Verucchio (RN). Restauro fibule provenienti dalla necropoli Lippi

Verucchio_Lippi
Tipologia bene restaurato
Abbigliamento e ornamenti personali - Accessori - - Fibula
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Rimini
Comune
Verucchio
Istituto-Ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna
Tipologia intervento
Restauro
Anno/i campagna/e di restauro
2005-2009
Responsabile di cantiere
Micol Siboni, Monica Zanardi
Responsabile scientifico
Patrizia von Eles
Datazione bene restaurato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene restaurato: A
899 a.C. - 200 a.C.

Descrizione

Restauro di fibule in bronzo ad arco rivestito in ambra, osso e avorio dalla necropoli Lippi

A seguito della ripresa degli scavi nelle necropoli villanoviane di Verucchio è stato avviato un programma di intervento sui preziosi manufatti rinvenuti durante le campagne di scavo che si sono susseguite fino al 2009. 

Sono stati affrontati il restauro e lo studio di alcune fibule in bronzo ad arco rivestito da dischi in osso e avorio con tarsie in ambra, appartenenti a diverse tipologie (Fig. 1).

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Fig. 1 – Diverse tipologie di fibule

La conservazione e il restauro di questi oggetti di straordinaria bellezza e complessità costruttiva, ha posto vari problemi  tecnici e scientifici, in quanto i diversi materiali che li compongono, che abbinati  creavano  effetti cromatici e decorativi di grande bellezza, non sempre sono compatibili a causa delle diverse peculiarità conservative.

Il procedimento metodologico adottato durante le operazioni di restauro sui preziosi gioielli, ha avuto come presupposto la collaborazione tra archeologi, restauratori e specialisti di varie discipline e sono infatti in corso analisi sulle diverse componenti materiche utilizzate nella realizzazione dei manufatti e indagini relative al contenuto di informazioni a carattere storico-tecnologico, utili per chiarire tecniche e sequenze del procedimento di fabbricazione. 

In considerazione della complessità della tecnica costruttiva di alcune fibule -che dovevano essere assemblate con estrema precisione, probabilmente seguendo un disegno progettuale- la metodologia applicata è stata funzionale al restauro, ma anche e soprattutto alla raccolta e sistemazione di tutti i dati e le informazioni ricavate dagli oggetti.

Le precarie condizioni di conservazione, in conseguenza dell’intrinseca fragilità dei manufatti che ha concorso al cedimento strutturale, restituendo spesso oggetti con gli elementi slegati tra loro, hanno consentito un’attenta osservazione di tutti i particolari, anche interni, della struttura degli oggetti e delle tracce di lavorazione dei materiali (Fig. 2).

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Fig. 2 - Fibula estremamente frammentata e con elementi slegati

Con l’analisi visiva ha avuto inizio il processo di conoscenza del manufatto, attraverso l’individuazione dei diversi materiali utilizzati e la formulazione delle ipotesi riguardo alle tecniche costruttive adottate, che ha portato a determinare le peculiarità da indagare con analisi puntuali. In questa prima fase, non essendo ancora state usate sostanze che possono invalidare le analisi da effettuare, è stato fatto il prelievo dei campioni.     

Per scongiurare la perdita di informazioni, è stato messo a punto un metodo di documentazione estremamente analitico; è stata conferita una precisa identificazione ad ogni elemento, frammento e campione, adottando un sistema  di codifiche con lettere e numeri per ogni disco di osso e lastrina di ambra secondo un preciso schema.  

La codifica di ogni elemento della fibula ha permesso non solo di poter organizzare tutta la documentazione, ma anche di individuare sull’oggetto i singoli elementi e il punto di prelievo dei campioni, semplificando in questo modo la sistemazione dei dati raccolti. 

I codici assegnati hanno accompagnato i diversi elementi in tutte le fasi del restauro e quando questi si presentavano slegati, sono state assegnate codifiche provvisorie, diventate definitive quando si è trovata la corretta collocazione. A restauro ultimato, sulle foto finali è stata fatta la registrazione digitalizzata dei codici (Fig. 3).

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Fig. 3 – Digitalizzazione delle codifiche dei dischi e delle lastrine in ambra

Le lastrine in ambra presentano sul retro delle decorazioni impresse su lamine di stagno, che sfruttando l’effetto lente e la trasparenza del materiale conferivano all’oggetto una raffinata decoratività (Fig. 4).

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Fig. 4 – Decorazione sul retro di una lastrina in ambra

Per non perdere le informazioni lasciate dalle tracce di queste decorazioni, l’immagine delle lastrine è stata acquisita con lo scanner. 

Poiché gli archeologi ipotizzano una produzione seriale di semilavorati, prima di riposizionare le lastrine nei castoni in osso, sono state eseguite le misurazioni e registrati i dati relativi alle dimensioni e al peso, inserendoli in tabelle di facile comparazione a fini statistici.

Il restauro ha cercato di assicurare, la reversibilità e si è deciso, per alcune fibule esemplificative per la loro particolare composizione, di non effettuare il rimontaggio definitivo, ma di assemblarle, mediante il posizionamento delle sezioni su supporti realizzati appositamente e che permettono, in maniera agevole, l’apertura e la visione dell’ interno. Sarà così possibile anche in futuro osservare le tracce di lavorazione e i materiali utilizzati per il riempimento e la costruzione dei manufatti.

                                                                                                 Micol Siboni, Monica Zanardi