Santa Maria del Cedro (CS). Laos

Tipologia bene scavato
Insediamento - Area urbana
Regione / Stato estero
Calabria
Provincia
Cosenza
Comune
Santa Maria del Cedro
Localizzazione specifica
Marcellina
Nome antico del sito
Laos
Coordinate geografiche
Lat 39°45’59.38’’N Long 15°49’30’’E (Google Earth; http://www.pcn.minambiente.it/PCN/)
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Tipologia finanziamento
Fondi APQ Beni Culturali “Valorizzazione area archeologica di Laos - Marcellina”
Entità finanziamento
Euro 500.000,00 + 500.000,00
Anno campagna di scavo
2008; 2010-2011
Responsabile di cantiere
Responsabile di cantiere: Gregorio Aversa
Responsabile scientifico
Gregorio Aversa
Datazione bene scavato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

La città greca di Laos, sul versante tirrenico della Calabria, fu fondata da Sibari. Situata ai confini meridionali del territorio lucano, la città ne fu progressivamente annessa e vide l'impiantarsi di popolazioni italiche che assorbirono probabilmente i discendenti dei coloni greci. Ne seguì lo sviluppo di una cultura particolare, scaturita dall'incontro di due mondi, greco e indigeno.

Scoperto nel 1929 durante i lavori di costruzione della strada Napoli-Reggio Calabria, il sito è stato al centro di varie esplorazioni sotto la direzione di E. Galli (1929) e di P.G. Guzzo (poi G.F. La Torre), E. Greco e A. Schnapp (1973-1994). Dal 2008 i resti della città lucana e tutta la zona intorno sono al centro di un nuovo programma di ricerca, frutto di una collaborazione tra varie istituzioni italiane e francesi.

Nell'ambito di un più complessivo progetto di valorizzazione, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, sono state acquisite nuove aree e realizzate due campagne di scavo archeologico.

Giugno-ottobre 2008

L'indagine ha interessato il prolungamento verso Sud del grande asse stradale (plateia A) all'incrocio con la strada 4. In questo settore dell'abitato sono stati scoperti i resti di un blocco edilizio definito a Nord dall'incrocio della plateia con la strada 4 e a Sud da una canalizzazione monumentale che, anch'essa perpendicolare alla plateia, ne interrompeva la continuità a distanza di circa 35 m.

Il nuovo complesso edilizio individuato (denominato ‘Edificio con cortile') non presenta al suo interno ambienti o partiture - fatti salvi i vani A e B -, mentre sui muri perimetrali Nord ed Est vede impostarsi, ortogonalmente ad intervalli regolari, piccoli setti murari di eguale dimensione (0,80 x 0,50 m), i quali definiscono una sorta di portico poco profondo. Nell'area centrale del vasto atrio sono presenti apprestamenti e vasche per la lavorazione dell'argilla. Sulla base della disposizione degli ambienti è possibile ipotizzare un accesso sul lato Sud, dove sono visibili uno stretto vestibolo di accesso, con ai lati almeno due stanze, attraverso il quale si passa ad un ulteriore atrio aperto. Le dimensioni totali del complesso sembrano essere pari a 700 mq. e per ordine di grandezza sembrano assimilabili alle altre grandi residenze del ceto aristocratico lucano già indagate. L'organizzazione interna all'edificio sembrerebbe suggerire una destinazione funzionale non abitativa, ma forse di tipo artigianale collegata alla lavorazione dell'argilla a fini economici e produttivi. Le sequenze stratigrafiche forniscono, per quanto concerne l'abbandono, una datazione intorno alla prima metà del III sec. a.C.

Giugno 2010-gennaio2011

La seconda campagna ha visto il completamento dello scavo della "Casa con la rampa", la cui estensione complessiva (23x38 m) si conferma maggiore nel senso della lunghezza di quanto sinora ritenuto, per una superficie totale di 874 mq. Mentre nella parte occidentale (già interamente messa in luce negli anni Novanta) essa si dispone in piano, nella sua porzione orientale gli ambienti sono concepiti in modo da compensare i modesti dislivelli del declivio naturale (tra i 90 e i 160 cm). Gli ambienti che compongono l'estremità orientale dell'edificio (in particolare il vano beta, i cui crolli sono stati rimossi per intero) hanno rivelato la presenza di una fitta serie di pithoi in terracotta per lo stoccaggio di derrate alimentari. Il grande ambiente delta, posto in asse rispetto al cortile e all'ingresso principale della casa, costituiva un vasto disimpegno da un lato per il vano T sull'angolo nord-orientale della casa, dall'altro per un simmetrico ambiente epsilon posto sull'angolo sud-orientale. L'estremità orientale della casa molto probabilmente affacciava su un incrocio stradale, invaso nell'ultima fase di vita della città da una struttura edilizia con murature dalla tessitura poco consistente (ambiente alpha).

Scavi Laos

Bibliografia / Cartografia

  • E. Greco, S. Luppino, A. Schnapp, Laos I. Scavi a Marcellina 1973-1985, Taranto 1989.
  • E. Greco (cur.), Città e territorio nelle colonie greche d'Occidente II, Laos, Taranto 1995.
  • F.G. La Torre, Blanda, Lavinium, Cerillae, Clampetia, Tempsa : Lucania et Bruttium I, Firenze 1999.
  • P. Munzi Santoriello, "Les fours de potiers et la production céramique à Laos (Calabre)", in J.-P. Brun (cur.), Artisanats antiques d'Italie et de Gaule. Mélanges offerts à Maria Francesca Buonaiuto, Napoli 2009, pp. 265-283.
  • G. Aversa, A. Duplouy, V. Nizzo et A. Zambon, " Recherches archéologiques à Laos-Marcellina Calabre, CS)", in MEFRA 122, 2010, pp. 320-330.
  • V. Amato, G. Aversa, L. Cavassa, A. Duplouy, F. Filocamo, P. Munzi, A. Santoriello, F. U. Scelza, A. Zambon, « Recherches Archéologiques à Laos-Marcellina (Calabre, CS) », in MEFRA 123, 2011, pp. 311-319.