Fiano Romano (RM). Mausoleo

Fiano Romano (VT) - Lastre, prospetto destro
Tipologia bene scavato
Area ad uso funerario - Mausoleo
Regione / Stato estero
Lazio
Provincia
Roma
Comune
Fiano Romano
Localizzazione specifica
Monte Bove
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Entità finanziamento
200.000,00
Anno campagna di scavo
2006-2008
Responsabile di cantiere
Gianfranco Gazzetti
Responsabile scientifico
Gianfranco Gazzetti
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

Una lunga indagine svolta dalla Guardi di Finanza - nucleo Tutela Patrimonio Artistico coordinata dal Procuratore dott. Ferri della Procura di Roma ha portato alla scoperta di numerosi reperti marmorei decorati provenienti da un sepolcro romano , trafugati e nascosti per una eventuale vendita in una zona diversa da quella del ritrovamento. Si tratta di una scoperta eccezionale perché tra di essi vi sono 12 blocchi con fregio gladiatorio a rilievo di ottima fattura databili nell’ambito degli anni 30 del I sec. a.C (v. figura). Lo scavo, subito iniziato dalla Soprintendenza Per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale guidata dalla Dott.ssa Anna Moretti e diretto dal funzionario di zona dott. Gianfranco Gazzetti, ha portato alla luce una vasta area archeologica all’interno di tre proprietà private.

È stato innanzitutto localizzato il basamento del sepolcro da cui proveniva il materiale trafugato; si tratta di un monumento a edicola rettangolare di m 5,30 per 3,50 parzialmente addossato al colle di Monte Bovo; restano parte dei filari a blocchi squadrati di calcare che rivestivano il nucleo cementizio in cui era collocata l’urna cineraria, secondo uno schema abituale tra il I sec a.C. e il I sec d.C. I blocchi decorati, compreso il fregio gladiatorio, provengono da questo edificio. Tra quelli rinvenuti dalla GDF e quelli trovati nello scavo i blocchi sono più di 50. Una parte di essi (quelli del fregio, quelli con le cornici, quelli con l’iscrizione dedicatoria e alcuni di quelli lisci di rivestimento) sono in marmo lunense gli altri sono in calcare. I blocchi sono stati rifiniti in loco e lo strato di schegge di lavorazione sia di marmo che di calcare foderava il basamento del sepolcro all’altezza della risega di fondazione. In questo strato e nel terreno circostante il basamento, nel corso del II sec. d.C. sono state ricavate numerose sepolture servili a fossa con copertura “alla cappuccina”; ne sono finora state scavate 22; a un primo esame sembrano prevalere le sepolture femminili e infantili. Nel IV secolo d.C. un edificio si addossa al lato orientale del sepolcro all’interno e all’esterno di esso sono presenti sepolture tra cui una di un bambino in anfora (enchitrismon). Al momento l’identificazione e la dimensione dell’edificio sono incerte. Lo scavo ha portato in luce anche parte della vasta villa romana più volte segnalata dalla bibliografia scientifica, villa connessa al sepolcro e di cui si stanno portando alla luce gli ambienti termali in opera mista del II sec. d.C. In età tardo antica due o più calcare di spoglio si insediano nella villa e sul sepolcro; al deposito di queste sono riferibili i blocchi calcarei e marmorei e le colonne rinvenute sia nello scavo clandestino che in quello in corso; materiali appartenenti alle due strutture romane cui si aggiungono numerose lastrine di marmi pregiati appartenenti a pavimenti in Opus Sectile.

Ai fini dell’indagine si rileva che:

1)      La casa costruita nel 1999 ha tagliato parte delle strutture della villa romana

2)      La strada di accesso costruita nello stesso anno ha tagliato sia il mausoleo che la villa e in particolare la costruzione del muro di contenimento a tufelli su soletta di cemento e del pozzetto di scolo delle acque hanno gravemente danneggiato e parzialmente distrutto il lato orientale del basamento del sepolcro.

3)      Nel corso dei lavori di sistemazione della strada è emerso il mucchio dei blocchi contiguo alla calcara; per portare a termine la loro azione delittuosa di trafugamento dei reperti gli operai della ditta Enei hanno scavato più fosse attorno al sepolcro danneggiandone la facciata e demolendo il secondo filare di rivestimento della facciata e del lato orientale e alcune delle sepolture servili.

4)      Il secondo blocco appartenente alla iscrizione dedicatoria rinvenuto e venduto dal proprietario di un lotto vicino a quello oggetto del cantiere proviene dallo stesso deposito della calcara; i sondaggi di scavo eseguiti hanno dimostrato che la presunta collocazione del blocco nel terreno di proprietà del sig. Scacchi è da ritenersi impossibile.

5)      L’indagine condotta nel terreno di proprietà Scrocca contiguo dall’altro lato della Via di Monte Bovo a quello del cantiere ha rivelato che la torre da sempre emergente sul terreno appartiene ad un piccolo insediamento fortificato medievale che riutilizza nelle murature materiale proveniente dai monumenti romani dell’area; il lato nord occidentale dell’insediamento è stato danneggiato durante lavori eseguiti dai proprietari della vicina abitazione per l’impianto di strutture di servizio.

 

I reperti sono stati portati nel Museo Nazionale di Lucus Feroniae dove l’equipe che affianca il funzionario di zona dott. Gazzetti sta procedendo alla documentazione e alla pulizia degli stessi; di tale equipe fanno parte operai e restauratrici della ditta LEPSA, lo studio Gasseau e le dott.sse Fulvia Bianchi e Desirèe Divizia

 

Gianfranco Gazzetti

Link esterno

http://etruriameridionale.beniculturali.it/index.php?it/271/fiano-romano