Potenza (PZ). Villa in località Malvaccaro

Malvaccaro_2
Tipologia bene restaurato
Insediamento - Villa
Regione
Basilicata
Provincia
Potenza
Comune
Potenza
Localizzazione specifica
Contrada Malvaccaro
Coordinate geografiche
I.G.M. 1:25.000, F 199-I NO, 790 m. s.l.m.
Istituto-Ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata
Tipologia intervento
Restauro
Tipologia finanziamento
Lavori pubblici
Entità finanziamento
Euro 30.000, 00
Anno/i campagna/e di restauro
2012
Responsabile di cantiere
Michele Giacoia
Responsabile scientifico
Sabrina Mutino
Datazione bene restaurato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene restaurato: A

Descrizione

Nel 2012 sono stati eseguiti interventi di restauro e riqualificazione dell’area della villa romana di Malvaccaro[1]. In particolare, sono state consolidate con l’uso di malte compatibili le strutture indagate più di recente[2], al fine di facilitarne la lettura stratigrafica e la comprensione generale del contesto archeologico.

Infatti, la campagna di scavi del 2005-2006 ha chiarito e puntualizzato le fasi cronologiche del complesso attualmente visibile, che si sviluppa su più livelli posti a quote differenti lungo il pendio della collina. Rimosse le strutture moderne che avevano obliterato il sito (cfr. rosso in fig. 1), l’analisi stratigrafica ha rivelato l’esistenza di tre differenti momenti di occupazione in antico (fig. 2).

Malvaccaro_1

Fig. 1 - Pianta generale con la sovrapposizione delle strutture moderne all’area di scavo

Malvaccaro_2

Fig. 2 - Pianta finale con le tre fasi di occupazione della villa in antico

La prima fase, risalente al I-II secolo d.C., è nota solo attraverso alcuni frammenti ceramici[3].

A partire dal III-prima metà IV secolo d.C. è chiaramente documentabile l’impianto planimetrico del complesso residenziale, incentrato su una grande aula absidata[4] ubicata nel settore settentrionale, mentre nella parte meridionale vengono individuati alcuni ambienti di servizio[5] (cfr. verde in fig. 2).

Durante la seconda metà del IV-V secolo d.C. l’intero complesso vede una monumentalizzazione, ottenuta con l’ampliamento della sala absidata[6], arricchita da un pavimento a mosaico e da uno stibadium semicircolare in muratura[7]; vengono inoltre edificati una serie di vani di servizio ad essa adiacenti (fig. 2). A sud dell’abside è presente una coenatio di forma rettangolare, provvista anch’essa di una ricca decorazione a mosaico[8], alla quale si accede mediante un ingresso monumentale impreziosito da una decorazione in opus sectile[9].

Le testimonianze più tarde risalgono al VI secolo d.C., quando il settore posto a nord del complesso viene destinato ad area funeraria, come documenta il rinvenimento di due tombe a fossa[10].

I lavori manutentivi a cura della Soprintendenza hanno riguardato, nello specifico, la sistemazione dell’area archeologica tramite il ripristino della recinzione, la pulizia della vegetazione infestante ed il prolungamento di una struttura protettiva dei mosaici con copertura in acciaio e plexiglas, per evitare l’intrusione di animali.

È stata inoltre sostituita la passerella lignea che consente l’ingresso e la visita del triclinium pavimentato a mosaico[11] ed è stato completato l’allestimento della pannellistica esplicativa. Gli interventi si prefiggono la riqualificazione del sito, pur nella consapevolezza che, per l’implementazione della sua pubblica fruizione, ha assoluta priorità la risoluzione dei problemi di gestione dell’area archeologica.

Serena D’Italia, Sabrina Mutino

[1]La villa viene individuata e scavata per la prima volta nel 1974 e successivamente nel biennio ‘78-’79 da Antonio Capano. Nel 2006 un progetto di valorizzazione dell’area sotto la responsabilità scientifica di Marcello Tagliente e promosso in collaborazione con il Comune di Potenza, ha consentito di proseguire le indagini nell’area e di implementarne la fruizione.

[2]Cfr. A. De Siena in «ACT» 2006, pp. 424-429.

[3]Capano 1987, p. 51.

[4]Russo 2008, p. 92.

[5]De Siena 2006, p. 425.

[6]Russo 2008, p. 92 ; Di Noia 2008, pp. 69-70.

[7]Capano 1987, pp. 52-55; Di Noia 2008, pp. 69-70; Russo 2008, p. 93.

[8]Russo 2008, p. 93; Gualtieri 2003, p. 245.

[9]De Siena 2006, p. 428; Russo 2008, p. 93.

[10] De Siena 2006, pp. 428-429; Di Noia 2008, p. 70.

[11]Le tessere musive restituiscono la rappresentazione figurata, evocativa dei banchetti dionisiaci, di anfore e cesti di frutti e fiori e centralmente un medaglione con l’immagine delle tre Grazie.

Bibliografia

  • A. Capano, La villa romana della contrada “Malvarcaro” di Potenza. Proposta di lettura dopo i primi scavi archeologici (1974 e 1978-1979). «BBasil» 3, 1987, pp. 49-70;
  • A. De Siena, La Basilicata, «ACT» XLVI 2006, pp. 424-429;
  • H. Di Giuseppe, Insediamenti rurali della Basilicata interna tra la romanizzazione e l’età tardoantica: materiali per una tipologia, in M. Pani (a cura di), Epigrafia e territorio. Politica e società. Temi di antichità romane IV. Bari 1996, pp. 223-224;
  • A. Di Noia, Potentia la città romana. Tra età repubblicana e tardoantica. Melfi 2008, pp. 68-71;
  • M. Gualtieri, La Lucania Romana, in «Quaderni di Ostraka» 8, 2003, pp. 245-247;
  • E. Lattanzi, Scavi a Timmari, Potenza, Tolve, «ACT» XIV 1974, pp. 272-274;
  • E. Lattanzi, L’attività archeologica in Basilicata, «ACT» XVIII 1978, p. 325
  • A. Russo, Potenza. Archeologia di una città, in AA.VV. Potenza Capoluogo (1806-2006), pp. 92-93, 2008.