Locorotondo (BA), loc. Grofoleo

Locorotondo (BA) - loc. Grofoleo: corredo della tomba 21
Tipologia bene scavato
Area ad uso funerario - necropoli
Regione / Stato estero
Puglia
Provincia
Bari
Comune
Locorotondo
Localizzazione specifica
Grofoleo
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Entità finanziamento
Euro 40.000,00
Anno campagna di scavo
2010, 2011
Responsabile di cantiere
Angela Ciancio
Responsabile scientifico
Angela Ciancio
Datazione bene scavato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

All’interno dei lavori per la realizzazione del primo tronco stradale della circonvallazione denominata “strada panoramica tra via Martina Franca e via Fasano” in agro di Locorotondo (BA), sono state previste indagini archeologiche preventive in una parte del tratto che si colloca a breve distanza dall’area di Grofoleo, sottoposta a vincolo archeologico.

La zona, nota da segnalazioni e raccolte di superficie effettuate dalla fine degli anni ‘60 del secolo scorso, si estende lungo i pendii meridionali e nella vallata sottostante l’attuale centro storico di Locorotondo, tra la statale per Martina Franca e la collinetta di Don Donato, con un’altitudine compresa tra i 370 e 357 metri s.l.m.

L’area oggetto d’intervento ha un’estensione di 220 metri di lunghezza per 14 metri di larghezza, per una superficie complessiva di mq. 3.080, ed è posta circa 150 metri a sud dalla zona vincolata dove, nel settembre 1989, la Soprintendenza condusse alcuni saggi stratigrafici che, sia pure di limitata estensione, rivelarono l’interesse archeologico del sito, restituendo dati riferibili al V – IV secolo a.C. In particolare, gli scavi misero in luce delle fosse votive contenenti ossa bruciate di animali, frammenti di ceramica acroma e verniciata, nonché una statuetta frammentaria di divinità femminile, la cui presenza segnalava una possibile connessione dell’area ad un ambito cultuale. Gli elementi evidenziati vennero considerati probabile indizio di testimonianze più complesse ubicate nelle immediate vicinanze (forse edifici di culto o, più verosimilmente, necropoli). Le indagini allora condotte non permisero, comunque, di documentare le fasi riferibili al Bronzo Finale (XII – XI sec. a.C.) e alla prima Età del Ferro (X – VIII sec. a.C.), che pure emergevano dalle ricognizioni di superficie effettuate nell’area.

Le nuove indagini hanno avuto inizio nel maggio del 2010. I numerosi saggi effettuati nella parte orientale del tracciato stradale in progetto non hanno evidenziato tracce archeologiche di alcun tipo, mentre i saggi eseguiti immediatamente a E ed a W della strada poderale denominata “Via vecchia Locorotondo-Martina Franca” (che taglia trasversalmente il nuovo tracciato stradale) hanno messo in luce inizialmente cinque sepolture a inumazione, di cui due relative ad individui adulti, entro fosse a pianta sub-rettangolare, scavate nel banco roccioso e prive di corredo, entrambe con orientamento N/S. Le altre tre sepolture erano riferibili ad individui d’età neonatale o infantile, del tipo a fossa, coperte da coppi. Solo una di queste presentava accanto al coppo di copertura un’olletta a vernice nera, frammentata in più parti, e un astragalo, interpretabili entrambi come elementi di corredo e databili al VI – V sec. a.C.

Locorotondo (BA) - loc. Grofoleo: la tomba 21  Fig. 1 - La tomba 21

Differentemente, nella zona occidentale del tracciato, si è evidenziata una piccola porzione di elementi murari in pietra a secco, interpretabili come i limiti di una capanna, con una struttura di combustione (piastra di cottura) all’interno e un piano di calpestio in acciottolato all’esterno. La capanna, in base ai reperti ceramici rinvenuti, può datarsi alla Prima Età del Ferro.

Tali evidenze hanno resa necessaria la prosecuzione delle indagini sull’intera area interessata dal tracciato, sicché l’esplorazione archeologica, dopo una sosta estiva, è stata ripresa nel mese di ottobre e proseguita sino a febbraio del 2011. 

Nella zona a W del tracciato stradale previsto, oltre ai resti di capanna, sono emerse altre due strutture murarie, anch’esse riferibili ad ambienti abitativi e alla stessa fase della capanna precedentemente individuata, ed un poderoso muro, orientato da NW a SE, realizzato con la tecnica della pietra a secco, messo in luce per un tratto di oltre 20 metri, largo circa 2,50 metri e conservato per un’altezza massima di 50/60 cm. L’analisi delle relazioni stratigrafiche permette di considerare tale struttura muraria coeva alle strutture abitative e ciò permette di confermare la frequentazione di questa parte dell’area agl’inizi dell’Età del Ferro, per fini abitativi/residenziali.  

La continuazione delle ricerche nell’area E, invece, ha permesso di individuare parte di una necropoli ad inumazione. In un’area estesa per circa 140 mq, oltre alle 5 precedenti sepolture, sono emerse altre 32 tombe, tutte scavate nel terreno e/o nel banco roccioso, a pianta sub rettangolare o ellissoidale, bordate da lastrine calcaree. Il campione è omogeneo: l’inumato è deposto sempre supino, con braccia distese lungo i fianchi, direttamente nella fossa, senza ulteriori contenitori; l’orientamento non è costante; non sono documentati casi di riutilizzo della sepoltura o deposizioni secondarie all’esterno; in un solo caso la deposizione è duplice, così come un unico esempio attesta la sepoltura plurima; è testimoniata, invece, l’associazione con sepolture infantili; in gran parte delle tombe manca totalmente il corredo di accompagno e, nei  limitati casi in cui questo è presente, si tratta di pochi reperti ceramici, collocati presso il capo del defunto, di rari elementi metallici e di ornamento personale; da un primo esame, infine, emerge abbastanza chiaramente l’assenza di ceramiche geometriche indigene.

Locorotondo (BA) - loc. Grofoleo: corredo della tomba 21 Fig. 2 - Il corredo della tomba 21

Questa porzione di  necropoli  emersa nella zona orientale dello scavo presenta diversi aspetti d’interesse e di originalità, specie se rapportati alla regione in cui i ritrovamenti si collocano. Le caratteristiche tipologiche delle sepolture e il sistema rituale documentato, infatti, differenziano nettamente questo gruppo di tombe dalle necropoli messapiche del periodo arcaico e da ciò che in genere risulta attestato in ambiente indigeno. Il sistema riconduce al rituale funerario arcaico tarantino, cui  riportano anche gli oggetti che compongono i pochi corredi, vasi per profumi e vasi potori di produzione ellenica.

Un aryballos globulare mesocorinzio, di probabile produzione coloniale, rappresenta l’unico oggetto deposto nella fossa 17.  Il corredo della tomba 34 si compone, invece, di una lekythos attica a figure nere, con scena di combattimento tra due guerrieri, e di alcuni vaghi di collana in pasta vitrea. Nella tomba 21 il corredo è costituito da un esemplare che allude alla pratica del simposio, una kylix attica del tipo band- cup a figure nere con cavaliere al galoppo fra figure di ammantati, risalente agli anni intorno al 530 a.C., sistemata accanto alla testa dell’inumato, e da alcuni elementi di ornamento personale: un vago in ambra e due coppie di spilloni in bronzo posizionate ciascuna su un omero del defunto. Gli spilloni bronzei, con asta modanata e testa conica, sono oggetti di sicura produzione tarantina, confrontabili con esemplari identici provenienti da contesti funerari di Taranto degli anni finali del VI secolo, dove pure risultano attestati nel numero di quattro.

All’interesse che questo nucleo greco di sepolture possiede in sé va ad aggiungersi la considerazione che esso costituisce solo parte di una necropoli più estesa, i cui limiti non sono stati ancora individuati,  e rappresenta il sicuro indizio della esistenza nella zona di un insediamento correlato, da ricercare con ogni probabilità in posizione più rilevante, non necessariamente a brevissima distanza.  

Una seconda area destinata a necropoli, infine, è stata individuata nella zona W dello scavo, proprio a ridosso del fronte esterno del muro sopra descritto, il quale sembra essere stato intenzionalmente distrutto, in un tratto di circa 9 metri, per lasciar posto ad almeno 7 sepolture. Questa nuova destinazione dell’area, in base alle analisi stratigrafiche e alla datazione dei corredi, sembra indicare che l’impianto della nuova necropoli e il suo utilizzo siano riferibili alla seconda metà del V/prima metà del IV sec. a.C., in una fase in cui il muro era già defunzionalizzato e il villaggio che questo circondava risultava abbandonato. Le caratteristiche tipologiche delle tombe (5 a fossa, di cui 4 con rivestimento interno realizzato con blocchi ben squadrati di pietra calcarea locale e 2 a “controfossa”), il loro omogeneo orientamento (quasi perfettamente E/W), la loro stretta vicinanza (7 tombe in un’area di m 9 x 3), la presenza del corredo in tutte le sepolture, documentano un netto cambiamento culturale e sociale tra il gruppo che utilizzava la prima necropoli e quello della seconda.                         

Gli scavi sono stati condotti in collaborazione con gli archeologi Patrizia Semeraro e  Domenico Tamborrino. Impresa L.Lacitignola – Taranto.

Bibliografia / Cartografia

1)    A.Ciancio, F.Radina,  Il territorio di Locorotondo nel quadro delle recenti ricerche archeologiche, in  Locorotondo. Rivista di economia, agricoltura, cultura, documentazione, 6, 1990, pp.21-25.

Cartografia

Foglio IGM 190 II SE