Torino (TO), Via Botero 3. Strutture residenziali di età romana

Torino, via Botero 3. Veduta dei resti della domus
Tipologia bene scavato
Struttura abitativa - Domus
Regione / Stato estero
Piemonte
Provincia
Torino
Comune
Torino
Localizzazione specifica
Va Botero
Nome antico del sito
Augusta Taurinorum
Coordinate geografiche
45.07270;7.68013
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Tipologia finanziamento
Finanziato dal committente
Anno campagna di scavo
2010, 2011
Responsabile di cantiere
Monica Girardi
Responsabile scientifico
Luisella Pejrani Baricco
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

Lo scavo archeologico è stato preliminare alla ridefinizione dell’isolato di San Secondo, parzialmente distrutto nel corso dei bombardamenti del 1942. L’area, utilizzata come parcheggio, era nota da tempo per un manufatto lapideo addossato al rudere di una parete, che studi locali interpretavano come colonna di un edificio pubblico romano, ma che si è rivelato invece composto da blocchi di un condotto idrico di età romana, ricollocati in età moderna con la funzione di caditoia delle acque piovane del palazzo. Gran parte dell’area era occupata dai resti delle cantine ottocentesche e soltanto nei due piccoli cortili del settore orientale si sono individuate strutture residenziali di epoca romana, intaccate da pozzi e canalizzazioni di età moderna.
Nel cortile più grande, rivolto verso via Garibaldi, sono affiorati, a partire da una quota di -50 cm dal piano iniziale, i resti di una domus costituiti da due ambienti adiacenti (fig. 1): un vasto vano pavimentato a mosaico e, a ovest, un ambiente più piccolo con piano in opera cementizia.

Torino, via Botero 3. Veduta dei resti della domus

Fig. 1. Torino, via Botero 3. Veduta dei resti della domus

L’ampiezza complessiva del vano principale non è ricostruibile, ma la superficie musiva copriva un’area di almeno 9,3 x 5,6 m. e presenta una decorazione a tappeto con crocette bianche su fondo nero incorniciata da una banda a fasce bianche e nere che delimita il bordo monocromo nero. Lo schema ornamentale a crocette bianche o nere su fondo monocromo è ovunque fra i più diffusi in epoca imperiale, ma gli esempi torinesi riconsiderati nell’ambito del recente riesame dell’edilizia privata della città, suggeriscono di assegnare anche questo decoro alla fase di radicale ristrutturazione delle domus avvenuta in città nel II secolo, quando si generalizza l’uso delle pavimentazioni musive. Ne è prova il fatto che il vano a mosaico si sovrappone a strutture più antiche demolite e appartiene dunque all’ultima fase edilizia della domus, connessa  al raddoppio della parete orientale del vano con pavimentazione cementizia. Quest’ultimo era già presente nella prima fase, con piano di calpestio costituito probabilmente da un sottile battuto in malta. Alla seconda fase edilizia appartengono i rivestimenti ad intonaco dipinto di rosso di entrambi i prospetti.
Durante il suo periodo di vita il mosaico è stato in più punti ripreso con piccoli rappezzi messi in opera con le stesse tessere delle parti danneggiate e riconoscibili per la tessitura più irregolare e grossolana e il diverso orientamento nella disposizione delle tessere. Un’ultima fase di utilizzo del piano pavimentale è infine testimoniata dall’impianto di una piccola struttura lignea composta da una fila di pali che tagliano il mosaico; l’incendio dei supporti lignei e la fusione di alcuni elementi metallici (i chiodi della copertura?) sono probabilmente la causa delle tracce di alterazione della superficie del pavimento. Nel livello di bruciato determinato dall’incendio sono state ritrovate alcune monete, due delle quali risalenti alla metà del IV secolo (Costanzo II, 337-361; Magnenzio, 350-353).
La domus sembra essere stata utilizzata ancora in epoca tardo-antica, come è ipotizzabile sulla base dei ritrovamenti ceramici negli strati di crollo, tra i quali vi è una quantità abbastanza rilevante di ceramica a vetrina pesante; dalla pulizia superficiale del crollo sopra il pavimento cementizio proviene inoltre una moneta d’oro di Onorio (395-423).
Nel cortile sud-est, dove lo scavo archeologico è stato completato, si sono documentati i resti molto parziali di due ambienti, uno dei quali pavimentato in cementizio; anche questo settore residenziale è caratterizzato da due fasi costruttive principali.
Sul fondo di una delle cantine sono emersi i resti di una vasca rettangolare semi-interrata e collegata a una piccola struttura a pozzo rettangolare in laterizi e malta,  nella quale confluiva una canaletta tubulare fittile. Non è chiaro se l’impianto fosse adibito ad uso privato oppure fosse funzionale alla redistribuzione dell’acqua pubblica.

Luisella Pejrani Baricco

Bibliografia / Cartografia

  • L. PEJRANI BARICCO, S. RATTO, M. GIRARDI, V. CABIALE, Torino, via Botero 3. Strutture residenziali e blocchi di acquedotto di età romana, in “Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte”, 27, c.s.