Opi (AQ). Villaggio di Val Fondillo

Opi_particolare delle strutture abitative riportate alla luce nel 2011.
Tipologia bene scavato
Insediamento - Villaggio
Regione / Stato estero
Abruzzo
Provincia
L'Aquila
Comune
Opi
Localizzazione specifica
Val Fondillo, Prati San Rocco
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Tipologia finanziamento
Fondi ordinari
Entità finanziamento
Euro 51.600,00
Anno campagna di scavo
2011
Responsabile di cantiere
Paola Riccitelli
Responsabile scientifico
Amalia Faustoferri
Datazione bene scavato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene scavato: A

Descrizione campagne

L'area oggetto dell'indagine, compresa tra la confluenza del torrente Fondillo nel Sangro e le pendici del Monte Amaro e attraversata grosso modo in senso nord/ovest-sud/est dal grande tratturo Pescasseroli-Candela, oggi non più leggibile, è stata oggetto di scavo già nel 1995, quando furono portate alla luce ampie parti di una villa di età ellenistica (Morelli, Faustoferri 2001). La successiva campagna di scavo (1998) aggiunse altri ambienti alla struttura scoperta ma soprattutto intercettò, sotto i livelli “romani”, resti stratigrafie e materiali relativi ad almeno altre due grandi fasi di frequentazione del sito risalenti rispettivamente ad epoca arcaica – testimoniata da una tomba a cassone sotto i piani della villa e da spezzoni di lastre lapidee trovati nelle terre di copertura dell’area – e protostorica, cui si riferivano una struttura con fondazioni in ciottoli fluviali (la c.d. “capanna”) e la ceramica in impasto.

fig. 1. Opi, la cd. capanna dopo lo scavo del 1998.

Obiettivo della recente campagna di scavo erano proprio la prosecuzione e l’approfondimento delle indagini della fase più antica, per cui è stato riaperto il settore nord/est della villa e contestualmente si è avviata una serie di sondaggi mirati a individuare eventuali altre presenze antiche nella piana, in particolare nell’ottica della definizione degli spazi occupati dal presunto villaggio indiziato appunto dalla “capanna”, una piccola struttura a pianta rettangolare testimoniata solo dai livelli basali delle sue fondazioni, archeologicamente riconducibili a fasce (largh. ca. 0,60 cm) di ciottoli fluviali. Associato ai resti strutturali era un deposito di terriccio depuratissimo e limoso, interpretato come residuo, livellato nei successivi riusi, del dilavamento o comunque del crollo degli elevati murari, completamente o in parte in terra cruda. Tale deposito è infatti presente esclusivamente in questo punto del saggio, solo in associazione con le fondazioni in ciottoli, e ha inoltre caratteristiche di assoluta peculiarità rispetto ai suoli documentati nell'area (colore chiarissimo, consistenza limo-argillosa, assenza totale di inclusi lapidei, presenza di minuscole parti vegetali) che ne denunciano la formazione artificiale, con componenti selezionate e manipolate per realizzare un impasto in grado di fungere da collante ma anche di formare pareti autoportanti tipiche delle costruzioni in terra cruda già documentate in altri scavi archeologici (per es. il tempio B di Casteldieri-AQ), e del tutto simili alle “pinciare” abruzzesi.

Lo scavo ha rilevato la presenza di concentrazioni più o meno ampie e discontinue di grumi e labili tracce di concotto e frammenti d'impasto molto fluitati riconducibili non a veri e propri livelli di frequentazione in giacitura primaria, bensì a episodi di scarico di materiali deteriorati in antico, poi di nuovo disturbati dalle azioni delle arature.

Nel settore meridionale del saggio III, collocato verso la “chiusura” della piccola piana che ospitava l’insediamento, non si sono rinvenute tracce di esposizione al fuoco nè frammenti d'impasto ma un grosso deposito di sabbia fluviale di colore giallastro con inclusi bianchi, omogenea, che a sua volta copre un accumulo più sottile, sempre di sabbia fluviale, distinguibile per il colore più grigio e per la presenza di minuti frustuli di carbone. Tali depositi sono stati evidentemente formati dall'azione di spostamento/sedimentazione operata dal vicino torrente, le cui ripetute esondazioni hanno, in vari momenti, invaso la piana senza superare però l’ostacolo costituito da un terrapieno che doveva presentare il lato meridionale caratterizzato da un dislivello e rinforzato da una massicciata di grossi massi che costituiva una sorta di delimitazione – e di protezione – dell’insediamento racchiuso dai due corsi d’acqua.

 fig. 2. Opi, particolare delle strutture abitative riportate alla luce nel 2011.

Purtroppo l’esiguo spessore della coltre di terreno di copertura non ha protetto dai dinamismi di superficie e dalle arature i resti archeologici, conservati esclusivamente nei loro livelli basali: elevati, piani pavimentali, di frequentazione, e livelli di campagna antichi sono apparsi rimescolati e azzerati dai riusi successivi e dalle arature, e dunque irrimediabilmente perduti. In estrema sintesi, e considerato lo stato di conservazione delle emergenze, la frequentazione della piana alla confluenza di Sangro e Fondillo, è riassumibile nelle seguenti macro-fasi:

1. Fase protostorica, articolabile a sua volta in almeno due momenti distinti:

a) La c.d. “capanna”, una piccola struttura di pianta grosso modo rettangolare (largh. 4,20 m, che si riducono a m 2,70 che all'interno), fu costruita quando il piano di campagna era più alto e in questo venne realizzata la trincea continua del perimetro, riempita di ciottoli fluviali scelti e accostati con cura per drenare l'umidità; gli elevati dovevano essere completamente o in parte in terra cruda.

b) Poco più a Est è stata individuata una seconda struttura riferibile a una costruzione a pianta rettangolare della quale resta la parte inferiore del vespaio del pavimento. Con le cautele del caso, è verosimile pensare che siamo di fronte a una grande struttura abitativa, con piani d'uso preparati con vespai di pietre e con dolia per la conservazione degli alimenti inseriti nell'impiantito come lascia supporre il fondo di dolio trovato ben accomodato tra le pietre a ridosso del lato ovest.. Difficile stabilire rapporti cronologici e funzionali certi tra questa grande costruzione e la vicina “capanna”, con la quale non ci sono relazioni stratigrafiche dirette. Va tuttavia considerato che il battuto ad essa pertinente non interferisce con l’US che ricopre il crollo degli alzati della capanna e le sue fondazioni in ciottoli, e dunque venne realizzato quando questa struttura non esisteva più.

2. Fase arcaica, indiziata dai rinvenimenti del 1995 e dalla tomba 204, trovata quest'anno, inquadrabile nel VI-V sec. a.C. per la presenza di una fibula in ferro del tipo a bozze. Risulta da ciò evidente che l'insediamento protostorico era già completamente azzerato quando si decise il cambio d'uso dell'area, da insediativa a funeraria.

3. Fase romana, con l'impianto della villa forse preceduto da un abbassamento/livellamento dell'area che però non coinvolse completamente il precedente villaggio. Anomala e nello stesso tempo di grande interesse nell’ottica del rapporto tra spazi funerari e residenziali in epoca ellenistico-romana, è la presenza della tomba 205, una piccola sepoltura infantile a cappuccina fortemente disturbata dalle arature ma leggibile nei suoi elementi costitutivi e cronologici che ne suggeriscono una datazione al IV-III sec. a.C., se non più tardi. Se si accetta la datazione degli ambienti al III-II sec. a.C., potrebbe dunque essere di poco antecedente se non coeva alla villa, ma bisogna comunque chiedersi se la vicinanza della sepoltura fu tollerata perché ospitava un neonato, una questione che rientra nel problema del rapporto vivi/morti nella società antica.

Sembra così che la piccola piana tra Sangro e Fondillo, in un’età che potrà essere meglio precisata solo dopo il restauro e lo studio dei materiali, ospitò un insediamento esteso ed articolato cui appartennero almeno due grandi strutture costruite su ampi vespai in ciottoli. Il sito venne poi abbandonato e nel VI sec. a.C., in accordo con la datazione di massima della necropoli che si estende al di là del torrente, divenne a sua volta area funeraria. Almeno tre secoli dopo, cessato l'uso sepolcrale, nella spianata venne impiantata la villa, in un punto nevralgico per la viabilità antica, e non solo.

 Amalia Faustoferri, Paola Riccitelli

Bibliografia / Cartografia

  • Morelli C., Faustoferri A. 2001, L’alta valle del Sangro e la necropoli di Val Fondillo, in Il Fucino e le aree limitrofe nell’antichità, Atti del II convegno di archeologia (Celano, 26-28 novembre 1999), Avezzano, pp. 205-212.