Lucera (FG). Castello

Lucera_Panoramica dell'area di scavo vista da N.
Tipologia bene scavato
Insediamento - Castello
Regione / Stato estero
Puglia
Provincia
Foggia
Comune
Lucera
Localizzazione specifica
Monte Albano
Coordinate geografiche
41°30'31” N, 15°19'21” E
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Tipologia finanziamento
P.O. 2009 — CAP 7435/01; Programmazione del gioco del Lotto
Entità finanziamento
Euro 310.000,00
Anno campagna di scavo
2011
Responsabile di cantiere
Luciano Piepoli, Giuseppina Caliandro, Paola Spagnoletta
Responsabile scientifico
Antonio De Siena, Italo M. Muntoni
Datazione bene scavato: DA
477 d.C. - 1492
Datazione bene scavato: A
477 d.C. - 1492

Descrizione campagne

Nell'ambito di un più ampio progetto di recupero e valorizzazione del Castello e Fortezza svevo angionia, sono state svolte indagini archeologiche preliminari nell'area dei cd. Casoni Angioini. Si tratta di alloggiamenti per famiglie di artigiani e soldati provenzali, il cui insediamento a Lucera fu promosso dal re Carlo I d'Angiò all'interno della fortezza da lui fatta edificare tra il 1271 e il 1282. La costruzione di 65 domos pro habitacione incolarum ebbe inizio a partire dal 1275 e sembra essersi conclusa nel corso del 1278. Le case a pianta rettangolare allungata, di 6 canne di lunghezza (m 12,65) e 3 canne di larghezza frontale (m 6,32), occupano, con un fitto tessuto di edifici tra loro paralleli, gran parte dell'area della fortezza. L’intervento archeologico (fig. 1), che ha portato alla luce un’articolata sequenza stratigrafica compresa tra l’Età tardoantica e il Basso Medioevo, ha interessato la superficie interna di due di queste case affiancate e il vicolo (strictula) da esse delimitato, posti a ridosso delle mura orientali della fortezza ex parte Lucerie.

Lucera_Panoramica dell'area di scavo vista da N.

Fig. 1 - Panoramica dell'area di scavo vista da N.

La testimonianza più antica individuata è costituita da un setto murario, messo in luce parzialmente nel Casone II, costituito da laterizi legati con malta e disposti su filari regolari. Questo muro successivamente al suo disuso viene parzialmente sfruttato prima come parete di una tomba terragna (T4) e in un secondo momento come fondazione di un edificio di cui si conservano solo due muri perpendicolari tra loro. La tomba, orientata NO/SE e priva della copertura, conteneva i resti di un individuo femminile adulto e non ha restituito elementi di corredo (fig. 2).

Lucera_Particolare del Casone II: le strutture murarie tardoantiche con i piani di frequentazione, i resti del crollo, le fosse sepolcrali successive e i resti delle attività di cantiere antecedenti la realizzazione dei Casoni.

Fig. 2 - Particolare del Casone II: le strutture murarie tardoantiche con i piani di frequentazione, i resti del crollo, le fosse sepolcrali successive e i resti delle attività di cantiere antecedenti la realizzazione dei Casoni.

Sempre nel Casone II sono state portate alla luce altre due sepolture terragne (T2, T5) riferibili ad una successiva occupazione funeraria dell’area. Si tratta di due fosse orientate in senso NO/SE e ricavate nel piano di calpestio pertinente al vano verosimilmente di Età tardoantica illustrato in precedenza. Sulla base di considerazioni di carattere stratigrafico e della tipologia delle sepolture, di cui una riferibile ad un individuo infantile, è possibile ascrivere queste due tombe genericamente all’Alto Medioevo.

Probabilmente durante questo periodo si verifica il crollo parziale dell’ambiente tardoantico, i cui resti sono stati individuati immediatamente a NE di esso, sia nel Casone II che nello spazio (strictula) tra i due Casoni.

Una terza fase di occupazione funeraria dell’area è testimoniata dall’individuazione nel Casone II di altre due sepolture (T1, T3), anch’esse orientate NO/SE ed entrambe del tipo a cassa. La T1 accoglieva una deposizione infantile non in connessione anatomica e in pessimo stato di conservazione. La T3, che al momento del rinvenimento era chiusa da grandi tegole di terracotta frammentate, conteneva i resti di un individuo infantile maschile anch'esso privo di corredo.

In una fase successiva si verifica un’intensa attività di spoliazione delle strutture murarie presenti nell’area, testimoniata dalla presenza di numerose fosse che tagliano alcune delle strutture appena citate (fig. 3).

Lucera_Panoramica dei tre settori di scavo: in alto, l'area del Casone II con i resti delle fasi di frequentazione più antiche. Al centro, il vicolo con i resti di frequentazione anteriori alla realizzazione dei Casoni.

Fig. 3 - Panoramica dei tre settori di scavo: in alto, l'area del Casone II con i resti delle fasi di frequentazione più antiche. Al centro, il vicolo con i resti di frequentazione anteriori alla realizzazione dei Casoni.

Verosimilmente in Età bassomedievale sono collocabili le tracce di un’attività di cantiere testimoniata dalla presenza, tra il Casone II e la strictula tra i due Casoni, di una gettata di calce di notevole estensione e spessore e da alcune buche pertinenti a strutture deperibili.

In Età angioina l’intera area indagata è occupata da spessi strati di macerie funzionali all’obliterazione delle preesistenze e alla realizzazione dei due Casoni. In un primo momento vengono edificati i muri perimetrali degli edifici, successivamente si verifica l’aggiunta, a ridosso dei muri lunghi, di strutture a pianta quadrangolare aventi la duplice funzione di contrafforti e di sostegno al sistema di tubuli che conduceva le acque reflue dal tetto al canale in muratura (fig. 4) che corre, con pendenza E-O, lungo il fronte N dei Casoni, comportando di fatto un cambio di destinazione d’uso dello spazio intermedio tra i Casoni I e II.

Lucera_Panoramica del vicolo tra i due casoni: in primo piano, l'impianto di canalizzazione e i resti dei tubuli di raccordo; sullo sfondo, le fondazioni quadrangolari dei cosiddetti “contrafforti”.

Fig. 4 -Panoramica del vicolo tra i due casoni: in primo piano, l'impianto di canalizzazione e i resti dei tubuli di raccordo; sullo sfondo, le fondazioni quadrangolari dei cosiddetti “contrafforti”.

Italo M. Muntoni

Bibliografia / Cartografia

  • M. Fabbri, Nuove indagini archeologiche sul Monte Albano di Lucera (campagna di scavo 2004), in G. Volpe, M.J. Strazzulla, D. Leone (a cura di), Storia e archeologia della Daunia. In ricordo di Marina Mazzei (Atti delle giornate di studio, Foggia 19-21 maggio 2005), Edipuglia: Bari 2008, pp. 327-341.
  • A. Haseloff, Architettura sveva nell’Italia meridionale (ed. orig. Die Bauten der Hohenstaufen in Unteritalien, Leipzig 1920), a cura di M.S. Calò Mariani, Adda Editrice: Bari, 1992.
  • N. Tomaiuoli, Lucera, il palazzo dell’imperatore e la fortezza del re, Leone Editrice: Foggia, 2005.
  • D.B. Whitehouse, Ceramiche e vetri medioevali provenienti dal Castello di Lucera, in “Bollettino d’Arte” LI (III-IV), 1966, pp. 171-176.