Ghilarza (OR). Consolidamento del nuraghe Orgono

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Tipologia bene restaurato
Struttura di fortificazione - Nuraghe
Regione
Sardegna
Provincia
Oristano
Comune
Ghilarza
Localizzazione specifica
Nuraghe Orgono
Coordinate geografiche
Lat. 40.128810°; Long. 8.858398°
Istituto-Ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Cagliari e Oristano
Tipologia intervento
Consolidamento
Tipologia finanziamento
Programmazione ordinaria anno 2010
Entità finanziamento
Euro 100.000,00
Anno/i campagna/e di restauro
2012
Responsabile di cantiere
Alessandro Usai
Responsabile scientifico
arch. Elena Romoli
Datazione bene restaurato: DA
Fino al 900 a.C.
Datazione bene restaurato: A
899 a.C. - 200 a.C.

Descrizione

Il nuraghe Orgono è composto da tre corpi murari realizzati in momen­ti successivi, con uso quasi esclusivo della pietra locale, il basalto. La parte più antica è costituita dal nucleo cen­trale di pianta ellittica con ingresso principale rivolto a Sud-Est e ingresso secondario a Nord-est; la camera ancora integra con due nicchie laterali ha pianta ellittica allungata in senso longitudinale, a forma di nave rove­sciata con le due pareti aggettanti che si incontrano in alto lungo la linea mediana; sul retro della camera si apre il vano della scala, che originariamente portava alla sommità del nucleo centrale.

In un secondo momento venne costruito il poderoso anello di rifascio, privo di ambienti utili tranne il prolungamento dei due anditi d’ingresso provvisti di nicchie su un lato.

Nell’ultima fase, sopra la superficie superiore del nucleo centrale e del rifascio fu costruita una torretta con camera a cupola circolare, oggi parzialmente crollata, illuminata da un finestrone aperto a Sud-est. Lo stretto passaggio laterale ricavato sulla de­stra della torretta sopra il bordo del rifascio venne ampliato con un ballatoio sostenuto da quattro mensole sporgenti, ancora conservate proprio sopra l’ingresso secondario a Nord-est. Il coronamento della torre era realizzato con conci isodomi di tufo trasportati dal versante opposto della valle del Tirso e con piccole mensole di basalto.

Durante le varie fasi edilizie la scala subì diversi interventi di ristrutturazione, che comportarono anche la chiusura dell’ingresso secondario trasformato in una nicchia esterna sopraelevata.

L’elemento più caratteristico del nuraghe Orgono è la camera inferiore naviforme, significativo esempio di ambiente funzionale strutturalmente intermedio tra i corridoi con nicchie laterali, propri dei nuraghi più arcaici a bassa piattaforma quasi piena, e le camere a falsa cupola composte da anelli circolari di blocchi, proprie dei nuraghi classici a torre troncoconica.

Il nucleo centrale del nuraghe Orgono è riferibile a un avanzato stadio evolutivo dei nuraghi arcaici, mentre la torretta superiore appartiene allo stadio dei nuraghi classici. I diversi momenti di costruzione e ristrutturazione si pongono in fasi non molto avanzate del Bronzo Medio (circa 1500-1300 a.C.), forse anche nel Bronzo Recente (circa 1300-1200 a.C.).

Lo scavo della camera inferiore ha restituito tracce della prima occupazione nuragica del Bronzo Medio, ma soprattutto documenti della frequentazione romana, altomedievale e moderna. Lo scavo della camera superiore ha rivelato due strati abitativi con focolare: quello inferiore nuragico della Prima Età del Ferro, quello superiore di epoca storica con episodi di fase tardopunica, romana repubblicana e tardoantica.

L’area circostante al nuraghe fu occupata da un in­sediamento nuragico e rioccupata ininterrottamente dall’epoca romana all’alto medioevo (dal II-I sec. a.C. al VII-VIII sec. d.C.).

Fino al 1997 il nuraghe Orgono, ancora avvolto e colmato da pesantissimi accumuli di crollo, era affetto da gravissime lesioni strutturali provocate sia da fenomeni geologici e statici di lunga durata, sia dall’impiego di mine durante la costruzione della sottostante superstrada Abbasanta-Nuoro-Olbia. La parte orientale della torretta superiore sporgeva a mo' di balcone sopra il vuoto lasciato dal crollo del rifascio; inoltre la parte orientale della camera inferiore, tra l’andito e la nicchia destra, era squarciata dal crollo del paramento interno del vano. Queste ed altre minori lesioni vennero risanate con un primo intervento di consolidamento finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna. Quindi, con due cantieri comunali svolti nel 1998 e nel 2000 furono effettuati alcuni interventi di sistemazione e completamento, tra cui lo scavo della camera superiore e dei settori esterni a Sud e a Est del nuraghe. Nel 2010, con un intervento effettuato in economia dalla Soprintendenza competente, è stato eseguito lo scavo della camera inferiore e dell’andito d’ingresso principale; nell’occasione si è riscontrato che solo un paio di blocchi del filare di base della camera poggiano direttamente sul bancone roccioso, mentre la massima parte poggia su pietre di piccole e medie dimensioni sovrapposte a uno spessore variabile di sedimento terroso.

Inoltre, già nel 2001 le indagini geologiche, geofisiche e strutturistiche eseguite dalla Facoltà di In­gegneria dell’Università di Cagliari avevano messo in evidenza da un lato l’instabilità del bancone roccioso di base a valle del nuraghe, dall’altro la precaria collocazione del monumento, edificato su un marcato pendio a cavallo delle formazioni più compatte e di quelle già fratturate, con la conseguenza che la maggior parte del carico grava proprio sulla roccia instabile e che la parte orientale del monumento tende a staccarsi da quella occidentale.

Ottenuto il finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il progetto è stato elaborato con l’obiettivo di proseguire il recupero del monumento e di indagare le condizioni e il ritmo dei processi di degrado.

I lavori eseguiti nell’anno 2012, preceduti da un accurato rilevamento tridimensionale con laser-scanner, sono stati rivolti in primo luogo a sanare le lesioni visibili sulle pareti della camera inferiore, e in misura minore sui paramenti esterni del nucleo centrale e del rifascio. Infatti numerosi blocchi presentavano, soprattutto in corrispondenza dei punti sottoposti a forti sollecitazioni statiche come gli stipiti degli ingressi e delle nicchie, fratture per lo più verticali, ad andamento trasversale o parallelo alle superfici murarie, che avevano comportato la perdita di porzioni anche notevoli dei blocchi in opera e quindi costringevano molti di essi a funzionare come mensole a forte aggetto innescando processi di ulteriore fratturazione. L’intervento puntuale di consolidamento è stato condotto con l’accurata rinzeppatura dei paramenti murati, l’incollaggio dei blocchi fratturati e la cucitura con barre di titanio. Inoltre si è provveduto a creare un nuovo piano di calpestio impermeabile nella camera superiore e nel pianerottolo del finestrone e a impermeabilizzare le superfici di svettamento sommitali del monumento.

In secondo luogo sono state avviate due campagne parallele di rilevamento dinamico della durata di due anni, quindi ancora in corso al momento attuale. Il sostrato roccioso su cui sorge il nuraghe è tenuto sotto costante controllo attraverso la misurazione dello scostamento relativo tra i punti stabili e quelli instabili, con l’impiego di inclinometri infissi nella roccia fino a 15 metri di profondità. Contemporaneamente, il Dipartimento di Ingegneria Strutturale dell’Università di Cagliari ha disseminato un gran numero di mire fisse sui paramenti esterni ed interni e ne misura regolarmente gli spostamenti con estensimetri mobili. Infine si prevede lo studio e l’interpretazione dei risultati di entrambi i monitoraggi e l’elaborazione delle linee-guida degli interventi futuri.

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 Alessandro Usai