammentato in loco e deformato dall’esposizione al calore, conservante ancora parte del suo contenuto di spighe di cereali. Un vaso molto simile, anch’esso contenente cereali carbonizzati, era stato rinvenuto nelle vicinanze durante la campagna 2011.

Un cranio umano in palafitta

Nella porzione nord-occidentale dello scavo, quella rivolta verso quello che allora era il centro del lago e laddove la stratigrafia del sito mostra chiaramente una maggiore potenza, immediatamente sopra allo strato pertinente all’incendio è stato rinvenuto un cranio umano, attribuibile per dimensioni e attraverso una sommaria analisi dentaria a un bambino di 3-4 anni.

Lucone di Polpenazze_Il cranio umano, attribuibile probabilmente a un bambino di 3-4 anni

Fig.4 Il cranio umano, attribuibile probabilmente a un bambino di 3-4 anni, rinvenuto nel corso della campagna di scavo 2012.

Il cranio, privo di mandibola, è stato rinvenuto in corrispondenza di un sottilissimo livello torboso, sopra a due grandi travi subparallele in giacitura orizzontale. Per una superficie di circa 2 mq l’area risultava coperta da un sottile strato di corteccia di albero (ontano?), che copriva anche il reperto umano. La scoperta riveste naturalmente un’importanza straordinaria, innanzitutto perché si ricollega al tema del culto dei crani in ambito palafitticolo, questione ampiamente dibattuta e scarsamente corredata di dati provenienti da scavi moderni. In secondo luogo il fatto che sia di bambino apre un’altra serie di interrogativi sul trattamento degli immaturi nelle pratiche funerarie. Per le deduzioni finali si rimanda a un momento più avanzato della ricerca. Per ora sono in corso accertamenti per capire se si tratti di un resto umano che era conservato nella palafitta bruciata, oppure se la deposizione del cranio possa essere inquadrata in un momento di rifondazione delle strutture, quale rito di fondazione di una casa (?).

Due straordinarie falci

L’asportazione degli ultimi lembi appartenenti ai depositi formati durante la seconda fase di vita della palafitta, in due punti differenti del villaggio ha portato al rinvenimento di due falcetti in legno con lame in selce trattenute da mastice.  Essi rappresentano due differenti tipologie di falce in legno. Entrambe presentano una profonda incisione in cui sono inserite lame in selce a ritocco piatto, trattenute da un mastice di origine vegetale. Il primo è però un coltello messorio a corpo rettilineo desinente in un’appendice ricurva.

Lucone di Polpenazze_Coltello messorio a corpo rettilineo

Fig.5 Coltello messorio a corpo rettilineo che conserva ancora le lame in selce fissate da un mastice di origine vegetale e, accanto, resti del fodero in materiale vegetale.

Esemplari di questo tipo provengono da Barche di Solferino, Bande di Cavriana (MN), Polada di Lonato, Lucone di Polpenazze (sito A), Lavagnone di Desenzano (BS) e Ledro (TN). L’altro esemplare è sempre una falce in legno con armatura in selce, ma con corpo ricurvo, detto a mandibola, e manico distinto in un’impugnatura.

Lucone di Polpenazze_Falcetto in legno

Fig.6 Falcetto in legno con armatura in selce e corpo ricurvo del tipo “a mandibola”.

Questo tipo risulta presente a Barche, Bande, Polada e Lavagnone e Ledro. Secondo alcuni autori il primo tipo sembrerebbe più antico, come attesterebbe la situazione di Bande di Cavriana, dove un coltello messorio proviene da livelli del Bronzo Antico iniziale (scavo 1981), mentre una falce ricurva proviene dallo strato V del 1974, databile al Bronzo antico finale. I recenti rinvenimenti al Lucone sembrerebbero provare l’utilizzo di entrambi i tipi in un momento posteriore al 1969 a.C., forse, come qualcuno ha suggerito, con funzioni differenti.

Marco Baioni

Bibliografia / Cartografia

I nuovi scavi devono ancora essere editi; per le precedenti pubblicazioni si veda:

  • Bocchio G., Saggio stratigrafico presso Lucone D. Polpenazze del Garda (BS), in “Annali del Museo – Gavardo” (1988), pp. 15-43.
  • Martinelli N., Le strutture lignee dell’abitato di Lucone di Polpenazze (BS). Indagine dendrocronologica e tecnomorfologica, in “Annali del Museo – Gavardo” (1988), pp. 45-60.
  • Poggiani Keller R., Binaghi Leva M.A., Menotti E.M., Roffia E., Pacchieni T., Baioni M., Martinelli N., Ruggiero M.G., Bocchio G., Siti d’ambiente umido della Lombardia:rilettura di vecchi dati e nuove ricerche, in Della Casa Ph., Trachsel M.(eds), WES’04, Wetland Economies and Societies. Proceedings of the Interational Conference in Zurich, 10-13 March 2004, Collectio Archaeologica 3, Zurich 2005, pp. 233-250.
  • Baioni M., Bocchio G., Mangani C., Il Lucone di Polpenazze: storia delle ricerche e nuove prospettive, in Atti del XVI Convegno Archeologico Benacense, Cavriana, 2005, in “Annali Benacensi” XIII-IV (2007), pp. 81-102.