Arcinazzo Romano (RM). Villa imperiale

Arcinazzo Romano__Area relativa agli ambienti laterali del triclinio
Tipologia bene scavato
Insediamento - Villa
Regione / Stato estero
Lazio
Provincia
Roma
Comune
Arcinazzo Romano
Localizzazione specifica
Tenne della Grotta
Istituto-ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio
Tipologia scavo
Conduzione diretta
Tipologia finanziamento
Fondi Ordinari; Fondi Cipe
Entità finanziamento
Euro 1.200.000,00
Anno campagna di scavo
1999- 2009, 2011
Responsabile di cantiere
Zaccaria Mari, Agostina Appetecchia
Responsabile scientifico
Maria Grazia Fiore
Datazione bene scavato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene scavato: A
477 d.C. - 1492

Descrizione campagne

La villa, non citata nelle fonti, viene attribuita a Traiano in base al rinvenimento (1892) di tre fistulae aquariae con il nome dell'imperatore, databili fra il 97 e il 114-115 ca. L’interesse di Traiano nella valle dell’Aniene è inoltre documentato dal rialzamento dell’incile dell'acquedotto Anio novus fino alla villa di Nerone a Subiaco. Il complesso si compone di due grandi platee che si sviluppano alle falde del monte Altuino. Il terrazzamento inferiore, delimitato da contrafforti in opus mixtum, delinea una platea di forma rettangolare allungata (m 150 x 45), occupata all'estremità Ovest da un blocco edilizio monumentale e da una vasta area scoperta a giardino.

Planimetria

Al centro del blocco edilizio si riconosce atrio (n. III) costituito da un profondo ambiente rettangolare con due pilastri frontali verso il giardino e quattro porte che immettono nei vani vicini. Alle sue spalle si riconosce un'ampia sala rettangolare, identificata con un triclinio, mentre a Nord è un' altra sala (non scavata) con quattro porte di disimpegno in asse con quelle del c.d. atrio, sul cui fondo si apre un ninfeo a esedra.

Prospetto frontale

Il triclinio (n. X) è un vano rettangolare (m 11,20 x 7,45) in opus mixtum, conservato per notevole altezza, con una porta verso il corridoio n. IV e una larga finestra sul fondo che doveva essere coperta a piattabanda; nei lati lunghi erano due nicchie semicircolari affrontate, oggi quasi completamente distrutte.

Area relativa agli ambienti laterali del triclinio

È separato dall'atrio con un diaframma 'a giorno' in laterizio, costituito di due porte laterali a sesto ribassato inquadranti una finestra centrale.
Il parallelo ambiente n. 11, un ninfeo rettangolare absidato, risulta scavato solo lungo i muri perimetrali, mentre al centro è ancora occupato da interro e crolli; negli anni Cinquanta fu completamente liberata solo l'esedra semicircolare sul fondo, movimentata da tre grandi nicchie (una rettangolare coperta con arco ribassato e due absidiole), che prospettano su una vasca (lacus) rialzata rispetto al pavimento antistante. Questa è rivestita in cocciopesto e riceveva acqua da condutture fuoriuscenti dalle nicchie; un tombino per lo svuotamento è allacciato a un cunicolo che corre sotto il pavimento dell'ambiente e forse si collega a quello sotto il contrafforte n. 10. L'esedra, tutta in laterizio, doveva essere rivestita di marmo ed aveva una fastosa decorazione architettonica, di cui al momento dello scavo si conservavano interi tre dei quattro mensoloni ai lati delle nicchie. I mensoloni sorreggevano colonnine inquadranti le nicchie ed erano forse raccordate in alto da un architrave concavo; e incerto se questo corresse all'imposta di un catino che copriva l'esedra. Le colonnine recavano una base di tipo ionico, scolpita in un unico blocco con la mensola, che aveva i bordi segnati da una comicetta a foglie d'acanto e una decorazione in bassorilievo sulle superfici. Nella parte frontale convessa due delfini, dal corpo crestato e lunghe pinne, guizzano sulle onde con le code intrecciate a un tridente; lateralmente un tritone, con il braccio sollevato nell'atto di nuotare e 'gonnellino di foglie d'acqua', riempie lo spazio con la coda ritorta desinente a pinna tripartita. Il 'soggetto marino' è adattissimo a un ninfeo; si osservi inoltre che il lacus doveva essere riempito fino alla base delle mensole ove sono scolpite le onde, per cui i delfini sembravano balzare sull'acqua.
L'area destinata a giardino sul terrazzamento inferiore occupava almeno tutta la parte centrale della platea. L'estremità presso l'avancorpo sporgente, ove era la scala d'ingresso, era occupata da ambienti voltati con elegante decorazione pittorica. Si devono immaginare complesse opere di giardinaggio (ars topiaria), fuse con architetture leggere ed elementi decorativi vari. A questo proposito è significativo il rinvenimento nell'interro del terrazzamento inferiore di elementi di base di una transenna con modanatura ionica, che si agganciavano a basi di colonne. Al centro del giardino è probabile che si trovassero una o più piscine o canali (euripi), sul tipo di quelli esistenti, ad esempio, nella villa dei Papiri ad Ercolano, in quella di Orazio a Licenza o nella Piazza d'Oro di Villa Adriana. Il giardino era circondato da un peristilio, che aveva nel lato Sud colonne laterizie addossate a un muro e nel lato Ovest grossi punti di travertino forse per sorreggere colonne o pilastri. Verso monte il giardino era delimitato da un terrazzamento superiore, lungo solo m 90, ma molto più alto di quello inferiore, che in origine era a contrafforti per l'intera lunghezza. Successivamente, forse per il pericolo di un crollo, nella metà occidentale gli spazi tra i contrafforti vennero saturati con tratti di muro continuo; sono rivestiti anch'essi in opus mixtum, per cui l'intervento non deve essere stato molto distante cronologicamente.

Capitello dorico con ovuli

Frammento di pittura relativa alla volta del portico del giardino

Maria Grazia Fiore