Verona. Il quartiere artigianale di Piazza Arditi

Verona, Piazza Arditi , fosse per la collocazione dei torni e il dispositivo in pietra per l’inserimento della base di un tornio
Tipologia bene scavato
Luogo di attività produttiva - Impianto ceramico
Regione / Stato estero
Veneto
Provincia
Verona
Comune
Verona
Localizzazione specifica
Piazza Arditi
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
Tipologia scavo
Conduzione diretta in applicazione L.163/2006 e procedure analoghe
Anno campagna di scavo
2010
Responsabile di cantiere
Alberto Zardini
Responsabile scientifico
Giuliana Cavalieri Manasse
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

La piazza Arditi è posta nelle immediate adiacenze di piazza Brà, corrispondenti in età romana alla zona occidentale dell’immediato suburbio, fortemente urbanizzato sin dall’età augustea. A seguito della realizzazione di un parcheggio pertinenziale, sono venuti in luce dati estremamente interessanti sull’organizzazione topografica e la destinazione artigianale del quartiere al limite ovest del settore residenziale compreso tra la via Postumia e l’anfiteatro. I dati che qui si presentano sono assolutamente preliminari, poiché lo scavo, iniziato nel 2008, è terminato da poco più di un anno e ha dato un’enorme quantità di materiali di cui non è stato ancora possibile avviare lo studio.

L’area, di circa 1500 mq, era occupata alle quote più alte da un cimitero, attivo tra il XIV e il XVII secolo e pertinente alla chiesa di S. Silvestro, eretta nella parte sud-orientale della piazza intorno al X secolo, dove sono state individuate più di 700 sepolture, molte plurime, e diverse fosse comuni.

Sotto le tombe tagliate nel dark layer (che segnalava una modesta crescita stratigrafica) e nei livelli di abbandono, presumibilmente assegnabili ad età tardoimperiale, veniva messo in luce parte di un quartiere destinato ad attività produttive e articolato attorno a tre strade glareate (figg. 1-2).

Verona, Piazza Arditi, quartiere artigianale con i resti emersi negli scavi del 2010, in giallo le strade, in rosso le fornaci, in azzurro le vasche

Verona, Piazza Arditi, impianto per la produzione della ceramica (I-III sec. d.C.)

Di queste la più antica, costituiva forse la prosecuzione all’esterno delle mura del decumano secondo, mentre quella orientata nord-sud era una sorta di circonvallazione cittadina che si innestava a nord nella Postumia e a sud nella Claudia Augusta “Padana”, e dalla quale si sviluppava, in direzione ovest, un terzo percorso (largo appena 3 m contro gli oltre 6 m degli altri tracciati), che sembra funzionale solo alla circolazione nel quartiere. Le strade in questione definivano tre isolati in cui si svolgevano attività artigianali. Nelle strutture si individuano parecchie trasformazioni successive, documentati soprattutto dal frazionamento degli spazi occupati dalle attività in questione e forse anche da botteghe.

Il quartiere meglio esplorato era destinato prevalentemente alla produzione di ceramica comune figulina da mensa. Sulla base dei materiali che accompagnavano gli scarichi, esso appare attivo tra l’età augustea e la metà del III secolo d.C. Vi sono state rinvenute almeno 9 fornaci, alcune di dimensioni molto ridotte, 14 vasche per la decantazione dell’argilla, due pozzi a perdere, alcune fosse per la collocazione dei torni e il dispositivo in pietra per l’inserimento della base di un tornio (fig. 3).

Verona, Piazza Arditi , fosse per la collocazione dei torni e il dispositivo in pietra per l’inserimento della base di un tornio

Tali apparecchiature, naturalmente, non funzionarono tutte contemporaneamente, ma proprio a causa della loro estrema deperibilità vennero via via dismesse e rifatte, dopo tempi d’uso abbastanza brevi.

Oltre alla ceramica acroma d’uso comune, il repertorio della produzione comprendeva, stando ai materiali degli scarichi, lucerne bilicni con ansa plastica, sopratutto lunata, una tipologia sin ad ora non documentata negli scavi cittadini, maschere e statuette, in prevalenza di divinità. La presenza di una testa femminile con kalathos, identica a quella di una dea femminile in trono -per alcuni Nemesis oppure una divinità del pantheon locale assimilata a Cibele- rinvenuta in diversi esemplari nella stipe di S. Giorgio di Valpolicella, databile ad età giulio-claudia, nonché di alcune teste di Minerva con elmo attico, in tutto analoghe a quelle recuperate nella stessa stipe, suggerirebbe la possibilità che questo fosse il luogo di fabbricazione di una parte dei votivi offerti in quel santuario. Estremamente interessante anche la produzione di maschere, probabilmente impiegate come oscilla, di varia tipologia, ma prevalentemente rappresentanti una testa di giovane uomo con capigliatura ricciuta e corona.

Gli altri due quartieri sono stati messi in luce in minima parte. In quello sud-occidentale si sono individuati una serie di vani che subirono diverse trasformazioni, in un caso con l’impianto di una fornace. Quello orientale era occupato lungo il margine ovest da piccoli ambienti e da diverse vasche in muratura rivestite di cocciopesto.

Giuliana Cavalieri Manasse

Bibliografia / Cartografia

Inedito