Pomezia (RM). Villa di via Siviglia

Pomezia,via Siviglia_Area archeologica della villa imperiale
Tipologia bene scavato
Insediamento - Villa
Regione / Stato estero
Lazio
Provincia
Roma
Comune
Pomezia
Localizzazione specifica
Via Siviglia
Nome antico del sito
Campo Iemini
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio
Tipologia scavo
Conduzione diretta in applicazione L.163/2006 e procedure analoghe
Anno campagna di scavo
2005-2011
Responsabile di cantiere
Filippo Avilia
Responsabile scientifico
Stefania Panella
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

Le campagne di scavo (2005-2011), oltre a mettere in luce strutture pertinenti una grande villa, hanno permesso di portare alla luce una necropoli di notevole estensione per un totale di 79 sepolture di adulti e bambini.

A questo stato della ricerca, ancora in corso, le fasi della villa sembrano così suddividersi.

  1. una prima fase individuabile da strutture in opera reticolata, pavimentazioni in opus sectile e mosaico, che si porrebbero cronologicamente intorno alla I sec. a.C. – I sec. d.C.
  2. una seconda fase in laterizio, che potrebbe far datare questa fase al II d.C. se non oltre
  1. una terza fase con sepolture poste anche all’interno degli ambienti medesimi e collegabili alla fase di abbandono della villa (III/IV d.C.).

Gli ambienti si possono interpretare come residenziali sia per i resti della apparato decorativo (intonaci decorati a fondo rosso, giallo, con delicate decorazioni floreali che potrebbero porsi in un III stile pompeiano maturo o IV iniziale. Un ambiente con pavimento a mosaico bianco e nero, con piccole tessere che confermano una datazione al I sec. a.C. finale, presenta ancora in situ il crollo degli intonaci (fondo bianco con tralci vegetali in verde e rosso (soffitto?). Un corridoio con mosaico a fondo bianco, con bordatura nera e fiori a tessere nere databile al pieno I a.C.[1]

Particolarmente interessante è l’ambiente con pavimentazione in opus sectile e lastre marmoree poste come zoccolo della parete.

Legata a questa prima fase è la presenza di un porticato con colonne il laterizio a spicchi. A questo portico si accedeva, dal versante Nord occidentale, tramite una rampa in cementizio, al di sotto della quale, con saggi mirati si è rinvenuta una canalizzazione in coppi ed una canalina ricoperta da tegole, che servivano per il drenaggio delle acque degli ambienti termali.

In una fase successiva il porticato viene obliterato da plutei con intonaco a fondo rosso di ottima fattura e la creazione di un ambiente semicircolare, probabilmente una fontana. Questo ultimo si collega ad altri due ambienti termali (di cui uno pavimentato in bipedali) con presenza di tubuli quadrangolari per il passaggio dell’aria calda e scala di accesso alla caldaia.

Tutto ciò porta ad identificare questo settore della villa come destinato all’otium, per cui resta ancora da individuare il settore destinato alle lavorazioni (pars rustica) e l’approdo, che indubbiamente doveva esservi data la casistica storica e archeologica su questa tipologia di ville.

La seconda campagna di scavo ha ampliato verso W e verso E lo scavo. Nel settore E si è individuata una probabile area a giardino con strutture semicircolari di non chiara funzione e ridotte allo stato di fondazione. Nel settore W oltre ad un’area probabilmente dedicata agli esercizi fisici, si è rinvenuto il maggior numero di sepolture.

Si sono rinvenute tre tipologie di sepolture:

  • a cappuccina: per adulti per lo più, a volte anche bisome
  • a cassa: con copertura a cappuccina. In quattro casi la cassa era cementata sotto una colata di cementizio..
  • in anfora: per bambini, soprattutto anfore olearie nord africane

La stratigrafia si presenta alquanto sconvolta, ma il recupero dei reperti riconferma il quadro cronologico, con il rinvenimento di aghi crinali in osso e un “dentiscalpium in bronzo. Questi ultimi probabilmente legati alle sepolture tarde poste nell’area. Notevole il recupero di un frammento di una lastra di rivestimento in marmo giallo con la raffigurazione di un cane che morde la zampa posteriore di un cervo, di una epigrafe funeraria riutilizzata a chiusura di un’anfora e di un anello con castone su cui è incisa un’ancora e due pesci.

Lo scavo si è rivelato importante per l’inquadramento generale dell’area in quanto non solo presenta evidenze abitative di lusso caratteristiche di una classe sociale elevata. Infatti bisogna ricordare che la villa doveva appartenere (stando ad iscrizioni su fistule plumbee) ai senatori Titus Flavius Claudianus e Titus Flavius Sallustius Paelinianus, quindi imparentati alla gens Flavia, stirpe imperiale.

Area archeologica della villa imperiale

Architettonicamente la struttura abitativa si può identificare come una villa marittima, affacciantesi sul mare e di cui esempi si hanno lungo la costa laziale per questo periodo. Ma la ricchezza degli apparati decorativi la pone in diretta relazione con gli impianti residenziali (ed imperiali) di Baia (golfo di Pozzuoli) e ad un livello decisamente superiore rispetto agli apparati decorativi laziali.

Stefania Panella



[1] M.R. Sanzi Di Mino, Pavimentazioni a Roma e nel Lazio, in Roma Repubblicana dal 270 a.C. all’Età Augustea, Roma 1987