Parma (PR). Via Saragat. Il recupero e il restauro di bue sacro dell'età del Ferro

Parma_via Saragat_1
Tipologia bene restaurato
Area ad uso funerario
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Parma
Comune
Parma
Localizzazione specifica
Via Saragat
Coordinate geografiche
44°47'2.36"N; 10°20'50.12"E
Istituto-Ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna
Tipologia intervento
Restauro
Sponsor
Buia Nereo s.r.l.
Tipologia finanziamento
Fondi privati
Entità finanziamento
Non indicata
Anno/i campagna/e di restauro
2011-2012
Responsabile di cantiere
Ilaria Serchia (Gea srl - Parma); Responsabile del restauro: Roberto Monaco
Responsabile scientifico
Daniela Locatelli
Datazione bene restaurato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene restaurato: A
899 a.C. - 200 a.C.

Descrizione

Sepoltura rituale di un bovino

Nel corso dell’assistenza archeologica prestata per l’esecuzione dei lavori di costruzione di una palazzina a uso residenziale, gli scavi hanno portato in luce resti scheletrici di animali, testimoni materiali di una deposizione volontaria. Gli animali, due bovini, in singole fosse, e un equide unitamente ad altri due animali (si ipotizza bovidi) in un'unica fossa, sono stati deposti all’interno di un recinto ai margini di un abitato dell’Età del Ferro. L’intera area di deposizione, di forma irregolare, era delimitata da un recinto testimoniato dalla presenza di buche di palo disposte su doppio filare. L’area interna al recinto era stata poi ricoperta da un basso cumulo di terra, che doveva comunque emergere leggermente dal piano di campagna.
Data la particolare importanza del ritrovamento, ne è stato progettato il recupero finalizzato allo studio e all’esposizione.
I resti osteologici al momento del rinvenimento si presentavano in cattivo stato di conservazione, ricoperti da tenaci depositi limo-argillosi. Le ossa, pur mantenendosi in posizione originaria e per lo più in connessione anatomica, erano interessate da microfratture e fessurazioni dovute allo schiacciamento causato dalla terra di copertura nella fase post-deposizionale. Tali criticità potevano compromettere la resistenza meccanica delle ossa, provocandone la sbriciolatura e la polverizzazione.
Liberato lo scheletro dalla terra di cui era ricoperto, sono stati prelevati dei campioni ossei per le analisi archeozoologiche. La parte dello scheletro esposta è stata pulita a secco, ammorbidendo i depositi di sedimenti resistenti con acqua demineralizzata e/o alcool puro, con l’ausilio di pennelli, tamponi di gomma piuma e bisturi. Lo scheletro bovino è stato consolidato con resina acrilica Paraloid B-72 a varie concentrazioni (2% - 5%) disciolta in alcool puro e fatta assorbire fino a rifiuto, per aumentare la resistenza meccanica delle ossa prima di procedere al distacco. L’area di giacitura dello scheletro è stata delimitata (fig.1) scavando, con mezzo meccanico e manualmente, un’intercapedine profonda 60 cm su quattro lati.

Parma_via Saragat_1

Fig. 1 Isolamento della deposizione di bovino

Il blocco di terra, così isolato, è stato rivestito da pannelli di polistirolo e assi di legno, la cassa risultante è stata colmata con malta (fig.2).

Parma_via Saragat_2

Fig. 2 Cassaforme finalizzata alle operazione di distacco

Un telaio di acciaio portante, dimensionato al contenitore di malta, è stato progettato per il distacco e il trasporto del blocco contenente lo scheletro; le lastre verticali sono state dotate di guide scorrevoli che hanno permesso, nella fase di spinta del mezzo meccanico, il controllo della lastra di chiusura inferiore che ha tagliato lo strato argilloso sottostante la deposizione (fig.3).

Parma_via Saragat_3

Fig. 3 Inserimento, con spinta meccanica, di lastra di acciaio per distacco della cassaforma

I resti osteologici, ancora esposti, sono stati ricoperti con pellicola di polietilene per evitare il contatto con lo strato di malta, a base di polvere di marmo, sabbia di fiume e polvere di pietra legata con una resina acrilica Primal 33 al 40 % sciolto in acqua, stesa in superficie a contenimento del reperto.
La cassa contenente lo scheletro del bue con il terreno di giacitura è stata asportata (fig.4), con l’ausilio di un braccio mobile meccanico, all’esterno dell’area di scavo, dove è stata capovolta e deposta a terra, protetta da una tettoia in laminato.

Parma_via Saragat_4

Fig. 4 Distacco e sollevamento con mezzo meccanico della cassaforma

La cassa capovolta è stata aperta ed è stato asportato il terreno di giacitura seguendo una procedura di scavo stratigrafico “inverso”, al fine di alleggerire il reperto per il trasporto e l’esposizione. La parte inferiore dello scheletro, in giacitura primaria, è stata consolidata seguendo la stessa procedura sopra descritta per la parte superiore.
L’analisi autoptica dello scheletro capovolto ha permesso una più precisa valutazione di alcune caratteristiche della deposizione: l’animale appariva costretto in una posizione innaturale, con il cranio ripiegato sotto la regione toracica e le zampe anteriori e posteriori ravvicinate tra loro e rannicchiate sul corpo. La posizione raccolta, "di costrizione", del bue lascia pensare che l’animale sia stato legato e quindi deposto nella fossa.
Asportato tutto il terreno, le ossa, messe in luce, pulite e consolidate, sono state coperte con pellicola di polietilene e poi con una colata di gesso. Il reperto è stato quindi trasportato in laboratorio, dove è stata eliminata la struttura portante di acciaio e ridotto l’ingombro del contenitore, per limitarne il più possibile le dimensioni e per alleggerire il peso. Sono stati rimossi i residui di lavorazione del consolidamento eseguito in fase di distacco e i frammenti ossei sono stati incollati con Paraloid B-72 ad alta concentrazione. Infine è stato ripristinato per l’esposizione il contenitore in malta all’interno del quale si conserva lo scheletro del bue sacro di via Saragat.

Roberto Monaco, Ilaria Serchia