Graffignano (VT), frazione Sipicciano. Villa romana

Graffignano_Poggio la Guardia. La zona residenziale.
Tipologia bene scavato
Insediamento - Villa
Regione / Stato estero
Lazio
Provincia
Viterbo
Comune
Graffignano, frazione Sipicciano
Localizzazione specifica
Poggio la Guardia
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Anno campagna di scavo
2011
Responsabile di cantiere
Tiziano Gasperoni
Responsabile scientifico
Maria Letizia Arancio
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

Nel Comune di Graffignano, in loc. Poggio la Guardia, toponimo che individua un modesto rilievo (ca. m 90 s.l.m.) nella piana del Tevere a ca. km 1,5 dal corso del fiume, sorgono i resti di un insediamento rustico di età romana. Il complesso era ubicato presso l’incrocio tra l’asse viario che, costeggiando la sponda destra del fiume, costituiva la prosecuzione verso Nord della romana via Tiberina attestata fino ad Orte (Romagnoli 2006, p. 38) e la strada che, diramandosi dalla via Ferentiensis, raggiungeva uno dei punti di traghettamento sul fiume, presso la confluenza del torrente Rigo nel Tevere (Romagnoli 2006, pp. 41, 46).

Avviato nel 2009 dalla SBAEM con Angelo Timperi, lo scavo ha messo in luce una zona residenziale (figg. 1:A, 2), una zona produttiva con una grande vasca circolare (fig. 1:B), ed altre strutture collegate (fig. 1:C-G).

fig. 1. Poggio la Guardia. Planimetria dell’area di scavo.

fig. 2. Poggio la Guardia. La zona residenziale.

In base alla tecnica edilizia, che utilizza sempre il tufo, materiale alloctono, sono state riconosciute almeno tre fasi cronologiche distinte: alla prima, databile al III-II sec. a.C., si riferiscono i muri in opera quadrata, alla seconda, databile intorno alla metà del I sec. a.C., quelli in opera reticolata mentre ad uno o più rifacimenti successivi appartengono i muri di cui restano le fondazioni a sacco. I materiali restituiti documentano uno sviluppo cronologico ininterrotto dal III-II sec. a.C. al V-VI sec. d.C.

Considerato l’interesse del complesso, sottoposto a tutela ai sensi della legislazione vigente, d’intesa con l’Amministrazione comunale e la proprietà, il Gruppo Archeologico Sipicciano, nell'ambito della Convenzione tra il MiBAC e i G.A.I., ha elaborato per il 2011 un progetto di scavo e valorizzazione del bacino circolare, approvato dalla Soprintendenza.

Le indagini sono riprese grazie ai volontari del Gruppo, sotto la guida di Tiziano Gasperoni, incaricato della direzione del cantiere, e con il sostegno dell’Amministrazione Comunale, della proprietà e di Archeotuscia.

All'attività dello Speleoclub Orvieto si deve l’esplorazione di un pozzo ubicato nel settore residenziale (figg. 1: pozzo A; 3), che ha consentito di individuare il sistema di rifornimento idrico riferibile alla seconda fase del complesso (fig. 4).

fig. 3. Poggio la Guardia. Lo scavo del pozzo A.

fig. 4. Poggio la Guardia. Planimetria e sezioni dei pozzi, della cisterna e del cunicolo di adduzione.

Esso era costituito da due pozzi gemelli (A-B, prof. ca. m 8; diam. m 1,10), uno solo dei quali utilizzato (A), distanti ca. m 10, collegati sul fondo da una cisterna voltata (figg. 5-6) e alimentati da un cunicolo di adduzione che, ancora in corso di indagine per individuare la fonte di approvvigionamento dell’acqua, si apre a circa metà altezza del pozzo utilizzato (figg. 7-8).

fig. 5. Poggio la Guardia. L’estremità occidentale della cisterna.

fig. 6. Poggio la Guardia. L’estremità orientale della cisterna.

fig. 7. Poggio la Guardia. Il Pozzo A e l’ingresso del cunicolo di adduzione.

fig. 8. Poggio la Guardia. Il cunicolo di adduzione.

Delimitato da un muro in opera cementizia (sp. m 0,60), internamente rivestito da malta idraulica (sp. cm 5), il grande bacino circolare (diam. est. m 19 ca., diam. int. m 17 ca.) (fig. 9), ha una profondità di m 2,80 ca.; il fondo è costituito da una piattaforma di malta idraulica (sp. oltre cm 20); un cordolo di malta perfettamente conservato protegge il punto di giunzione tra il piano pavimentale e l’alzato.

fig. 9. Poggio la Guardia. Il grande bacino circolare con l’annesso ambiente quadrangolare.

Il manufatto, a cielo aperto, aveva una funzione particolare, come indicano sia la scalinata semicircolare che porta al fondo, sia la struttura quadrangolare che si apre sul suo lato ovest (fig. 10). Quest’ultima, di m 6,20 x 5,90, si articola in due ambienti voltati paralleli (A-B) con copertura superiore esterna piana, delimitata su tre lati da un muro di sponda (alt. cm 60 ca.) rivestita di malta e aperta ad est sulla parete del bacino. L’ambiente indagato (A) ha pianta rettangolare con alzato in opera reticolata e volta a botte sul colmo della quale sono praticati due fori che comunicano con l'esterno; era interamente rivestito di malta idraulica e il suo piano pavimentale costituisce il prosieguo di quello della vasca.

L'analisi delle fonti, con particolare riguardo a Varrone e a Columella, e i confronti istituiti (Thomas, Wilson 1994, p. 164, nt. 99) (Giacopini, Belelli Marchesini, Rustico 1994, fig. 26) fanno ritenere la struttura un impianto per l'allevamento del pesce, forse defunzionalizzato a causa di un'alluvione.

Maria Letizia Arancio

Bibliografia / Cartografia

G. Romagnoli, Ferento e la Teverina viterbese. Insediamenti e dinamiche del popolamento tra il X e il XIV secolo, Viterbo 2006, (Daidalos, Supplementi, 1)

L. Giacopini, B. Belelli Marchesini, L. Rustico, L'Itticoltura nell'Antichità, Roma 1994

R. Thomas, A. Wilson, Water Supply for Roman Farms in Latium and South Etruria, in BSR 62, 1994, pp. 139-196

Varro, Res Rusticae III.2.14, III.2.17, III.3.6-10; III.3.17.2-9

Columella, De Agricultura VIII.16-17