Este (PD). Necropoli ex Saffa

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Tipologia bene restaurato
Corredi funerari tombe protostoriche
Regione
Veneto
Provincia
Padova
Comune
Este
Localizzazione specifica
Area industriale Saffa, ora dismessa
Nome antico del sito
Necropoli sud-est di Este antica
Istituto-Ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
Tipologia intervento
Restauro
Tipologia finanziamento
ARCUS s.p.a.
Entità finanziamento
Euro 25.000,00
Anno/i campagna/e di restauro
2011
Responsabile di cantiere
Liliana Andriotto
Responsabile scientifico
Stefano Buson
Datazione bene restaurato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene restaurato: A

Descrizione

Necropoli ex S.A.F.F.A., Este (Padova)

La necropoli denominata ex S.A.F.F.A., scoperta all’interno dell’area industriale omonima nei pressi della stazione ferroviaria di Este (Padova), è stata oggetto di scavi (fig. 1) negli anni 2002-2003 sotto la direzione scientifica della dott.sa Angela Ruta già direttrice del Museo Nazionale Atestino.

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fig. 1-Este, ex Saffa. Veduta dello scavo della necropoli

Sono state identificate settantatre tombe, la maggior parte a incinerazione e alcune a inumazione. La  tipologia dei corredi denota che probabilmente si trattava di una necropoli appartenente a nuclei familiari di alto rango. La cronologia della necropoli si sviluppa nei secoli centrali dell’età del Ferro, tra VII e IV secolo a.C. 

Le 33 tombe restaurate (figg. 2-4) grazie al finanziamento ARCUS di € 25.000,00, rappresentano il completamento di un intervento già avviato su altri corredi tombali (fig. 5), presso il Laboratorio di Restauro del Museo Nazionale Atestino di Este (PD).

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fig. 2-Este, ex Saffa. Tomba 70, dolio n.1

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fig. 3-Este, ex Saffa. Tomba 72, dolio n. 1

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fig. 4-Este, ex Saffa. Tomba 4, cinturone n. 3. Tomba 61, gancio di cintura n. 7

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fig. 5-Este, ex Saffa. Tomba 35 allo scavo e dopo il restauro

Con il  restauro dei  33 complessi tombali, oltre a  soddisfare le finalità conservative legate allo studio, alla catalogazione e a un’eventuale esposizione museale dei reperti, sono state  documentate le alterazioni avvenute prima dell’interramento (defunzionalizzazioni, deformazioni, lacune e quant’altre cause dovute all’uso o al rito funerario). Nel caso dei vasi ossuari, recuperati con il loro contenuto, è stato condotto il microscavo, guidato da una radiografia preliminare,  opportunamente  documentato  con foto e rilievi in pianta e sezione, ad integrazione della documentazione di scavo.

I materiali restaurati sono stati adeguatamente imballati secondo modalità concordate con la D.L., in modo da poter essere protetti contro urti, polveri, agenti nocivi e quindi conservati nei depositi del Museo Nazionale Atestino di Este (PD). Per i materiali di ferro è stato predisposto un contenitore trasparente, con agente essiccatore (gel di silice).

A conclusione dei lavori è stato avviato lo studio scientifico e il progetto preliminare di un’esposizione museale di alcuni corredi tombali particolarmente significativi.

 

Stefano Buson