L'archeologia nelle grotte d'Abruzzo

L'Aquila, Palazzetto dei Nobili

26 marzo 2015 - Conferenza e Mostra fotografica

L'Aquila. Conferenza "L'archeologia nelle grotte d'Abruzzo" - locandina

La storia delle ricerche archeologiche nelle cavità abruzzesi vede, probabilmente, il suo inizio “ufficiale”, alla fine dell’ottocento, con le esplorazioni di Concezio Rosa nelle grotte presenti nella vallata del Salinello nel teramano. Negli anni trenta del novecento Ugo Rellini, titolare della cattedra di Paletnologia dell’Università di Roma, effettua le prime ricerche nella Grotta a Male di Assergi a L’Aquila. Agli inizi della seconda guerra mondiale Giovanni Annibaldi, il primo Soprintendente all’archeologia dell’Abruzzo e del Molise, conduce degli scavi nella Grotta del Colle di Rapino. Nel dopoguerra, tra gli anni ‘50 e ’70, è l’Università di Pisa che lega il suo nome a questo tipo di ricerche (concentrato soprattutto nel Fucino ma anche a Bolognano e a Civitella del Tronto) con le indagini di Antonio Radmilli, Giuliano Cremonesi, Carlo Tozzi, Renata Grifoni. A partire dagli anni ottanta del secolo scorso la Soprintendenza Archeologia Abruzzo (come oggi si chiama) riprende in mano questo filone di studi vista la presenza, nel proprio organico, di specialisti in archeologia preistorica, geologi, paleontologi, antropologi, botanici, zooarcheologi. Vengono così effettuati scavi nella grotta Beatrice Cenci di Cappadocia, nella grotta A Male di Assergi, nella grotta del Colle di Rapino, nel riparo di Monte La Difesa a Tagliacozzo, nella grotta dei Cervi a Pietrasecca e degli Orsi volanti ancora a Rapino.

L’illustrazione di questa problematica che avverrà a L’Aquila, al Palazzetto dei Nobili, il prossimo 26 marzo marzo, a cura del geologo Silvano Agostini e del paletnologo Vincenzo d’Ercole, tenderà a mettere in evidenza le diverse valenze che le grotte hanno rivestito nel corso della storia abruzzese. Da rifugio, temporaneo, dei cacciatori seminomadi dell’età della pietra a stazioni di sosta lungo i percorsi della transumanza verticale dell’età del Bronzo a luoghi di sepoltura e di culto tra la protostoria e l’età romana. Soprattutto nel corso della tavola rotonda che seguirà i due interventi si potranno affrontare, oltre ad approfondimenti di carattere archeologico, le possibilità di inserimento, corretto e consapevole, di questi particolari contenitori sotterranei (veri e propri scrigni di conoscenze storiche e ambientali) nei percorsi turistico-culturali dell’Abruzzo.