Roma, Istituto di Studi Romani: "Il fascino di antichissime muraglie Mura ciclopiche e viaggiatori di età romantica: immagini, suoni e racconti"

Roma

2012 - Incontri

Antichissime muraglie - locandina

Presso l'Istituto di Studi Romani, in piazza dei Cavalieri di Malta 2, si terrà, con inizio alle ore 20:30, la manifestazione riguardante le poderose strutture che, variamente definite come poligonali, ciclopiche o pelasgiche, connotano ancora oggi il paesaggio di gran parte dell’Italia appenninica e, in partcolare, del Lazio meridionale interno.

Sono poche strutture antiche in grado di suscitare un fascino altrettanto forte, tanto sullo studioso quanto sul semplice appassionato. Eppure, a dispetto della loro poderosa presenza nel paesaggio di queste regioni, le strutture in opera poligonale vennero per lungo tempo ignorate dalla cultura europea che, dopo i secoli del medioevo e a partire del quattrocento, andava riscoprendo l’antichtà e i suoi monumenti. Fu solo verso la fine dell’800 che, per merito di un eclettico studioso francese, il Petit-Radel, le mura “pelasgiche” vennero prepotentemente portate all’attenzione degli eruditi, grazie all’elaborazione di un’ardita teoria che vedeva in queste strutture il segno della presenza sul suolo italico dei mitici Pelasgi. Grazie alla presentazione, a Parigi, della teoria del Petit-Radel, città e borghi d’Italia rimasti fino a quel momento al di fuori delle rotte dei viaggiatori del Grand Tour vennero presi d’assalto da studiosi delle più disparate nazionalità, animati dal desiderio di vedere e documentare i resti di quell’antichissima civiltà.

La teoria pelasgica, già nell’800 aspramente criticata da alcuni filoni della nascente scienza archeologica europea, venne demolita da uno scavo italiano: agli inizi del ‘900 infatti il grande Luigi Pigorini, proprio nell’intenzione di verificare la teoria del Petit-Radel, affidò a due studiosi quali Luigi Savignoni e Raniero Mengarelli il compito di condurre scavi alle mura di Norba. Gli scavi dimostrarono, con l’inoppugnabile evidenza della stratigrafia, quello che la scuola tedesca andava da molto tempo asserendo: le mura poligonali della città sui Lepini andavano ricondotte a un’età ben più recente, il IV secolo a.C., ed erano dunque da assegnare alle genti latine che quell’area allora occupavano.

La ricerca archeologica moderna ha ampiamente documentato il contesto nel quale queste costruzioni devono correttamente essere lette: se i più antichi esempi possono forse risalire alla fine del VII secolo a.C., la gran parte di queste strutture possono datarsi a partire dalla fine del successivo e per tutta l’età repubblicana, e sono essenzialmente dovute alla disponibilità della pietra calcarea che caratterizza tutte le aree dove essa è rintracciabile.

Ma la realtà archeologica non ha cancellato l’ancestrale fascino delle mura “ciclopiche”. Un cammino lungo la storia della loro scoperta, inquadrata nella cultura europea fra illuminismo e romanticismo, potrà così farci rivivere le emozioni di chi per primo si avvicinò a queste gradiose costruzioni, che per la loro imponenza e arcana suggestione non potevano che essere opera di un misterioso e antichissimo popolo.

A queste poderose strutture, e alla loro storia, è dunque dedicata la serata in programma all’Istituto Nazionale di Studi Romani mercoledì 6 giugno. L’iniziativa, realizzata grazie alla felice collaborazione dell’Istituto con l’Università della Tuscia – CIRIV, il Museo Archeologico Comunale di Segni, il Centro di Studi sull’Opera Poligonale di Alatri e Suoni dalla Terra, vuole rappresentare un momento di riflessione multimediale nel segno del concetto di paesaggio sonoro, o Soundscape, così come elaborato da Raymond Murray Shafer, relativamente al fascino, indiscusso, esercitato dalle mura poligonali, o ciclopiche, sui viaggiatori romantici.

Un fascino che ha determinato il formarsi e lo svolgersi di un gusto e che ha lasciato traccia in numerose testimonianze grafiche e letterarie, soprattutto odeporiche. Ciò nel segno di una costante e ormai tradizionale attenzione di studio e ricerca da parte dell’Istituto di Studi Romani nei confronti della letteratura di viaggio e delle molteplici formulazioni culturali connesse con il fenomeno-viaggio.

Dopo un saluto di Paolo Sommella, Presidente dell’Istituto di Studi Romani, Vincenzo De Caprio (Università della Tuscia), Francesco Maria Cifarelli (Museo Archeologico Comunale di Segni) e Daniele Baldassarre (Centro Studi sull’Opera Poligonale) racconteranno, con il supporto di suggestive immagini, la storia e il fascino delle mura poligonali, mentre il maestro Alessandro Mazziotti (Suoni dalla Terra), con il supporto di strumenti antichi, eseguirà brani musicali ispirati alle suggestioni delle “Pietre dei Ciclopi”.