Sorradile (OR). Restauro dell’edificio templare A del santuario nuragico di Su Monte

Tipologia bene restaurato
Strutture per il culto - Santuario
Regione
Sardegna
Provincia
Oristano
Comune
Sorradile
Localizzazione specifica
Su Monte
Coordinate geografiche
Lat. 40.104927°; Long. 8.904183°
Istituto-Ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Cagliari e Oristano
Tipologia intervento
Restauro
Tipologia finanziamento
Piano Nazionale per l’Archeologia (anno 2006)
Entità finanziamento
400.000,00
Anno/i campagna/e di restauro
2008
Responsabile scientifico
Alessandro Usai, Elena Romoli
Datazione bene restaurato: DA
Fino al 900 a.C.
Datazione bene restaurato: A
899 a.C. - 200 a.C.

Descrizione

Sorradile (OR). Restauro dell’edificio templare A del santuario nuragico di Su Monte - Fig. 1Il santuario nuragico di Su Monte si trova sul versante che domina la sponda sud-orientale del Lago Omodeo, a breve distanza da uno dei punti più favorevoli per l’attraversamento del Tirso tra l’altopiano basaltico di Ghilarza e la fascia collinare tufacea del Barigadu.

Esso venne rinvenuto alla metà degli anni ‘80 nel corso dei lavori di costruzione della nuova strada tra il ponte di Tadasuni e l’abitato di Sorradile. Gli interventi di scavo si sono svolti negli anni 1998-2000, 2002-2003, 2005-2006 e 2008; inoltre nel 2008 è stato eseguito il restauro dell’edificio principale A.

Il santuario é delimitato da una muraglia ad andamento pressappoco ovoidale, di cui si riconoscono alcuni tratti emergenti ed altri appena affioranti in superficie, che racchiude un’area di circa metri 100 x 60. All’interno dell’area recintata è stato indagato un gruppo di edifici e spazi di particolare rilevanza, purtroppo gravemente danneggiati dagli scavi abusivi.

L’edificio principale (A) è composto da un vestibolo rettangolare e da un vano rotondo, realizzati in opera isodoma in grossi blocchi di trachite. Il vestibolo presenta una soglia lastricata e sedili alle pareti, mentre il vano rotondo si distingue per la presenza di tre ampie nicchie alle pareti e di una vasca-altare con modello di nuraghe al centro.

Pochi metri a Nord-est dell’edificio A si trova una piccola rotonda (B) costruita con blocchi isodomi di dimensioni minori e provvisti di bugne; essa si presenta quasi completamente rasa al suolo per opera degli scavatori abusivi.

Ancora più a Nord-est si trova una capanna rotonda in blocchi poliedrici (D). Tutto lo spazio compreso tra il vestibolo dell’edificio A, la rotonda B e la capanna D si configura come un ampio cortile pressappoco semicircolare (C), delimitato da una serie di segmenti murari distinti inglobanti anche alcuni spuntoni e massi rocciosi; il cortile è provvisto di due ingressi rivolti a Nord e a Sud. Infine, addossato al paramento esterno occidentale dell’edificio A e a stretto contatto con un breve tratto visibile della muraglia recintoria, si è individuato un ultimo edificio (E) di pianta semicircolare e inglobante un affioramento roccioso.

Le indagini si sono concentrate particolarmente nell’edificio A, nella rotonda B, nel cortile C, nella capanna D e in misura minore nella fascia periferica delimitata dalla muraglia. Il vano A si è presentato colmato da un possente strato di crollo, sconvolto dagli scavatori abusivi per quasi tutta l’ampiezza dell’ambiente e fino alla base; oltre alla vasca-altare nuragica, pur danneggiata e mutila, lo scavo del vano ha restituito un importantissimo complesso di manufatti ceramici (tra cui una brocchetta integra di produzione indigena e una coppa frammentaria d’importazione fenicia) e bronzei (una navicella votiva, pugnali, asce, una sega ecc.), nonché svariati blocchi parallelepipedi originariamente connessi con la vasca-altare e muniti di incavi per il fissaggio dei bronzi votivi. Allo stato attuale la maggior parte dei reperti, e quindi la piena funzionalità del complesso, si inquadra nella Prima Età del Ferro, mentre la prima fase di occupazione del luogo risale al Bronzo Recente.

Già nel 2005 si era provveduto a riallineare e reintegrare alcuni blocchi del paramento esterno isodomo dell’edificio A, che si presentava parzialmente dissestato e incompleto a causa delle radici infiltrate e delle demolizioni; inoltre era stato restaurato e ricomposto in situ l’altare con modello di nuraghe e vasca, recante ai bordi i monconi delle spade votive fissate con piombo fuso entro appositi incavi. Nel 2006 era stata costruita una copertura provvisoria a protezione dell’edificio A, e in preparazione del successivo intervento di restauro si era provveduto a proteggere i paramenti interni del vestibolo e del vano circolare, che erano stati profondamente danneggiati da un antico incendio, dal crollo e dalle ricerche clandestine; inoltre era stata richiesta al Dipartimento di Ingegneria Chimica e dei Materiali dell’Università di Cagliari un’indagine diagnostica preliminare sui materiali lapidei, finalizzata alla successiva progettazione dell’intervento di restauro.

Quest’ultimo, eseguito nel 2008, è consistito principalmente nel recupero dei paramenti interni del vestibolo e del vano circolare con nicchie, composti da blocchi isodomi con superfici perfettamente lavorate, ma gravemente danneggiate dall’antico incendio. Queste si presentavano profondamente erose, con alcune grandi fratture e fessurazioni diffuse, distacchi e perdita di ampie porzioni della parte superficiale dei blocchi e con l’esposizione del substrato; notevoli poi erano le infiltrazioni di depositi terrosi tra gli stati esfogliati, oltre alla presenza di muschi e licheni.

L’intervento è consistito, per ogni blocco lapideo, di diverse operazioni successive: preconsolidamento con garzatura degli elementi a rischio di caduta; pulitura a secco con spazzole morbide, aria compressa ed eventualmente spray di acqua demineralizzata e leggera spazzolatura; rimozione dei depositi terrosi sulle superfici, nelle fratture e nei giunti stretti; ricucitura delle fratture con riposizionamento delle scaglie; riadesione mediante percolamento sulle linee di frattura di malta di calce idraulica liquida eventualmente addittivata con resina acrilica in minima percentuale, in alcuni casi anche con pochi punti di incollaggio eseguiti con microchiodature e resina epossidica addittivata con polvere di pietra trachitica; consolidamento corticale delle superfici murarie con estere etilico dell’acido di silicio in solvente organico; sigillatura dei bordi delle fessure con malta di calce idraulica tonalizzata con pietra trachitica locale.

Alessandro Usai – Elena Romoli

Sorradile (OR). Restauro dell’edificio templare A del santuario nuragico di Su Monte - Fig. 2

    

Sorradile (OR). Restauro dell’edificio templare A del santuario nuragico di Su Monte - Fig. 3