Francescani in Terra Santa: tra archeologia e raccolte museali

Museo Nazionale d'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci'

26 marzo 2015 - Conferenza

Giovedì 26 marzo ore 17,00

ARCHEOLOGIA FRANCESCANA IN TERRA SANTA

conferenza di

Eugenio Alliata
archeologo, professore dello Studium Biblicum Franciscanum
direttore del Museo della Flagellazione in Gerusalemme

A dare impulso alla ricerca archeologica dei Francescani in Terra Santa è stata la responsabilità nei confronti dei Luoghi affidati alla loro custodia. Restauri, ricostruzioni ed iniziative edilizie, nella moderna prospettiva, imponevano infatti l’indagine preliminare storica e archeologica dei siti medesimi. Necessità, questa, che ha a sua volta promosso la nascita di una vera e propria scuola, dotata di un originale cursus studiorum, in cui la teologia e la storia biblica e neotestamentaria affiancano e supportano le più avanzate tecniche archeologiche. Da oltre un secolo, la dedizione ad una simile procedura si tramette da maestro a discepolo, alimentando interesse e rigore scientifici non disgiunti dall’intima vocazione religiosa.

Se è vero che l’archeologia nulla può dire di ciò che non si vede, molto può dire di ciò che si è visibilmente svolto nel tempo: nella vita di villaggi scomparsi, nelle pietre di santuari e castelli, nei manufatti artistici e d’uso quotidiano. Al «non est hic» dell’angelo al Sepolcro (Mt 28, 6; Mc 16, 6; Lc 24, 6), il ricercatore minorita, trattovi dalla sua stessa storica funzione, risponde: «tuttavia, vi è stato». Dunque, per una volta, la direzione scientifica e quella religiosa si incontrano e, senza contraddizione, si sostengono vicendevolmente, indirizzando lo sguardo dell’intelligenza e del cuore verso un orizzonte comune che, se non illumina definitivamente la vexata quaestio della storicità di Gesù di Nazareth, la rende certamente plausibile, di quella ineffabile  esistenza comprovando il contesto storico-geografico, culturale ed antropologico, puntualmente confermando il dettato evangelico.

Gerusalemme, Porta di DamascoL’indagine archeologica vera e propria, iniziatasi a partire dai primi del ’900 in conformità allo sviluppo di questa disciplina, è stata nei secoli preceduta da una serie ininterrotta di studiosi francescani che, ancor prima del definitivo insediamento dell’Ordine in Palestina nel XIV secolo, viva avevano avvertito l’esigenza di informare il mondo e i pellegrini circa la sussistenza e la condizione dei Luoghi Santi, oltre che indicare gli itinerari per raggiungerli. Si citeranno tra i primi Benedetto d’Alignan (m. 1268), Fidenzio da Padova (m. 1291), Ruggero Bacone (ca. 1214-1294), il primo grande orientalista francescano, Filippo Busserio da Savona (sec. XIII-XIV), Giovanni di Fedanzola (sec. XIV) e poi, circa due secoli dopo, Francesco Suriano (1549-1621). Ma è con Bonifacio da Ragusa (Custode di Terra Santa due volte, nel 1551 e nel 1564) che prende avvìo una regolare attività conservativa, principalmente concentrata sul Cenacolo e sul Santo Sepolcro. Alla fine del XVI secolo si distingue, per la sua opera precorritrice di scrupoloso disegnatore di architetture, Bernardino Amico. Del più o meno contemporaneo Francesco Quaresmi si può affermare, in estrema sintesi, che egli sia stato il fondatore della palestinologia moderna, nei suoi aspetti geografici, biblici, storico-archeologici, etnografici, etc. E poi ancora il linguista Tommaso Obicini (1585-1632) ed Eugène Roger (sec. XVII). Nel XVIII secolo è da ricordare l’illustratore Elzear Horn, cui si devono i disegni delle tombe dei Re Latini al Santo Sepolcro, distrutte nel 1808. Barnabé Meistermann (n. 1850) e Girolamo Golùbovich (1865-1941) imprimono agli studi una decisa svolta in senso storico, soprattutto il secondo, cui si deve l’iniziativa della monumentale Biblioteca bio-bibliografica della Terra Santa e dell’Oriente francescano, tuttora proseguita dai suoi continuatori.

Frammento di fregio con animali. II metà XII secolo, Gerusalemme, Museo dello Studium Biblicum FranciscanumI ricercatori dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme si occupano di archeologia del Nuovo Testamento dai primi del ’900. I loro nomi sono legati indissolubilmente ai siti da loro indagati: così Gaudenzio Orfali (1889-1926) alle basiliche del Getsemani e alla sinagoga di Cafarnao; Prosper Viaud a Sefforis (1908) e Nazareth (1890-1910); Sylvester Saller (1895-1976) al Monte Nebo, a Betania, al santuario di San Giovanni di ‘Ain Karem; Bellarmino Bagatti (1905-1990) al Nebo, a Nazareth, ad ‘Ain Karem, alla tomba della Vergine nella valle del Cedron, ad Emmaus Qubeibeh, al Cenacolo, alle grotte di San Girolamo sotto la basilica della Natività a Betlemme; Virgilio Canio Corbo (1918-1991) ai monasteri del deserto di Giuda, al Nebo, alla fortezza di Macheronte, all’Herodion, all’Ascensione, a Magdala, al Santo Sepolcro, a Cafarnao; Stanislao Loffreda (n. 1932) alla Tabgha, a Cana di Galilea, a Cafarnao, etc.; Michele Piccirillo (1944-2008) a Macheronte, al Nebo, a Madaba, a Umm er-Rasas, etc. Di questo imponente e secolare lavoro sono state negli anni pubblicate relazioni su Liber Annus, organo dello Studium Biblicum Franciscanum e in monografie inserite nelle collane “Collectio Maior” e “Collectio Minor”. La maggior parte dei reperti è conservata presso il Museo dello Studium in Gerusalemme, o anche in situ come a Nazareth o nel piccolo antiquarium del Tabor.

I siti citati in questa brutale sintesi – che fa gran torto sia all’attività svolta sia ai molti studiosi qui non ricordati – evocano luoghi che, presenti da sempre nell’immaginario non dei soli cristiani, grazie all’indagine archeologica francescana entrano nella storia, quasi per offrire alla fede più alte mete cui elevarsi e non, come pure sarebbe potuto accadere, per contenerne lo slancio. Si pensi, per esempio, ai villaggi di Nazareth e Cafarnao, dove la polvere del tempo aveva quasi del tutto nascosto la vita e le cose memorabili che ivi si erano svolte con la delicatezza propria al racconto evangelico.

Gli scavi condotti a Nazareth hanno rivelato al di sotto dei santuari di epoca crociata (secc. XI-XIII) resti di chiese bizantine e, dietro di esse, tracce significative di edifici sinagogali del II-III secolo con attestazioni dei primi pellegrini (graffiti e iscrizioni in greco) a riprova di una continuità di culto mai venuta meno. Commuove nell’intrigo dei segni sull’intonaco l’invocazione «ch[air]e Maria», ritenuta la più antica attestazione epigrafica di culto mariano (Pazzini). Al centro di tale complesso cultuale, da sempre una grotta è oggetto di venerazione come il luogo dell’Annunciazione (Lc 1, 26-38). Alle spalle di essa, di fianco all’attuale basilica, sono tornate alla luce resti dell’abitato del I-II secolo, la cui vita quotidiana, emergente dalle modeste abitazioni e dai manufatti di uso comune, meglio non potrebbe illuminare l’ambiente che gli evangelisti pongono a sfondo dell’infanzia e prima giovinezza del Figlio dell’artigiano.

A Cafarnao, probabilmente il sito più indagato dal 1905 ad oggi, dove si concentrò l’esordio della carriera per così dire pubblica del Nazareno, gli archeologi Gaudenzio Orfali, Bellarmino Bagatti, Virgilio Canio Corbo e Stanislao Loffreda tra gli altri, hanno restituito ai pellegrini ed agli studiosi il tracciato dell’antico villaggio di pescatori, con le abitazioni, le due sovrapposte sinagoghe, soprattutto una domus ecclesia, identificata, sulla base anche della testimonianza di antichi pellegrini, su tutti Egeria che aveva visitato il luogo tra il 381 ed il 384, come la casa di Pietro, venerata fin dai primi secoli in quanto tempio e dimora del Signore. La Mishna ebraica del II secolo informa della presenza a Cafarnao di una comunità di minim (eretici), ossia di giudeo-cristiani cui probabilmente si deve la trasformazione del luogo in santuario. “Raramente nella storia dell’archeologia in Terra Santa i riferimenti letterari ad un luogo sono stati così supportati dalle prove archeologiche, come nel caso di Cafarnao” (Laughlin, p. 198).

 

Laughlin 1989: J.C.H. Laughlin, The Identification of the Site, in V. Tzaferis et al., eds., Excavations at Capernaum, Vol. 1, Winona Lake 1989.

Pazzini 2014: M. Pazzini (in col. con P. Pizzaballa), presentazione del volume Machaerus I di G. Vörös, Milano-Jerusalem 2013. Roma, Pontificia Universitas “Antonianum”, 24 gennaio 2014: “Le missioni archeologiche dei Francescani in Terra Santa”.

 

Eugenio Alliata

L’INGRESSO IN SALA È CONSENTITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI

Dalle ore 16,30 alle ore 17,30 si potrà usufruire del biglietto d’ingresso al

Museo al prezzo ridotto di € 3,00


Eugenio Alliata è professore straordinario dello Studium Biblicum Franciscanum e Direttore del Museo della Flagellazione. Archeologo di Terra Santa ha conseguito la Licenza in Teologia, specializzazione biblica presso lo Studium Biblicum Franciscanum nel 1982 e la Licenza in Archeologia Cristiana presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana nel 1985. Negli anni ha condotto o collaborato ad alcune tra le più importanti missioni di investigazione archeologica realizzate in Palestina ed in Giordania.

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