San Gregorio da Sassola (RM). Santuario rurale della Bona Dea

San Gregorio da Sassola (RM)_Monte S. Angelo — Le Ruine: veduta del cortile n. 1
Tipologia bene scavato
Struttura per il culto - Santuario
Regione / Stato estero
Lazio
Provincia
Roma
Comune
San Gregorio da Sassola
Localizzazione specifica
Monte S. Angelo, vocabolo Le Ruine
Coordinate geografiche
IGM F. 150, Palestrina, I S.E.
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Tipologia finanziamento
Fondi MiBAC
Entità finanziamento
Euro 50.000,00
Anno campagna di scavo
2011
Responsabile di cantiere
Zaccaria Mari
Responsabile scientifico
Zaccaria Mari
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

La campagna di scavo (ottobre - novembre 2011) ha interessato il luogo ove nel XVII secolo fu rinvenuta l’iscrizione CIL XIV, 3530 = ILS 3512 = Inscr. Ital. IV, Regio IV, fasc. I, Tibur, 611, che testimonia l’esistenza di un santuario rurale della Bona Dea. Sul terreno già si intravedeva il perimetro di un edificio quadrato, dal quale le ricerche hanno avuto inizio. E’ risultato misurare m 35 x 33, suddiviso in due settori ben distinti (fig. 1): uno, rettangolare, di m 33 x 16, sul lato Sud-Ovest, privo di suddivisioni interne (fig. 2), e uno, di m 33 x 11, ripartito in vari ambienti.

Fig. 1 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: pianta dell’edificio scavato

Fig. 1 - Pianta dell’edificio scavato              

Fig. 2 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: particolare del lato Sud-Est del n. 12

Fig. 2 - particolare del lato S-E del n. 12

La costruzione è fondata per buona parte sulla roccia calcarea affiorante sulla sommità del colle, mentre i lati formanti l’angolo Sud, proteso sul pendio, determinavano una piattaforma artificiale con uno dei lati rinforzato da speroni (fig. 3). Il recupero dei blocchi, avvenuto forse nel Medioevo ad uso dei castelli vicini, oltre a cancellare i muri in elevato (tranne il filare di base), ha quasi interamente distrutto anche i terrazzamenti, determinando un sensibile salto di quota. Fig. 3 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: particolare del lato Sud-Est dell’edificio

Fig. 3 - particolare del lato S-E dell'edificio

Si rilevano solo due fasi edilizie: una in opus quadratum di età repubblicana e una in opus reticulatum di età imperiale, entrambe in tufo nero, estratto nelle valli alle pendici di Monte S. Angelo.

Fig. 4 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: veduta del cortile n. 1

Fig. 4 - veduta del cortile n. 1

Fig. 5 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: canaletta del cortile n. 1

Fig. 5 - canaletta del cortile n. 1

Fig. 6 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: fontanina n. 1b

Fig. 6 - fontanina n. 1b

Fig. 7 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: veduta con, sullo sfondo a destra, gli ambienti nn. 2-2c

Fig. 7 - veduta con, sullo sfondo a destra, gli ambienti nn. 2-2c

Nel settore più grande si nota innanzitutto un ampio vano quadrangolare (n. 1; figg. 1, 4), corrispondente nella prima fase a un semplice cortile, nel cui lato Nord-Est doveva aprirsi l’ingresso; una canaletta per lo smaltimento delle acque, costituita di blocchi di tufo (n. 12; fig. 5), proseguiva sotto l’ambiente n. 13 e sbucava sul terrazzamento. Nella seconda fase il cortile ricevette un tetrastylon di colonne o pilastri (n. 1a), del quale restano le fondazioni collegate da un muretto in reticolato che ingloba un pozzo quadrato e presenta una fontanina nel lato Nord-Est (n. 1b; fig. 6). Su tre lati del cortile si dispongono i vari ambienti, di cui, a causa delle distruzioni e del riuso moderno (impianto di capanne di pastori), raramente sopravvive il pavimento. Il n. 2 è stato interessato da modifiche di epoca tarda o post-antica (n. 2c - piancito di blocchi messi in piano; 2b - pavimento in graniglia di calcare; vaschetta centrale; fig. 7). Due stanze presentano pavimenti ben conservati in cocciopesto, uno decorato con svastiche e quadrati (n. 3a; fig. 8) di tessere musive bianche, l’altro con un ‘tappeto’ a losanghe (n. 3b; fig. 9); resta anche l’intonaco con zoccolo dipinto in rosso. I vani descritti erano raggiunti dal corridoio n. 3c, pavimentato in semplice cocciopesto e con soglia di tufo. I nn. 3 e 5 comunicavano inizialmente tramite una stretta apertura, ove sono lacerti di pavimento in impasto di malta e granuli pozzolanacei dipinto di nero; in seguito l’apertura fu chiusa con un muro in reticolato e nel n. 3 fu inserita una vaschetta (3d). Il n. 6 è un ambiente rettangolare con pavimento in cocciopesto ornato da un ‘tappeto’ di file di grosse tessere bianche (fig. 10). Il gruppo di piccoli vani nn. 8a, 8b, 8b1 corrisponde probabilmente a un balneolum o a una culina, a giudicare dai tubuli per riscaldamento e dai frammenti di un grosso dolio (D2); solo 8b conserva il pavimento in cocciopesto (fig. 11).

Fig. 8 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: ambienti nn. 3a, 3c

Fig. 8 - gli ambienti nn. 3a, 3c

Fig. 9 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: ambiente n. 3b

Fig. 9 - ambiente n. 3b

Fig. 10 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: ambiente n. 6

Fig. 10 - ambiente n. 6

Fig. 11 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: veduta con gli ambienti nn. 7a-7b, 8a-8b (a sinistra) e il cortile n. 1 (a destra)

Fig. 11 - veduta con gli ambienti nn. 7a-7b, 8a-8b (a sinistra) e il cortile n. 1 (a destra)

Esternamente al lato Sud-Est si trova un cunicolo in muratura (n. 15a-b), incassato nel banco roccioso, che raccoglieva le acque di scolo.

Un saggio sul lato Nord-Est dell’edificio ha rivelato che qui furono scaricate le terre (ricche di materiale edilizio) provenienti dagli scavi operati nei secoli scorsi. L’interro ha completamente ricoperto un grosso pilastro (lato m 1; n. 14) in blocchetti di tufo (fig. 12), situato davanti a un muro in cementizio di calcare. I resti appartengono verosimilmente a un portico innalzato contro un gradino naturale del pendio, a un livello molto più basso rispetto all’edificio. Alcune decine di metri verso Nord-Ovest, circa alla medesima quota, corre sul pendio un breve terrazzamento in opera poligonale di calcare.

Fig. 12 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: pilastro n. 14

Fig. 12 - pilastro n. 14

Nei due settori del complesso sono riconoscibili chiaramente la parte abitativa e un’area (nn. 11-12) che doveva essere destinata ad hortus. Si nota che all’interno di quest’ultima lo spessore della terra era notevole; il breve muro in blocchi tufacei e calcarei (E) poteva distinguere due livelli. Sull’area, aperta verso valle, prospettava forse un portico stretto e lungo, che occupava lo spazio n. 10 (un unico tronco di colonna liscia in tufo è stato rinvenuto a Nord-Est dell’edificio).     

La prima fase edilizia è databile al II sec. a.C., probabilmente alla prima metà, in base alla tecnica muraria in opus quadratum, ai pavimenti in cocciopesto con ornati geometrici, ai frammenti ceramici in vernice nera rinvenuti nei riempimenti antichi sotto i livelli pavimentali (nn. 7a-b, 2). La seconda fase in opus reticulatum è databile, grazie anche all’iscrizione, nella seconda metà del I sec. d.C. Questa comportò la realizzazione, oltre che dei muri che chiusero i passaggi fra i vani 3, 3b e 5, della struttura entro il cortile n. 1, i cui pilastri o sostenevano le falde del tetto, a formare un atrium corinthium (si osserva, però, che manca la cisterna per la raccolta dell’acqua in corrispondenza dell’impluvio), o reggevano soltanto le travi lignee di una pergula. A un’ultima fase (II-III secolo?) può essere riferita la vaschetta 3d, realizzata con frammenti laterizi ed elementi tufacei raccogliticci (fig. 13). La ceramica non sembra indicare una frequentazione consistente oltre la media età imperiale.

Fig. 13 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: vaschetta n. 3d

Fig. 13 - vaschetta n. 3d 

Il principale obiettivo dello scavo è stato quello di collegare i resti archeologici al testo della suddetta epigrafe (di cui si conserva oggi solo una parte nel Palazzo Barberini a Roma; fig. 14), che uno studio del 1981 (I. Barbagallo) ha dimostrato essere stata ritrovata sul Monte S. Angelo (figg. 15-16) di San Gregorio da Sassola, loc. Le Ruine, e non nel territorio di Tivoli: Bonae Deae Sanctissimae / Caelesti, L(ucius) Paquedius Festus, / redemptor operum Caesar(is) et publicorum, aedem diritam (!) / 5 refecit, quod adiutorio eius / rivom aquae Claudiae August(ae) / sub monte Aeflano consumma/vit, imp(eratore) Domit(iano) Caesar(e) Aug(usto) Germ(anico) XIIII co(n)s(ule), V non(as) Iul(ias).

Fig. 14 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: epigrafe CIL XIV, 3530

Fig. 14 - epigrafe CIL XIV, 3530

Fig. 15 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: veduta di Monte S. Angelo

Fig. 15 - Veduta di Monte Sant'Angelo

Fig. 16 – San Gregorio da Sassola (Rm), Monte S. Angelo – Le Ruine: localizzazione dello scavo rispetto al paese di San Gregorio da Sassola

Fig. 16 - localizzazione dello scavo rispetto al paese di San Gregorio da Sassola

Il santuario (aedes) si trovava, quindi, presso l’acquedotto Claudio (iniziato da Caligola nel 38 e proseguito da Claudio nel 52 d.C.) alle falde (sub) di un mons Aeflanus ed è ricordato perché l’appaltatore L. Paquedius Festus l’aveva ricostruito in segno di ringraziamento per l’aiuto ricevuto nel condurre a termine la costruzione dell’importante opera pubblica. L’epigrafe, datata al 3 luglio dell’88 d.C., oltre a consentire il riconoscimento dei resti del santuario (a valle del quale corre effettivamente l’acquedotto), prova che il mons Aeflanus o Aefulanus è da identificare con il Monte S. Angelo. Esso trae nome da Aefula, uno dei vetusti oppida pliniani del Latium vetus scomparsi sine vestigiis, che va pertanto ricercata non presso Tivoli (come ha ritenuto una lunga tradizione di studi), bensì nel territorio di San Grgorio, antico ager Praenestinus. I sito più probabile è il colle Faustiniano che si trova nella valle sottostante. Aefula è ricordata più volte: da Livio, XXVI, 9, 9 (arx Aefulana), tra i presidi attivati dai Romani nel 211 a.C. durante la marcia di Annibale sull’Urbe, da Diodoro Siculo, XIV, 102, 4 e XIV, 106, 4 (ma qui il nome è corrotto), a proposito degli scontri fra Romani ed Equi nel 393 a.C., da Plinio, Nat. hist. III, 69, per la sua origine latina (Aesolani), ancora da Livio, XXXII, 29, 2, per la nascita nel 197 a.C. di un agnello mostruoso, da Orazio, Carm. III, 29, 6-8, che la inserisce nel paesaggio fra Tibur e Tusculum. Forse il piccolo centro scomparve nel corso della guerra fra Mario e Silla che ebbe nel territorio di Praeneste la cruenta conclusione.

Il complesso scavato si configura come un’abitazione e la sua pianta è confrontabile con quella di villae rusticae di età medio e tardo-repubblicana (ad esempio le fasi più antiche della villa dell’Auditorium a Roma), ma vanno notate alcune notevoli differenze: sono assenti locali con macchinari per la lavorazione dei prodotti agricoli, il materiale ceramico è scarso ed esclusivamente di uso domestico, il terreno roccioso circostante è inadatto alle coltivazioni, la localizzazione su una spianata non è quella delle ville, di norma impiantate alle pendici o sul medio versante. Va rilevata inoltre la coincidenza fra il restauro di età domizianea attestato dall’iscrizione e la fase in opus reticulatum che bene si data alla fine del I secolo.  Le caratteristiche architettoniche corrispondono a quelle dei luoghi di culto della Bona Dea noti attraverso testimonianze monumentali e testi epigrafici: non templi nel senso stretto del termine, bensì complessi polifunzionali, adatti ad ospitare stabilmente le ministrae del culto, rigorosamente femminile, e le adeptae in occasione dei riti misterici che erano spesso notturni e con usanze oscene e licenziose. Sono sempre presenti il cortile, la cucina, il portico, un recinto per garantire sicurezza e riservatezza e, naturalmente, il sacello che può coincidere anche con un ambiente in posizione di rilievo (nel nostro caso si può pensare all’ambiente n. 6). Essendo la Bona Dea una divinità salutare, preposta specificatamente alla fecondità della donna, erano anche presenti spazi per la preparazione e conservazione di medicamenti.

Dopo lo scavo, in attesa di riprendere nel 2012 l’indagine nell’area del portico, i livelli pavimentali e le strutture in muratura sono state coperte con strato di pozzolana e terra, mentre sono stati lasciati in vista i muri in opera quadrata in modo da rendere immediatamente percepibile la pianta del complesso. 

 Zaccaria Mari

Bibliografia / Cartografia

Sull’iscrizione:

  • L. Cordischi, La Dea Caelestis ed il suo culto attraverso le iscrizioni. 1. Le iscrizioni latine di Roma e dell’Italia, “Archeologia classica” XLII, 1990, pp. 187-188, n. 16
  • M.G. Granino Cecere, Epigrafia dei santuari rurali del Latium vetus, “ Melanges de l’Ecole française de Rome, Antiquité” CIV, 1992, pp. 132-140
  • M.G. Granino Cecere, Supplementa Italica, Imagines. Latium vetus 1 (CIL, XIV; Eph. Epigr., VII e IX), Latium vetus praeter Ostiam, Roma 2005, p. 618, n. 842.

Sul rinvenimento dell’iscrizione:

  • I. Barbagallo, “Aefula”: un’antica città scomparsa nel territorio di S. Gregorio da Sassola, “Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d’Arte” LIV, 1981, pp. 53-86.

Sul sito prima degli scavi:

  • Z. Mari, Il santuario rurale della Bona Dea a San Gregorio da Sassola (Rm), in Sacra Nominis Latini (Atti del Convegno, Roma, 19-21.02.2009), in corso di stampa.

Sui luoghi di culto della Bona Dea:

  • M.G. Granino Cecere, Mense iscritte da Nomentum, in Lazio e Sabina 6 (Atti del Convegno Sesto Incontro di Studi sul Lazio e la Sabina, Roma, 4-6 marzo 2009), a cura di G. Ghini, Roma 2010, pp. 81-87 (con bibl. specifica).