Ischia di Castro (VT). La necropoli eneolitica della Selvicciola

Ischia di Castro, loc. Selvicciola. Tomba 36 in corso di scavo: nella camera principale un individuo in parziale connessione al centro e ossa di più individui in posizione secondaria appoggiate alla parete; a destra dell’entrata si riconosce ancora i
Tipologia bene scavato
Area ad uso funerario - necropoli
Regione / Stato estero
Lazio
Provincia
Viterbo
Comune
Ischia di Castro (VT)
Localizzazione specifica
La Selvicciola
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Anno campagna di scavo
1987-1991, 1998, 2000-2001, 2003-2004, 2009
Responsabile di cantiere
Anna Maria Conti, Carlo Persiani
Responsabile scientifico
Patrizia Petitti
Datazione bene scavato: DA
Fino al 900 a.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

La necropoli della Selvicciola è stata individuata nel 1987 durante lo scavo del contiguo complesso archeologico, comprendente una villa rustica romana e una necropoli longobarda. La necropoli si trova su un lieve pendio rivolto verso Sud, sul lato sinistro del Fosso Strozzavolpe nel suo tratto finale prima della confluenza col Fiora. La presenza della villa romana, e in misura minore i lavori agricoli, hanno fortemente modificato la morfologia del luogo, condizionando la ricostruzione dell'aspetto originale del sito.

La sezione geologica ricostruita comprende tre termini; dal basso in alto si succedono un'ignimbrite, un deposito fluvio-lacustre costituito da materiale vulcanico di lancio o di rideposizione e una deposizione di travertini. Le tombe si trovano quasi al contatto col travertino, nella parte alta del deposito fluvio-lacustre di consistenza variabile da compatta a friabile. La realizzazione della basis villae romana ha provocato l'asportazione del travertino nell'area della necropoli, causando la scomparsa del piano di campagna di epoca eneolitica nel quale erano scavati i pozzetti di accesso.

Le tombe presentano una certa variabilità dimensionale, avendo camere misuranti da un minimo di metri 1,25 per 1,10 a un massimo di metri 2,85 per 2,10 e pozzetti compresi tra metri 1 per 1,50 e metri 2 per 2. La forma, se conservata, rientra sempre nello schema della camera a forno, di pianta ellissoidale più o meno regolare cui si accede in discesa da un pozzetto irregolarmente quadrangolare o ellittico.

Non è possibile ricostruire la profondità originaria delle tombe, ma dalla meglio conservata tomba 1 risulta che i pozzetti potevano essere anche più profondi di 1 metro e 60. Gli ingressi sono sempre chiusi da una lastra più o meno regolare di travertino, fissata da un accumulo artificiale di pezzi di sedimento; i pozzetti sono riempiti dal sedimento sbriciolato.

La necropoli ha restituito corredi formati da vasi di ceramica, cuspidi di freccia di selce e molti oggetti di metallo, tra i quali pugnali di rame e ornamenti di argento, antimonio e pasta vitrea ma l’aspetto più importante, quello che qualifica la necropoli come un caposaldo per la ricostruzione dell’età del rame è costituito dai i resti osteologici relativi a circa 200 individui i quali, grazie allo stretto lavoro tra archeologi e antropologi, documentano per la prima volta in modo organico l’esistenza di riti di sepoltura e riti di venerazione dei resti ancestrali.

Infatti le deposizioni primarie, cioè quelle lasciate in connessione anatomica, sono una ridotta minoranza perchè le ossa, quando del tutto liberate dalle parti molli, entrano in un sistema di circolazione. Alla Selvicciola è sicuramente documentata la rideposizione e l’incorporazione di ossa ancestrali in contesti di deposizione più recenti; l’estremo opposto alla deposizione primaria sono le tombe ossario che hanno restituito ossa scelte di individui diversi disposti secondo un ordine particolare, ad esempio con i crani allineati lungo la parte della camera e le ossa lunghe al centro. In questa situazione deve probabilmente essere riconosciuta l’ultima fase della sequenza, quella in cui la completa rimozione dell’identità individuale trasforma gli antenati in un unico corpo indifferenziato, che si sottrae al controllo dei singoli per diventare patrimonio della comunità.

Nell'immagine: Tomba 36 in corso di scavo. Nella camera principale un individuo in parziale connessione al centro e ossa di più individui in posizione secondaria appoggiate alla parete; a destra dell’entrata si riconosce ancora il pavimento del pozzetto di accesso.

Bibliografia / Cartografia

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  • F. Grazzi, P. Pallecchi, P. Petitti, A. Scherillo, M. Zoppi.
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Link esterno

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