Macerata (MC). Acquedotto

Macerata. Tratto dell’acquedotto romano rimesso in luce nei pressi di Ricina (Macerata, Villa Potenza)
Tipologia bene scavato
Infrastruttura idrica - Acquedotto
Regione / Stato estero
Marche
Provincia
Macerata
Comune
Villa Potenza
Localizzazione specifica
S. Maria in Selva (CTR 303050 )
Nome antico del sito
Ricina
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche
Tipologia scavo
Conduzione diretta in applicazione L.163/2006 e procedure analoghe
Anno campagna di scavo
2011
Responsabile di cantiere
Laura Casadei, Alessandro Albertini
Responsabile scientifico
Nicoletta Frapiccini
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A
199 a.C. - 476 d.C.

Descrizione campagne

Il rinvenimento è avvenuto nel corso dell’assistenza ai lavori di sbancamento per la costruzione della fognatura intercomunale-depuratore a Villa Potenza di Macerata, all’altezza del Km 0,800 della strada Provinciale Cingolana, nel pianoro che costeggia il fosso Monocchietta. Le indagini di scavo hanno messo in luce, per una lunghezza di 27 metri, un acquedotto romano con andamento est-ovest, che verosimilmente serviva insediamenti rustici attestati nella zona (anche nelle immediate adiacenze, cfr. scheda Macerata_Villa_rustica), gravitanti sulla città romana di Ricina, divenuta colonia nel 205 d.C. con il nome di Helvia Ricina. Sembrerebbe molto probabile che tale impianto (un altro troncone del quale è stato individuato a poca distanza, nel corso di una contemporanea campagna di scavi: cfr. scheda Macerata_Acquedotto 2), potesse essere collegato all’acquedotto della colonia stessa.  
La struttura (fig. 1), della larghezza complessiva di circa 1,20 m, è costituita da spallette in opera cementizia con paramento interno in filari di laterizi posti ad altezze variabili.

Macerata. Tratto dell’acquedotto romano rimesso in luce nei pressi di Ricina (Macerata, Villa Potenza)

Fig. 1. Tratto dell’acquedotto romano rimesso in luce nei pressi di Ricina (Macerata, Villa Potenza)

Lo specus, a sezione rettangolare e copertura in mattoni alla cappuccina, ha un’apertura di 45 x 100 cm, ed è rivestito da malta idraulica lisciata. Il condotto è protetto alla sommità da un conglomerato di malta e ciottoli che verosimilmente doveva essere a vista, come segnalano i vari rifacimenti rilevati in superficie.
In corrispondenza del limite occidentale l’acquedotto termina e assume una differente architettura, con spallette in opera laterizia e copertura a botte, prima di immettersi, rallentando il flusso con una contropendenza del canale, in un pozzo a sezione quadrangolare profondo oltre due metri. L’afflusso dell’acqua veniva regolato attraverso una saracinesca posta di fronte all’apertura, di cui è ancora visibile l’incasso. Nella medesima direzione confluiva anche una seconda canalizzazione, con copertura di tegole poste in piano, individuata al limite occidentale dell’area indagata. Al momento non è possibile sapere se, oltre il pozzo, l’acquedotto proseguisse la sua corsa, anche perché in questo punto le strutture risultano gravemente danneggiate dal  consistente sterro di una cava di epoca contemporanea.
La tecnica costruttiva permette di assegnare la costruzione dell’impianto ad età imperiale romana.

Nicoletta Frapiccini, Laura Casadei